ELIO (Stefano Belisari)
Milanese di Milano, 54 anni, cantante

LA PERIFERIA, L'ANIMA PERDUTA E QUEL MALATO CHE STA GUARENDO

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

ELIO

Milanese di Milano, classe 1961, Stefano Belisari in arte Elio è il leader di Elio e le Storie Tese, gruppo da lui fondato nel 1979 (Elio è il titolo della prima canzone che ha composto, Storie Tese è un omaggio alle “storie pese” citate dal compianto Freak Antoni nella canzone Eptadone dei suoi Skiantos, incisa nel 1978). Diplomato in flauto traverso al Conservatorio di Milano, Elio in questi anni ha lavorato anche in radio (Radio Deejay), Tv (ha composto quasi tutte le sigle di Mai dire gol e ovviamente X Factor come giudice), teatro (fra i tanti spettacoli anche Storia di amore e di anarchia di Lina Wertmuller), e ha doppiato cartoni animati (Butt-Head di Beavies e Butt-Head etc.). Nel 2009 Elio si è tolto anche la soddisfazione di recitare alla Scala di Milano un pezzo di Luca Lombardi, con testi di Luciano Violante, preludio al Quartetto per la fine del tempo di Messiaen, composto nel 1940 in un campo di prigionia tedesco. Poco prima, alla fine del 2008, assieme al resto della sua band Elio aveva rifiutato l’Ambrogino d’oro perché in disaccordo con la scelta del Comune di non assegnarlo a Enzo Biagi e non dare la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Dopo la recente partecipazione al Festival di Sanremo con la canzone Vincere l’odio, Elio e le Storie Tese hanno pubblicato un nuovo album, il decimo, intitolato Figgatta de Blanc. Il nuovo tour partirà ad aprile (info: www.elioelestorietese.it). Sposato con due figli, Elio in questa intervista parla del quartiere in cui è cresciuto, Fatima, le lezioni di flauto alla Scuola Civica, i sindaci socialisti di Milano, i grattacieli, la moschea, gli sfizi da togliersi… 

Trascrizione videointervista a ELIO (Stefano Belisari)

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LA FORZA DI MILANO
È sempre la stessa, credo, da migliaia di anni. È un centro, un grande incrocio dove si ritrovano tutti. Io sono forse uno degli ultimi esemplari di milanese nato a Milano e cresciuto a Milano. Ma se andiamo ai nonni già quelli arrivavano del centro Italia, poi se parliamo di gente che ha nonni e bisnonni nati qui forse ce ne saranno saranno quattro o cinque. Però quando tu vai a cercare i personaggi che hanno fatto grande la città, in realtà pochi sono nati qui. La maggior parte arrivava da fuori e poi si sono innamorati…

QUI C’È TUTTO
Anche se negli ultimi anni hanno tentato di massacrare tutto, qui continua esserci tutto: commercio, cultura, industria… Tanto lavoro… Tutto.

GENTE SIMPATICA
Tanto lavoro e tanta gente simpatica. Anche se negli ultimi anni si tende a pensare che i milanesi siano sempre arrabbiati, nervosi, stressati, e senza mai tempo, i milanesi in realtà sono quelli che accolgono tutti.

ANDARE VIA
Il fatto che sia qui ancora adesso è un segnale, per te ma anche per me, che è difficilissimo andarsene perché non a caso è una città dal grande fascino.

NON È SEMPRE COME SEMBRA
Certo, bisogna anche dire che è molto meno bella ed efficiente di quello che gli altri pensano, quelli che abitano fuori. Io vedo amici che arrivano e vedono tutto bello e quindi devo dir loro: «Guarda che non è proprio eccezionale.. Guarda che c’è quella roba lì che non va…».

CITTÀ SENZ’ANIMA
Il guaio principale degli ultimi anni è che la città ha perso la sua anima e ora deve essere assolutamente riconquistata.

MILANO NON È UN UFFICIO
Una cosa che è accaduta in questi ultimi quindici anni è che la città è stata interpretata come un ufficio enorme nel quale arrivare la mattina del lunedì, mettersi incazzati a fare tutto quello che bisogna fare, e poi aspettare il venerdì alle cinque per fuggire. Il venerdì sera c’era il fuggi fuggi… Tutti in coda che volevano andarsene. Adesso questa cosa mi sembra che sia leggermente migliorata.

FATIMA, LA MIA MILANO
I miei luoghi sono quelli della mia infanzia quindi luoghi in realtà non tanto belli ma che a me piacciono. Tutto il quartiere dove sono nato e cresciuto. Parlo della parte sud, una zona che si chiama Fatima, che prende il nome dalla chiesa di Fatima che c’è lì in zona. Ci sono un po’ di prati, un po’ di case…

COME SONO I MILANESI
Sembrano un po’ antipatici, invece sono sensibili e molto ansiosi. Sono come quei gatti che all’inizio sembrano stronzi e poi, invece, arrivano e si strusciano. E che in gran parte non imparano dagli errori commessi.

LA CITTÀ DEI GRATTACIELI
Non c’entra niente con la nostra città. Zero. Infatti non mi risulta che ci sia stato la corsa ad accaparrarsi l’appartamento nel grattacielo. Ci vanno arabi e russi ammesso che arrivino veramente perché io non li ho ancora visti.

MOSCHEA SÌ O NO?
Sono fatalista e penso di essere anche realista, nel senso che i cambiamenti sono talmente enormi che non è che si possa pensare di dire: «No, non si fa». Accadrà come sono accadute mille cose nel passato. Per questo dico che non si impara mai degli errori. Se uno studia la Storia si rende conto che quello che sta accadendo oggi in realtà è accaduto altre mille volte in passato, anzi è alla base di quello che oggi facciamo tranquillamente e magari sbagliando riteniamo sia tutta nostra. Se invece si studia ci si rende conto che non sono nostre, sono usanze, mentalità o modi di fare arrivati secoli fa e noi abbiamo inglobato. Proprio quello che secondo me andrebbe fatto oggi.

LO SFIZIO DA TOGLIERSI
Sono andato anche sul palco della Scala, che cosa devo fare più di quella cosa lì? Celebrare messa in Duomo?! Io sono già appagato oggi.

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RAGAZZO DI PERIFERIA
Sono nato al Corvetto, ma in tenera età i miei genitori si sono trasferiti al quartiere Vigentino. Comunque sia, parliamo sempre di periferia a sud di Milano. Quando avevo nove anni, forse dieci, insomma quando andavo alle elementari…

LA SCOPERTA DELLA MUSICA
…la Scuola Civica ha istituito corsi nelle zone più esterne della città, immagino perché ci sarà stato qualcuno intelligente che ha pensato: «Andiamo a educare anche i bimbi che crescono fuori dal centro”. E io ho colto la palla al balzo perché ero attirato molto dalla musica, avevo proprio voglia di imparare.

LEZIONI SOTTO CASA
Avevo frequentato inizialmente i corsi di musica della Civica sotto casa, poi dopo qualche anno – diciamo verso i 14 anni – questi corsi sono continuati nella sede principale, che all’epoca era in corso di Porta Vigentina quindi non molto lontano da casa mia.

MILANO E IL PICCOLO ELIO
Quella Milano lì era chiaramente filtrata dai miei occhi di bimbo di 10 anni, 7 anni, anche 12-13 anni, per cui era tutto bello: c’era il vigile che regolava il traffico, salutava tutti i bimbi…

LA LIBERTÀ DI UNA VOLTA
Quello che ho in mente io è che dalle due fino alle sette io ero fuori, senza papà e mamme in giro, eravamo liberi, cosa che oggi sembrerebbe impossibile.

MILANO OGGI
È come uno che si è ammalato di cancro, si è salvato, e ora lentamente e faticosamente cerca di ritornare alla sua vita. Io spero che la città abbia imparato dagli errori e oggi non li replichi.

GLI ERRORI PEGGIORI
Sono stati quelli commessi nell’era post-sindaci del Psi che, visti con gli occhi di oggi, sembrano dei mostri di cultura benché certamente corrotti. Anche quelli arrivati dopo lo erano, che erano anche solo molto più ignoranti e meno interessati al bene della città e dei cittadini.

OGGI VA UN PO’ MEGLIO (FORSE)
Negli ultimi anni quegli errori lì, quelli commessi in un’epoca in cui secondo me è stato fatto scempio della città, oggi non vengano commessi più. E mi pare che in questi ultimi quattro anni si siano visti dei piccolissimi segni di cambiamento

LE COSE DA CAMBIARE
Io interverrei sulla cultura sia perché è il mio ambito sia perché è molto più importante di quello che la gente pensi. Diciamo che la città era l’anima culturale dell’Italia. Era, oggi non lo è più, anche se ha certamente i mezzi per ritornare a ricoprire questo ruolo.

STOP AI TEATRI CHIUSI
Basterebbe iniziare dalla consapevolezza… Se la cittadinanza fosse consapevole che è importante non chiudere i teatri il cinema come invece avviene sempre più spesso.

MILANO 2016, VOTA?
Io voto sempre anche se sempre con più sforzo perché bisogna mandare giù bocconi sempre più amari. Continuo a farlo perché ho bene in mente gli sforzi, il sangue che è servito per arrivare ad essere qui oggi, liberi.