ENRICO BERTOLINO
Milanese di Milano, 55 anni, comico

IL BOSCO VERTICALE, lL QATAR E LA SINISTRA (IN FONDO, A SINISTRA)

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

ENRICO BERTOLINO

Da anni Enrico Bertolino è uno dei personaggi più singolari dello spettacolo italiano: milanese di Milano, 55 anni, una laurea in Economia alla Bocconi, fin qui ha fatto di tutto, o quasi. Comico, autore e conduttore televisivo, ma anche manager nel campo delle risorse umane, istruttore di tecniche per saper parlare in pubblico, scrittore e fondatore di una onlus, Vida a Pititinga, che opera in Brasile (Pititinga, appunto). Sposato, una figlia, interista, in questa intervista ci porta a fare un piccolo viaggio nella Milano di ieri e di oggi: il quartiere Isola, i Navigli, le serate nei vecchi locali, le differenze fra milanesi di nascita e d’adozione. E poi milanesi e napoletani, il passato da sanbabilino, un libro al mese, l’incidente in motorino, lo spirito milanese, la passione per l’Inter, il nuovo sindaco, i cambiamenti, la vita in Brasile… Quasi venti minuti di intervista, divisa in quattro parti. Sono tanti, ma volano.

Trascrizione videointervista a ENRICO BERTOLINO

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I TUFFI AL CORRIERE
Io sono nato all’Isola, che è uno dei quartieri più vecchi di Milano, Prima era un territorio abbandonato chiamato così perché circondato dai Navigli, dopo li hanno coperti. Mio padre mi raccontava che faceva il bagno in via San Marco, dove oggi c’è la sede del Corriere delle Sera, in via Solferino.

NAPOLEONE E TUTTI GLI ALTRI
L’Isola è abbastanza emblematica perché denota la totale assenza di un piano regolatore… Quello che nell’800 Napoleone aveva fatto per Milano era un piano interessantissimo perché portava Milano a diventare la nuova Amsterdam. I Navigli sarebbero dovuti arrivare fino a piazza Cairoli, al Castello e lì ci sarebbero state le dogane. E sarebbe stata una città che molto probabilmente avrebbe avuto un notevole sviluppo. Solo che Napoleone investì molto nella campagna di Russia e non c’erano più soldi. Allora piuttosto che investire portò via da Milano opere, quadri e anche un po’ di spirito milanese. Si portò via lo spirito di Milano. Poi pian piano (la città ) si è ripresa perché la nostra è una città abituata a essere dominata. Abbiamo avuto di tutto qui: spagnoli, austriaci… E ognuno ha lasciato qualcosa: gli spagnoli hanno lasciato la peste, e infatti c’è il lazzaretto. I francesi hanno lasciato poco, se non qualche parola di dialetto. I tedeschi anche, e gli austriaci… Radetzky ha dimenticato quì la sua cotoletta preferita: lo schnitzel. È diventata la Milanese per cui se oggi vai in Brasile e chiedi “camarao”, dei gamberi, ti rispondono “la milanesa”, che sarebbero impanati. Se lo sapesse Radetzky gli verrebbe un herpes.

MAI STATI RAZZISTI
Milano non ha avuto un inserimento facile (con quelli di fuori) e omogeneo come quello di Torino, per esempio con la Fiat, però qui non si sono mai visti dei cartelli con la scritta ”Non si affitta a meridionali”.

BOSCO VERTICALE? MA DAI…
Ho fatto una campagna solo mia, oddio una campagna… Ho fatto un pezzo di cabaret sul Bosco verticale. È un esempio architettonicamente interessante, ma viverci a 12.500 euro al metro quadro con piante che non puoi nemmeno scegliere mi sembra un po’ troppo… L’altro giorno ho visto che pulivano i vetri degli operai che si calavano giù con le funi. È parte del progresso, però sinceramente si poteva forse integrare un po’ di più nel tessuto urbano. Vicino al Bosco verticale c’è piazza Gae Aulenti ma ci sono anche le case Aler, i vecchi palazzi Total degli anni ’70, c’è un ponte che per quattro volte è stato dichiarato inagibile e poi sempre agibile: il cavalcavia Don Eugenio Bussa.

LA MORALE E LA MODA
Non si può diventare capitali morali solo perché sei il regno della moda. Moda e morale sono due concetti che, a mio avviso, fanno un po’ a pugni. Milano nel ’92 non fu propriamente morale, è da qui che iniziò tutto l’ambaradan delle tangenti.

NOI E I CINESI
Il quartiere cinese di Londra è un fiore all’occhiello, è un motivo di orgoglio. Qui via Paolo Sarpi è la zona dei cinesi “che lavorano tutto il dì”. Ma non è solo quello, è una cultura che si stabilisce qui e cerca di integrarsi. È chiaro che il ristoratore italiano, lombardo, o il parrucchiere da donna, quando vede che il cinese tiene aperto sette su sette comincia a dire ”Però non si può fare così, non va bene”. Non va bene? Bisogna adeguarsi, la vita cambia.

TEATRI BYE BYE
Milano sta perdendo pezzi di cultura. I teatri sono stati proprio dimenticati. Uno è diventato una “mangeria”, Eataly, parlo dello Smeraldo, il teatro degli streap-tease a Milano, Dove si facevano ancora gli spogliarelli. Poi c’era il Ciak, dove anch’io ho esordito, oggi diventato una palazzina con tanti appartamenti. Altri diventano garage…

I TALENT DI UNA VOLTA
Come cabarettisti il talent lo facevamo nei locali di Milano. Il Belsit, un’osteria dove c’erano le amanti dei dirigenti, i dirigenti che limonavano con le segretarie… Dopo c’era la Corte dei miracoli, il Fronte del porto ai Navigli, dove se non piacevi ti tiravano le bottiglie vuote di birra. Io fortunatamente avevo già un altro lavoro, lo facevo per hobby. Era dura per quelli che ci dovevano campare e dovevano fare la settimana nella saletta piccola della Ca’ bianca, per esempio, con 30 ospiti. Non era facile. Oggi il laboratorio dei talent è una cosa molto costruita, all’epoca i talent dovevi farteli da solo e poteva essere che, alla fine, i proprietari ti pagavano con assegni postdatati. Ovviamente, dopo i camerieri. Prima pagavano loro e poi, dalle due mezzo alle tre, pagavano noi.

LE PRIME SERATE
Io mi ricordo le più tristi: quelle dell’8 marzo. Giorno in cui il cabarettista ha un pubblico solo di donne che, se non eri simpatico e facevi una minima scivolata maschilista, ti coprivano di fischi e ti tiravano le mimose, fiori peraltro insopportabili perché dopo un po’ ti fanno venire l’allergia anche se non ce l’hai. Poi mi ricordo serate in cui su 30 persone 25 erano russe. Io sudavo per farle sorridere, poi – solo alla fine – si alza uno e fa: “Scusi sa, ma non capiscono…”. Ma allora “vadaviailcu’”.

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A me piacerebbe che questa città mantenesse una sorta di orgoglio che in parte è venuto fuori con Expo.

IL FUTURO
Un orgoglio di appartenenza più che altro, perché l’orgoglio spesso a Milano è confuso con la presunzione.

SALA SINDACO?
Sala ad esempio potrebbe essere un buon profilo ma il timore è che poi si debba confrontare con una politica che non molla mai.

LA SINISTRA?
La sinistra ne parliamo, ma non c’è neanche più. La sinistra sono i bagni, che sono in fondo a sinistra…

CITTÀ A MISURA D’UOMO
Io vorrei invece che nei prossimi cinque anni si cominciasse a maturare un senso che chiunque viene qui porti qualcosa oltre alla sua presenza. Allora questa città secondo me potrebbe diventare a misura d’uomo, anche se deve essere un po’ più a misura di donna perché secondo me questa città deve dare anche più valore alle donne.

MILANO E I CAMBIAMENTI
Io vorrei rivederla capace di vivere le trasformazioni con serenità. Le linee metropolitane di questa città, per esempio, sono buone, tra le migliori d’Europa. Hanno fatto la linea Tre e la Cinque, ma fra il 3 e il 5 c’è sempre il 4… Poi riguardo alla Lilla, quella fatta arrivare fino allo stadio di San Siro, adesso dicono “Eh basta, lo stadio si chiude”.

FATE VOI…
Milano è una città come tante altre, dove siamo tutti disposti a dire: ”Sì, bene, bravo. L’è giust”. Ma lei che fa? “No, bisogna farlo, ma non è che lo faccio, lo fate voi”. Quando gli si dice lo Stato siamo noi, dice ”Siete voi? Allora datevi da fare”…

LA NUOVA ISOLA DEL QATAR
Tutto il bel quartiere Isola, nuovo nuovo, che per il 40 per cento è del fondo d’investimenti del Qatar… Per cui se un giorno ti portano sui cammelli, ti buttano giù la sabbia, non bisogna mica lamentarsi… Chi ha i soldi li investe e fa le cose, bisogna essere cosmopoliti. Se questi ci mettono i soldi vogliono un ritorno e il ritorno è l’integrazione.

SÌ ALLA MOSCHEA
Perché no? La moschea sì, ma senza che questo poi fagociti le altre tradizioni.

RENZI E L’INUTILE OTTIMISMO
Renzi con il suo ottimismo, io lo chiamo l’inutile ottimismo, quando si dà una notizia grama non lo vedi mai: è sempre in Cina o da un’altra parte. Manda avanti gli altri… Le notizie bisogna darle tutte, non solo quelle vincenti.

BERTOLINO SANBABILINO
I sanbabilini negli anni ’70 avevano le donne più belle. C’erano le ragazze con le calze dalla riga dietro, c’erano quelle con il foulard di Hermès. Io che vengo dal sottoproletariato ero entusiasta di ‘ste cose. Poi ho scoperto che alcuni di quelli che erano i capi storici, i guru, rubavano le autoradio per mantenersi. Uno di questi è morto proprio mentre rubava un’autoradio a Como, gli hanno sparato, e allora mi sono detto: “Ma dove sono finito?”. Mio fratello, invece, era quasi dell’Autonomia Operaia, e in casa avevamo un bel casino, al telefono minacciavano me e poi minacciavano lui. Mia madre ci diceva: ”Ue! Allora a finite…?”. Abbiamo fatto una specie di Democrazia Cristiana vivente in casa per non disturbare la famiglia…. Non era niente di politico… Era un mondo a cui si cercava di appartenere… La mia fortuna è che mio fratello è professore di lettere e ha sei anni più di me. E mi ha un po’ tirato fuori dandomi un libro da leggere ogni mese.

I LIBRI E L’INCIDENTE CON LA VESPA
Mi ha dato Vasco Pratolini, mi ha dato Graham Greene, mi ha dato Vitaliano Brancati, Hemingway… Alla fine di ogni fine mese dovevo fare il riassunto del libro così ”stai in casa e non stai fuori con quei pirla con la Vespa”… La moto poi l’ho presa e dopo due settimane mi sono schiantato.

«COSA TI AVEVO DETTO?»
Quando sono arrivato a casa con la catena in mano, l’unica cosa sana della moto. Mio padre mi guarda e fa: ”E allora?”. “Eh papà, ho avuto un incidente…”. “Ecco, cosa ti avevo detto io?”. Cosa ti avevo detto è una frase che ai milanesi piace dire, sempre. ”Eh cosa t’avevi dit me? T’è vist che dopo succede come dico io?”. Gli fa quasi piacere indovinare la negatività… questo è l’interista.

GIARGIANA , CHI È COSTUI?
Giargiana è uno che viene da fuori e vuole fingere di essere integrato. E poi ce ne sono altri, gli sgagnamanuber. La vecchia Milano quando non dava dei soprannomi diceva “Uè sgagnamanuber (addenta manubrio, smanettone, ndr) si fallo de menta” era un ciucciotto che vendevano ai bambini di menta e ci potevi fischiare finché non lo consumavi.

VADAVIALCU’! PAROLA DI NONNO
Mia nonno per esempio per mandare adaviailcu’… (Devi sapere che) La persona era ancora di quell’antica eleganza delle bocciofile, dove prima si bestemmiava e dopo si diceva pardòn. Diceva” ehi tu vadavia il passe bum di articioc”. Articioc è una delle parole che ci ha lasciato Radetzky. Articiok, in francese come in tedesco, è carciofi. “Vai a dar via il più buono dei carciofi”, che è il fondo, cioè il culo. Eera un modo elegante per mandare qualcuno a…

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IO E MILANO PER PITITINGA
Il mio impegno continua grazie anche a questo substrato milanese, prima parlavo di Smemoranda… Che, grazie alla Fondazione Smemoranda, mi ha dato tanto in questi 10 anni di Pititinga. Abbiamo costruito un asilo, il centro Smemo Educationau. Un campo da calcio, lo Smemo centro sportivo Giacinto Facchetti, l’abbiamo intitolato a Facchetti. E poi abbiamo costruito case. I milanesi sono persone generose, in città c’è un tasso di volontariato altissimo in questa città.

AIUTARLI A CASA LORO
Una volta ho chiesto a un imprenditore della Lega amico: “Senti, mi daresti qualcosa?”. Lui mi ha detto: “Guarda, ti voglio bene ma con tutti i problemi che ci sono in Italia bisogna aiutare prima i nostri”. “Ma tu l’Italia non la riconosci, sei della Padania”. “No, la Padania è una nazione all’interno, è un po’ come San Marino…”. “Va bene”, gli ho detto, “però una cosa te la voglio dire.Se io li aiuto là con i soldi che mi dai tu, loro non vengono quì”. ”Ecco, questa è una motivazione”, e mi ha dato 3000 euro. Bisogna sempre capire la psicologia delle persone.

I BRASILIANI E I MILANESI
Se tu vedi il Brasile e i brasiliani, facendo un paragone, (capisci che) è un popolo intelligente ma – come dicono loro – è un po’ preguicoso, pigro e indolente. Nella loro indolenza, però, sopravvivono bene anche senza di noi. È questo ci fa arrabbiare… Noi milanesi arriviamo là e facciamo: “Allora, operativamente quì bisogna fare…”. E loro: “Esta bon, esta bon, todo ben”. Poi vai, torni dopo sei mesi, ed è tutto come prima: “Ma cosa avete fatto?”. “Eh no choven”, ha piovuto. “E ho capito, stanno fermi tutti quando piove…” Ragazzi, ma a Milano piove. Non avremmo neanche i grattacieli, le case, se stessimo fermi quando piove, dai!”. Alcuni si sono milanesizzati, traumatizzandosi… Adesso sono incazzosi. In Brasile se entri in una banca per fare un’operazione puoi aspettare anche tre ore. E questi qui adesso dicono: ”E allora?! E allora?!”. Sono diventati milanesi come noi. Prima che si sedevano e guardavano la telenovela.
I LOVE NAPOLI
Io a Napoli ci sto da Dio. Sono andato tre volte… Ho fatto Convention nel 2002, poi Impazienti con Max Tortora, e recentemente – lo scorso luglio – per Raidue ho passato un mese. Adesso, poi, che hanno fatto il lungomare Caracciolo la mattina si può scendere a correre. È chiaro che quando lì scendi la mattina a correre c’è qualche napoletano forte e i gabbiani che ti guardano scuotendo la testa dicendo: ”Dove cazzo va ‘sto qua?”.” Ma dove vai, cosa corri?”. La napoletanità secondo me… (Diciamo che) potendo fare un paragone Milano-Napoli, quello che ho scoperto è che noi siamo efficienti e corriamo dappertutto per fare le cose. Loro sono efficaci, cioè le fanno.

SÌ AI RIMORSI NO AI RIMPIANTI
Bisogna entrare nell’ottica di vivere di rimorsi non di rimpianti. Fare le cose. Ho fatto tante di quelle cazzate che se le metto in fila… Ho accettato di fare dei programmi che non andavano bene per me, sono stato conflittuale in alcune cose lavorative…. Ho lavorato 11 anni in banca ma sapevo che non era quello il mio futuro, ho fatto altrettanti anni di formazione e consulenze ma non era contento ancora… E adesso vorrei ancora fare cose nuove. Questa roba qui, questa irrequietezza, è proprio tipica di uno che arriva a un certo punto e si meraviglia… Perché io quand’ero un ragazzo, uno di 20 anni, uno di 55 anni per me doveva essere uno con la testa a posto, responsabile. Io invece mi ritrovo con la testa di un dodicenne, però con una figlia di sei, cosa che mi tiene con i piedi per terra.

COMICO VEGANO
(Bertolino) È uno che fa un po’ di tutto, fa un po’ il teatro, fa la televisione… Un po’ né carne né pesce. Sono il primo comico vegano: né carne né pesce.

IO, UN PO’ MANIACO
La cosa su cui sto invecchiando realmente è la maniacalità. Quando vedo un interruttore della luce messo male torno indietro e lo metto a posto perché devono essere tutti allineati. Quella roba lì è una psicosi, è oggettivamente una delle prime forme di schizofrenia. Se lo sai cerchi ogni tanto di correggerti, no? La precisione la meticolosità col tempo diventano ossessive… ossessivo-compulsive.

MILANESE DI NASCITA E DI ADOZIONE
Lo vedo anche perché è troppo allegro. Il milanese vero non ha mai una grande allegria, non è nel nostro Dna, Noi abbiamo quel senso di colpa se non fai niente… Per cui se uno è fermo su una panchina che guarda (in alto) è adottivo. Quello fermo sulla panchina di solito guarda l’ora e dice “Casso ho da anda”, cioè se si ferma un attimo è in colpa. E gli altri glielo dicono: ”Allora?^ È mezz’ora che sei lì, va a lavorare”. “Sono in pensione”. “E allora va a lavorare”… Perché c’è questo concetto qui. L’adottivo lo si vede anche da come è ancora entusiasta. Ha ancora speranze. Il milanese è uno che vive quasi senza speranze. Poi fa le cose, ma le fa (pensando): ”Eh Si, si… Ma vedrai vedrai…”. Ci sono portatori sani di sfiga, quelli che dicono: “Che bella giornata”. Ci sono giornate a Milano in cui vedi la Grigna, le montagne. che pulito… Ci sono giornate con il Phon e tu dici: ”Va che bella giornata! Che bella oggi Milano”. “Eh, ma non dura”.

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SOGNI MILANESI
Uno di questi è l’integrazione in questa città delle persone. L’altro sogno è una viabilità dignitosa. Sogno ciclisti che si comportino bene come gli automobilisti con loro, perché a volte il ciclista viene contromano, parla al telefonino, tu gli abbagli e lui ti manda a fanculo. E tu pensi: ”No, un attimo…”. Va bene che ha ragione perché la città dovrebbe essere più viva, la pista ciclabile non dovrebbe finire come in via Melchiorre Gioia, dentro i tir ungheresi che ti tirano sotto, però il bello della pista ciclabile è anche l’educazione del ciclista.

STUPORI IN CITTÀ
Quello che mi stupisce di Milano ogni giorno è trovare brave persone che non ti chiedono niente, oppure persone oneste, quando invece c’è questa dicotomia forte tra l’onesto stupido e il furbo intelligente. L’onesto non è stupido, l’onesto è onesto..

IL CITTADINO TESTIMONIAL
Ognuno che vive la sua città deve essere il primo testimonial. Se uno dice: “È una città di merda”. Allora perché non va via? “Non posso, ho il mutuo”. Eh, allora stai qui… Se stai qui, datti da fare, se no Andersen… Premio Andersen fora di ball!

GLI INCONTRI IMPORTANTI
Non li metto in ordine di importanza, sono diversi… Conoscere Giacinto Facchetti e la famiglia che vive a Cassano d’Adda, siamo diventati amici con Giacinto… E anche con Mariolino Corso, ancora ci frequentiamo. Un altro bell’incontro che mi ha segnato è stato quello con Gino Strada, una persona di profilo alto, un interista. Lui mi ha dato una bella… All’epoca ero forse nel momento in cui una certa notorietà mi ha fatto pensare per un po’ di poter fare tutto. Bene, lui mi ha dato un aiuto perché mi ha riportato un po’ a terra. Andavo a fare i mercatini per lui, per Emergency, lui mi ha portato lo stimolo a fare una Onlus.

IL GELATAIO POSITIVO
Altri incontri non saprei. Uno è un gelataio messinese che ha la gelateria vicino a casa mia, all’isola. Gli hanno fatto di tutto, quando è arrivato, per boicottarlo. Quando lui metteva la sedia fuori gli davano 1000 euro di multa i vigili che passavano di lì. E lui è andato avanti. ne ha aperte altre due e adesso ne ha tre. E questo uomo qui continua col sorriso, con la moglie che è stata malata, ha avuto bei casini però va avanti col sorriso e mette sempre fuori la sciarpa “Forza Messina” sulla sua gelateria. Assume personale di tutte le razze ed è uno sempre positivo, quando non riusciva a vendere gelati in inverno si è messo a fare il minestrone. E a quelli che venivano a pranzo dice: ”Quando uno ha voglia di scaldarsi poi vede un gelato e se lo fa”.

VIVERE IN BRASILE
Non bisogna mai confondere il turismo con la vita, quando vado là e resto in Brasile 15 giorni già mi vengono le bolle… Poi vedi come parlano o vanno lenti tutti… Vivere là? No, ragazzi. Il bello dell’andare è il viaggio, andare là, stare un po’ là e un po’ qua. Mantenendo le radici. Le radici non si tagliano mai. E le mie radici sono a Milano.

CREDITI
La videointervista e il servizio fotografico a Enrico Bertolino sono stati realizzati all’interno del Senato Hotel Milano (via Senato 22, 20121 Milano), che si ringrazia per la preziosa e cortese collaborazione.