CAROLINE CORBETTA
Milanese di Milano, 43 anni, curatrice d’arte

ATTENZIONE: QUI PUO ANCORA SUCCEDERE DI TUTTO. IN MEGLIO

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

Caroline CORBETTA

Milanese di Milano, classe 1972, madre francese e padre italiano, una figlia di (quasi) un anno, Caroline Corbetta fino a poco tempo fa è stata la curatrice di Expo Gate. Un lavoro impegnativo, di grande responsabilità, che l’ha vista ideare e guidare centinaia di eventi e incontri con artisti, operatori culturali, imprenditori etc. Come tutti sanno, è andata bene. E lei adesso è pronta a raccogliere altre sfide professionali. Diplomata all‘Accademia di Brera, quasi vent’anni in giro per l’Europa a curare e vedere mostre scrivendone per riviste come Vogue, Domus, Flash Art, Rolling Stone, Caroline Corbetta in questa intervista parla di tutto un po': la trincea Expo, l’effetto soufflé (che potrebbe esserci), il Centro d’Arte Contemporanea di Milano (che non c’è), lo spirito di questa città, l’inquinamento e le buche, Maurizio Cattelan e Il Crepaccio, l’Albero della vita, la voglia e la capacità di fare sistema in città, il futuro a Milano…

Trascrizione videointervista a CAROLINE CORBETTA

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BELLISSIMO E DIFFICILISSIMO
Ho curato la programmazione di Expo Gate nell’anno precedente a Expo, ed è stato un anno bellissimo ma difficilissimo perché ricordo che prima non c’era il gran consenso sbocciato dopo, grazie a Dio.

UN ANNO IN TRINCEA
Devo dire che è stato un anno, come dire, in trincea. Infatti ogni mattina mi dicevo sempre: «Adesso mi metto l’elmetto per andare a lavorare».

ECCELLENZE TRASVERSALI
Con questo incarico di responsabile di Expo Gate ho lasciato la mia comfort zone di curatore d’arte contemporanea per curare eventi che fossero assolutamente multidisciplinari e trasversali. Abbiamo ospitato di tutto: dall’associazione che promuoveva la mobilità in bicicletta al laboratorio dell’Accademia della Scala, avevamo il giovane artista e il grande industriale come Renzo Rosso, avevamo la Fondazione Piero Manzoni e la Fondazione Feltrinelli. Insomma, abbiamo ospitato una gran quantità di milanesi e italiani che si occupano di cose diversissime ma in un modo o nell’altro riconoscono a Milano un’eccellenza unica.

LA CITTÀ È CAMBIATA
C’è stata un’onda che è cresciuta, cresciuta, cresciuta… Milano è salita sulla cresta di quest’onda e adesso siamo in un periodo fantastico, la città è realmente cambiata.

ATTENZIONE AL SOUFFLÉ
Adesso però, come dico spesso, bisogna fare attenzione all’effetto soufflé. Che è bellissimo e buonissimo, ma rischia di sgonfiarsi da un momento all’altro.

MILANO, È DI NUOVO AMORE
Bisogna continuare a credere in Milano e nelle sue enormi potenzialità. Sembra una banalità ma dietro il pessimismo che c’era nei confronti di Expo ho potuto constatare che 9 volte su 10 c’era uno scetticismo nei confronti delle potenzialità di Milano e del suo valore. Tra le tante cose positive che Expo ha portato alla città e all’Italia ci sono state anche quelle di fare innamorare nuovamente i milanesi di Milano, quindi di fare credere nuovamente a tutti loro nella bellezza della città, nella sua capacità di produrre eccellenze e poter essere al livello di tantissime altre città di cui si parla sempre come qualcosa di irraggiungibile. Per anni noi ci siamo venduti molto molto peggio di quello che siamo.

CRITICARE È ITALIANO
Criticare Milano è più un difetto, secondo me, italiano. Questo parlarsi sempre e comunque addosso, questo non sapersi valorizzare è un po’ come se volessimo mettere sempre le mani avanti.

LA CITTÀ DELLE OPPORTUNITÀ
Chi poi riesce a trovare un lavoro che lo soddisfa, capisce che Milano rispetto a tante città italiane è quella che offre più opportunità. È così, è la verità. Allora non si può che avere un rapporto positivo con Milano. Comunque, anche io che ci sono nata, ho un rapporto di amore e odio.

INQUINAMENTO, BUCHE E…
La odio tutt’ora per l’inquinamento, ovvio, le buche, le rotaie del tram che non vengono più utilizzate e rimangono lì per anni, e quando si va in bicicletta o in motorino sono un grande pericolo.

LO SPIRITO DI MILANO
Dove ho trovato quello spirito unico che secondo me Milano ha? Quando ho rivisto, mentre curavo Expo Gate, il film Il posto di Ermanno Olmi. È del 1960 e tu mi dirai: «Che cos’ha a che vedere la Milano di oggi con la Milano di allora?». Ecco per me la Milano di oggi ha tante cos in comune con quella Milano degli anni ’60 che era proprio la Milano della rinascita, del design, dell’industria, della creatività e delle tante possibilità di venire da fuori Milano – come il protagonista – e trovare un posto di lavoro. Ecco quella per me è Milano. C’è una scena meravigliosa nel film dove il protagonista e la sua fidanzatina, diciamo così, vanno fuori a pranzo e attraversano piazza San Babila su alcune passerelle, alcuni ponti messi lì perché la piazza è totalmente sventrata dalla costruzione della prima linea della metropolitana, la MM1, altro esempio di straordinario talento ingegneristico d architettonico. Albini ha fatto un capolavoro di design, bellezza e funzionalità. Quindi, ecco, vedendo quel film in precedenza mi ero trovato a pensare: “Quella Milano lì… poteva succedere tutto, doveva succedere ancora tutto, prima del degrado…”. Invece, rivedendolo adesso, ho detto: «Ecco, Milano ha ancora quelle potenzialità lì”.

GIO PONTI E PIERO FORNASETTI
Milano deve ritrovare nella propria storia, fatta anche da figure eccezionali come Gio Ponti e Piero Fornasetti, che rappresentano proprio l’eccentricità all’interno di un progetto, non fine a se stessa, la bizzarria e basta, ma è proprio la capacità di avere uno scopo, essere rigorosi ed essere anche capaci di visionarietà. Non siamo mica tutti noiosi a Milano…

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LA CITTÀ PIU’ EUROPEA D’ITALIA
La presenza di tutto il resto d’Italia probabilmente rende Milano la città più europea che ci sia in Italia. Io la vedo ancora questa caratteristica, che è ovviamente dovuta alla sua posizione geografica. Sì, è sicuramente la città ponte tra l’Italia e l’Europa, tra l’Italia e il mondo.

E IL CENTRO DI ARTE CONTEMPORANEA?
A Milano da un punto di vista artistico c’è molto da fare, nel senso che in Italia è sicuramente la capitale dell’arte contemporanea. Qui ci sono le gallerie più importanti a livello nazionale, e quindi riconosciute a livello mondiale, gli artisti giovani, quelli che non vanno all’estero tendono tutti a venire a Milano e a volere uno studio a Milano. Però viviamo ancora nel paradosso, e non sai quanto mi secchi dirlo, per cui non esiste un vero e proprio Centro d’arte contemporanea. C’è da creare uno spazio del genere, c’è da mettere sempre di più in connessione i vari ambiti, non solo quello delle arti visive ma anche quello del design, della moda… Io credo fortemente che la contemporaneità vada sempre di più verso un mix di discipline… Non esisterà più l’artista puro, ma vari personaggi che partendo dal proprio ambito di pertinenza prenderanno il meglio da ogni campo artistico e creativo.

L’ESEMPIO CREPACCIO
Il mio Crepaccio è un esempio di come Milano, poi, sia una città molto aperta, contemporanea, europea, perché nel 2012 insieme a due ragazze giovani, una proveniente dall’Accademia di Brera una dalla Naba…

MOSTRE IN UN RISTORANTE
… ci siamo messe a fare mostre nella vetrina che affaccia sulla strada di un ristorante. Questo è importante, se uno entra, non vede niente di queste mostre, e all’epoca fare mostre in un ristorante, in un bar, era la cosa più sbagliata da fare, perché – come in tutti gli ambiti – anche nell’arte contemporanea ci sono dei codici, era una cosa, non so, cheap… Non si faceva. Se un artista ti veniva a dire: «Faccio una mostra in un bar», all’epoca tutti dicevano «Guarda, non farlo. È sbagliato, non verrà mai considerato seriamente». È nato tutto come uno scherzo, uno scherzo molto serio, come mi piace sempre dire. C’era un’esigenza da parte mia di dare uno spazio di visibilità ai giovani artisti.

A PRANZO CON CATTELAN
E quella vetrina su cui abbiamo iniziato a parlare per scherzo durante un pranzo all’interno della trattoria io e Maurizio Cattelan, ho pensato che potesse diventare qualcosa di serio. Maurizio mi diede il nome dello spazio chiamandolo il Crepaccio, dal nome del ristorante che è il Carpaccio di via Lazzaro Palazzi 19, nome perfetto perché la vetrina è profonda 30 centimetri. Da lì mi sono inventata questo motto per cui io butto i giovani artisti nel Crepaccio e quelli che sopravvivono poi hanno la possibilità di andare avanti nel sistema, quelli che non ce la fanno… Vabbè, meglio accorgersene prima che dopo. All’inizio abbiamo fatto una mostra ogni 15 giorni.

DALLA VETRINA ALLA BIENNALE
La cosa si è dilatata, nel senso che dalla vetrina abbiamo iniziato a occupare la strada con performance e installazioni estemporanee, poi anche l’artista Yuri Ancarani ha fatto una mostra con suoi allievi e ex allievi, quindi la cosa ci è un po’ sfuggita di mano: siamo andati alla Biennale di Venezia…

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L’ARTE L’ENERGIA, IL NUOVO SINDACO
Milano ha bisogno di un centro d’arte contemporanea dove c’è vitalità, dove – oltre alle mostre – ci sono tutta una serie di attività per cui lo spazio diventa un punto di riferimento per la scena cittadina e non solo. Questo non c’è, però non deve essere una cosa imposta dalle istituzioni, deve essere proprio un’energia che arriva dal basso, perchè c’è questa energia, questa energia sta bollendo, sobbollendo, le istituzioni dovrebbero in un modo molto delicato e sofisticato riuscire ad interfacciarsi con questa energia e metterla nelle condizioni di crescere, senza soffocarla. Ecco, questo è molto difficile, è un compito difficile che però spero che la prossima amministrazione riesca a fare.

NUOVI SPAZI
L’Hangar Bicocca, per esempio, di cui tutti si lamentavano dicendo: «Ah, è troppo lontano». Sì, è vero, noi milanesi siamo abituati, dato che la città è piccola, a girare sempre intorno al suo centro, che è strano perché ci sono città enormi dove si fa tutto ovunque, però è uno dei paradossi dei milanesi. L’Hangar Bicocca è uno spazio straordinario.

L’ALBERO DELLA VITA IN PIAZZALE LORETO?
Metterlo in piazzale Loreto mi sembrava una proposta un po’ eccessiva, nel senso mi sembrerebbe un po’ fuori scala. E non riesco a immaginare altre zone della città che potrebbero accoglierlo. Se l’area Expo, come mi auguro e come succederà, verrà rilanciata, ovviamente deve rimanere lì e funzionare lì.

MILANO DA VEDERE
La Pinacoteca Ambrosiana è un posto straordinario per il cesto di frutta di Caravaggio, ma anche per i cartoni della scuola di Atene di Raffaello e per una serie di altre meraviglie. La torre Branca per vedere Milano dall’alto e per vedere che Milano ha le montagne vicine, per vedere appunto come è cambiato il profilo di Milano, lo skyline di Milano. La sala dove c’è il neon di Fontana nel Museo del ‘900 da cui si vede tutta piazza del Duomo e tutta la Galleria Vittorio Emanuele, che è un posto turistico, visto da tutti, ma che visto dall’alto e da un altro punto di vista diventa un’altra cosa.

I MILANESI SONO…
Siamo aperti al nuovo e non ce la beviamo, nel senso che prendiamo le cose con le pinze. Quindi nuovo sì, ma non la novità per la novità. Manzoni diceva che la milanesità è quell’attitudine innata o acquisita di saper distinguere tra l’utile e l’inutile. E poi anche per dire che essere milanesi non vuol dire essere nati a Milano, ma si può diventare milanesi arrivandoci da qualsiasi parte dell’Italia o del mondo.

FARE SISTEMA
Milano mi ha dato tantissimo proprio perché le varie realtà, milanesi e no, però per la maggior parte ho lavorato con realtà milanesi, durante Expo Gate mi hanno confermato quello che speravo: c’è una grande voglia e capacità di fare rete, dalla onlus alla mega fondazione, dall’imprenditore al creativo emergente… C’è questa voglia di fare sistema, su cui pochi scommettono, che bisogna far sviluppare.

E POI?
Il mio futuro è brillantissimo. Dal mio punto di vista, non posso che vederla così. Recentemente una persona mi ha detto: «Adesso sei pronta per un museo internazionale». «Ma non ci penso nemmeno, sono qui a Milano e continuo a costruire a Milano».

CREDITI
La videointervista a Caroline Corbetta è stata realizzata all’interno del Four Seasons Hotel Milan (via Gesù 6/8, 20121 Milano), che si ringrazia per la preziosa e cortese collaborazione.