ELIO FIORUCCI
Milanese di Milano, 1935 – 2015, stilista

Il FATTORE M, LE OSCENITÀ DI ELTON JOHN E "SANTA" MADONNA

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

Questa intervista a Elio Fiorucci è stata realizzata il 25 marzo di quest’anno, quattro mesi prima che se ne andasse, il 20 luglio. È stata la prima ad essere realizzata per il progetto iMILANESIsiamoNOI. Partire da un milanese come lui è sembrato quasi scontato, visto che negli ultimi 50 anni Fiorucci ha portato in giro per il mondo – come pochi altri – le caratteristiche migliori della città: creatività, organizzazione, capacità di fare affari. In questa lunga chiacchierata lo stilista e imprenditore di Porta Venezia parla dei suoi inizi e della sua “rivoluzione”, del carattere di Milano e dell’accoglienza che questa città ha sempre dato e continua a dare, di Matteo Salvini e della moschea da costruire. E poi anche di Madonna, Elton John, Dolce & Gabbana e utero in affitto… Mettere online questa intervista, a due mesi dalla scomparsa – durante la settimana della moda – è il nostro piccolo omaggio a un grande milanese. Informato, attento e sorridente, Fiorucci si è concesso – all’intervistatore, al fotografo e all’operatore – con l’entusiasmo e la disponibilità di un ragazzino. Aveva 80 anni. Non ce ne siamo accorti.

Trascrizione videointervista a ELIO FIORUCCI

PORTA VENEZIA
Io sono nato a Milano, a Porta Venezia, e qui vivo. Sono fortunato perché uno che può vivere dove è nato, per una questione di sentimenti, credo proprio che lo sia (fortunato).

LA SWINGING LONDON E GLI ANNI ‘60
Milano (negli anni ’60) era una città molto conservatrice, io ero stato già a Londra e avevo capito che esistevano movimenti e idee diverse, era una società diversa. Lo slogan più in voga era “Peace & Love”.

LA RIVOLUZIONE FIORUCCI
Stranamente l’apertura del negozio Fiorucci ha creato una specie di piccola rivoluzione che poi è dilagata anche da Cose in via della Spiga, da Gulp… è stata una rivoluzione, il nostro negozio in corso Vittorio Emanuele era più grande, poi abbiamo aperto anche a New York, Los Angeles, in tutto il mondo, ma lo spirito già aleggiava a Milano. Milano è una città viva, intelligente, moderna e alla fine l’avevano capito (i milanesi). Ricordo le prime clienti che uscivano dal negozio in minigonna e poi mi raccontavano. “Sono passata sotto un cantiere, sono scesi tutti gli operai…”. Ma lo diceva ridendo, felice di mostrare le gambe meravigliose che aveva. Era così felice di quei fischi e di quella corsa dei muratori per guardarla. Per lei era come essere su una passerella.

L’ARMA IN PIÙ DI MILANO
L’arma in più di Milano è la sua posizione geografica che ha creato una popolazione molto buona perché abituata a ricevere.

TERRA DI MEZZO
Credo sia stata il crocevia di tanti passaggi, di tante culture, per cui ha appreso altri comportamenti che poi sono diventati propri. Milano è una città ospitale, normalmente la gente è buona, e vede lo straniero con piacere. Milano non rifiuta mai nessuno. Ha accettato il flusso dei meridionali come nessun’altra città è stata in grado di fare, anche perché aveva i mezzi per farlo. Riguardo al razzismo, Milano è la città meno razzista di tutte.

SÌ ALLA MOSCHEA
Sono favorevole alla moschea e ad accettare le altre religioni come vorrei che le altre religioni accettassero la nostra.

SALVINI? NO, GRAZIE!
Io trovo questo Salvini un personaggio fuori dalla storia, dalla vita. Non capisco cosa voglia fare. Non appartiene alla nostra cultura. Non si può capire come uno possa giocare sulla paura, la debolezza, la fragilità della gente per prendere voti. È una vergogna.

Devo dire che Milano ha resistito più di tutti gli altri posti alla crisi. perché fortunatamente Milano è anche sede di società straniere. È una città poco politicizzata, può avere un sindaco di destra o sinistra, ma è libera, pensa, e una volta vota a destra, un’altra a sinistra. Vota le persone. E poi qualsiasi movimento nasce a Milano, città che anche in politica indica la direzione.

CONSERVATRICE E APERTA
È sempre stata conservatrice e aperta. ha questa doppia capacità. Milano non è mai statica, ferma, è sempre capace di segnare i tempi e anticiparli.

IL FATTORE MILANO
Grazie a Milano, e al destino. Nascere qui è un destino non è una scelta, che mi ha messo in una posizione di avere tutto facile. Devo riconoscere che quando vedo ragazzi bravi, a volte mi rammarico pensando: “Peccato che non viva a Milano perché qui avrebbe avuto opportunità che altrove non potrà avere”. Quindi se uno ce la fa da un’altra aparte che non sia Milano è doppiamente bravo.

LA MIA MILANO
Ce ne sono di posti… Porta Ticinese, Isola, adesso recuperata, un luogo magico. Anche la Milano degli anni ’40 ha una sua magia, l’architettura, l’estetica… i milanesi che vivono lì sembrano fatti per stare lì. A volte vedo la gente a Milano e capisco subito da quale parte della città viene. Anche i grattacieli dell’Isola, che all’inizio sembrava deturpare tutto, mi piacciono adesso. Mi sono pentito. Meno male che ci sono. Sono belli.

CITTÀ DELLA CREATIVITÀ
È la città della creatività. Una giornalista straordinaria come Gilda Bojardi, per esempio, ha inventato il Fuorisalone dopo aver capito che Milano stessa poteva diventare un luogo di esposizione, non il semplice luogo di una fiera. La città stessa ha una sua visione di creatività.

MILANO DI TUTTI
È la più internazionale, non sembra quasi che si possa identificare solo con i milanesi. ci sono tedeschi, cinesi, americani… è una piccola isola in una grande regione come la Lombardia popolata da tutto il mondo. Questa città è un grande giacimento di saperi, amore e lavoro che non c’è in nessun’altra città. Per cui vogliamo bene a Milano e cerchiamo di aiutarla.

DALLA PARTE DI DOLCE E GABBANA
Io sono dalla parte di Dolce e Gabbana. ho sempre trovato mostruoso che si possa affittare l’utero di una donna per poi portarle via il bambino. Il bambino non saprà mai chi è sua mamma per una forma di egoismo affettivo che fa un danno enorme sia alla donna sia ai bambini che si chiederanno per sempre chi è la mamma. Forse bisognerebbe riflettere sui questo e alla fine pensare a chi non ha la mamma a un certo punto se lo porta dietro per tutta la vita.

ELTON JOHN, BRAVO PERÒ…
Elton John che ha fatto delle musiche commoventi, che mi sembrava quasi musica da chiesa, musica sacra, se non ha questa minima sensibilità a me fa paura. Io mi chiedo, prima di tutto crei l’infelicità di una mamma, che non saprà mai dove sono i suoi bambini, solo perché in un momento di difficoltà economica ha accettato soldi per fare un’azione di cui si pentirà sicuramente. Anche se sei gay dovevi dare il seme, prendere con te la donna e dire: “Guarda, non faremo sesso, ma tu sarai lo stesso la mamma dei miei bambini”. Questo sarebbe un altro discorso. Dolce e Gabbana, che stimo moltissimo umanamente e professionalmente, sono geniali, hanno fatto bene a segnalare questa cosa.

MEGLIO L’ADOZIONE
Se vuoi un bambino lo adotti prima di tutto, è una cosa meravigliosa. E chi è ricco può permettersi di adottare non uno ma dieci bambini. Può andare a trovarli, coccolarli, fare regali. Preparargli una bella vita… perché uno deve dire “questo è mio figlio e viene dal mio seme?” però poi l’hai “rubato” alla mamma. Mi sembra veramente una roba oscena. La parola giusto è oscena.

MADONNA? QUASI UNA SANTA
Madonna era una ragazza straordinaria. Io l’ho conosciuta quando era ancora una sconosciuta, è un’anima forte e sensibile, è stata un modello. Ha liberato le ragazze dalla paura del sesso, dalla paura dell’amore, dalla paura di decidere per sé. E ha vinto perché aveva dei valori, se non li avesse avuti la gente non l’avrebbe accettata. Ma lei ha detto cose sacrosante e quindi per me Madonna è quasi una santa.

KEITH HARING
Io lo portavo al Plastic. Ricordo l’ultimo viaggio, poverino, che ha fatto qui per presentare l’Ultima cena. Amava vedere Milano, amava incontrare me, anche se è un po’ presuntuoso dirlo, amava incontrare i suoi amici e amava andare al Plastic.

IL MITO PLASTIC
Al Plastic vedeva tutti questi ragazzi molto colti e intelligenti che stavano in queste discoteca magica dove si ascoltava anche musica d’avanguardia. Ricordo quando io avevo fatto venire a Milano Keith Haring per dipingere tutto il nostro negozio.Dopo lo accompagnai al Plastic, dove conobbe Nicola, l’anima creativa della discoteca. Si fidanzarono, uno andava a New York dall’altro e viceversa. C’era una tolleranza per tutto, all’epoca, cosa tipica dei paesi e delle società civili.