FRANCESCA SENETTE
Milanese di Tradate, 40 anni, giornalista

«EMILIO FEDE? CON IL SUO PASSATO MERITAVA UNA FINE DIVERSA»

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

FRANCESCA SENETTE

Francesca Senette, nata 40 anni fa a Tradate, in provincia di Varese, cresciuta a Cislago, sempre nel Varesotto, vive in pianta stabile a Milano dal 2000, quando venne assunta a Mediaset e diventò il volto più noto del Tg4 di Emilio Fede. Nel 2008 passò in Rai, esperienza che durò il tempo di una direzione in Rai: un anno dopo la fecero fuori… In questa intervista Senette parla di tutto: i primi tempi a Milano, il carattere dei milanesi, i disturbi alimentari, i suoi primi 40 anni, il bilancio, il lavoro ieri e oggi, le cene per restare negli ambienti giusti, la fine di Emilio Fede, il siluramento in Rai, il piacere di “svaccare”…

Trascrizione videointervista a FRANCESCA SENETTE

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Fin da bambina sono sempre venuta a Milano. Qui avevo gli zii e quindi ci venivo spesso. Mi ricordo che c’era ancora lo zoo al parco Sempione.

A MILANO PER L’UNIVERSITÀ
Quando ho finito il liceo classico, fatto a Saronno, e quindi vivevo sempre in zona Cislago, mi sono trasferita a Milano per frequentare l’università. Mi ricordo che Milano mi sembrava molto grande.

LA SCOPERTA DEI NAVIGLI
Gli uffici di Antenna Tre, con cui collaboravo, erano in via Dogana, che sono praticamente affacciati sul Duomo. Mi sembrava una cosa talmente impensabile che I Navigli fossero attaccati al Duomo, cioè che con una camminata di 10-15 minuti io fossi arrivata dal Duomo ai Navigli. Ho avuto una rivelazione. Ho capito che erano proprio quei Navigli dove si andava con il liceo a fare la serata, dove si andava d’estate.. Erano in centro. Mi sono sentita veramente una provinciale.

I PRIMI TEMPI
All’inizio mi facevano ridere i milanesi cioè quelli proprio “Uè figa! Cazzo”, quelli lì con il giro di Rolex… Che ci sono ancora…

LA PICCOLA FIAMMIFERAIA
Mi sono sentita veramente la piccola fiammiferaia rispetto ai milanesi. Poi, col passare del tempo, ho imparato a conoscerli e a farmi accettare. Mi ricordo le amiche di mio marito. Sai, quelle con la classica scarpa bassa, niente trucco, jeans a vita alta, camicia e giacchetta di Aspesi, che mi guardavano un po’ come una pazza perché magari arrivavo dal telegiornale e andava cena truccata con il tacco alto e magari anche con il vestitino corto. Mi sentivo sempre fuori luogo, ma sono stata capace di trasformare questo mio essere diversa in un punto di forza. Non ho mai provato a scimmiottare le milanesi: apprezzo quelle vere e mi fanno un po’ tenerezza quelle che fanno finta di esserlo.

COME SONO?
Molto spesso i milanesi risultano aggressivi, frettolosi anche nei modi di fare, ma perché hanno paura di aprirsi. Quando lo fanno sono meravigliose. Milanesi di quelli che rispondono un po’ agli stereotipi ce ne sono sempre meno, sono un gruppo una minoranza etnica che andrebbe anche protetta. Io adoro dei milanesi la necessità che spesso hanno di essere sempre fra loro. Sembrano come quelli delle battute, ma è vero: i milanesi vanno tutti a sciare lì, al mare lì, il sabato sera lì… Hanno cliché abbastanza rigidi.

I LIMITI
Secondo me viaggiano un po’ poco, hanno un concetto ampio e grande della loro città e questo gli fa onore perché Milano è una bellissima città. Però lo sarebbe di più se si accorgessero che ci sono altre città più grandi e moderne. E nche se sei di Milano imparare l’inglese è fondamentale lo stesso, viaggiare anche.

STUPORI IN CITTÀ
Un milanese non milanese quando va in galleria Vittorio Emanuele non ce la fa a non alzare gli occhi e dire “Dio, che bello! ”. Capita anche per le guglie del Duomo, per il cielo di Lombardia che quando è blu è un blu bellissimo, capita per lo scorcio sui Navigli, capita per la Darsena che finalmente è tornata a essere una vera Darsena. I milanesi queste cose fanno un pochino più fatica a vederle, cioè il milanese è talmente abituato ad avere il Teatro alla Scala che quando ci passa davanti non si gira per guardarlo. Una milanese finta come me quando passa davanti alla Scala ogni volta dice “Cavolo, la Scala”.

QUARANTENNE CONTENTA
Sono una quarantenne contenta dei miei quarant’anni…

IL BILANCIO FRA ALTI E BASSI
Però nel mio personalissimo bilancio vedo una donna che non è arrivata professionalmente dove credeva che sarebbe arrivata quando aveva 25 anni, ma è arrivata tanto lontano rispetto alla bambina di Cislago che non avrebbe mai pensato di andare a vivere a Milano né di sbarcare in televisione. Quindi ho fatto tantissimo, meno di quello che avrei potuto fare, ma dove sono mi fa piacere stare. Non ho bisogno di scendere a compromessi. Dove sono vado a letto la sera felice con mio marito che da 15 anni è al mio fianco con due bambini meravigliosi.

IN FORMA E ROMPISCATOLE
Sono una quarantenne in forma perché sto molto attenta alla mia alimentazione e a quella degli altri. Rompo le scatole a tutto il mondo per come mangia male. Mi muovo, faccio sport e viaggio ogni volta che posso.

UN DIVERSO LAVORO
Il mio lavoro è cambiato. Lavoro per progetti adesso, non faccio qualsiasi cosa pur di stare in televisione. Mi occupo della mia onlus Food & Life e sono il volto di We World, con loro faccio un viaggio all’anno.

L’ACCADEMIA DELLA FELICITÀ
Sono diventata coach con l’Accademia della felicità, quindi tengo lezioni e corsi per essere più consapevoli e felici di se stesse con le difficoltà che la vita tutti i giorni ci dà.

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I milanesi stanno ricominciando a conquistare i loro spazi.

WEEK END IN CITTÀ
La frenesia di correre in campagna, al mare, in montagna…Oggi magari si può fare meno di qualche anno fa, però la possibilità di portare i bambini al museo, fare maratone, camminate, attività fisica… I milanesi ci sono, prima era difficilissimo incontrarne uno, anzi: si vergognavano. Secondo me stavano chiusi in casa perché non era giusto stare a Milano nel weekend.. E adesso invece…

ADEGUARSI A MILANO
Milano è una città alla quale ti devi abituare, io sono ormai in questa città da vent’anni. Non ho una macchina, ne ho una elettrica, ho una bicicletta e i miei piedi. Milano una città che richiede anche un po’ di adeguamento. Se io volessi per forza andare in giro con il suv facendo quella che sbatte i bambini in mezzo alla strada per andare a scuola, probabilmente mi lamenterei di questa città perché c’è traffico, casino pochi parcheggi, i ghisa fanno troppe multe… Invece io vado a piedi o prendo la bicicletta, prendo BikeMe e mi lamento di meno…. Magari ogni tanto lo faccio perché le biciclette non funzionano, non ci sono, sono finite.. Però abbiamo anche quelle elettriche adesso.

SEMPRE A LAMENTARSI
Il milanese deve essere sempre un po’ di corsa, deve essere sempre un po’ incazzato perché “Figa, cazzo” c’è sempre un motivo, però non è vero che si lamentano sempre. Lo fanno per finta, è una posa. Sono stupendi.

IL GIRO GIUSTO
Milano ti chiede di esserci. Ci sono ambienti nei quali devi esserci, se non ci sei, lentamente vieni depennata. Bisogna andare alle cene giuste, alle feste giuste, agli aperitivi giusti, alle sfilate giuste… Se ci sei, fai parte di un certo entourage. Se cominci a non esserci, lentamente scompari, Devi decidere se ci vuoi stare oppure no. Io non ci sto, ci sono stata tanto tantissimo, poi sempre meno. Poi sono arrivata a un punto nel quale un po’ mi invitavano di meno perché ero meno visibile e quindi avevano meno interesse ad avere la Senette a certe tavolate. Prima faceva figo avere la giornalista conosciuta, più o meno discussa, faceva figo… Adesso invitare la Senette a una tavolata che magari parla di yoga o di felicità rompe le balle, non ci dà neanche nessun gossip su quello che accade dietro le quinte. Perché? Ma anche io, perché? Molto meglio farmi una vellutata di zucca fatta da me con il mio Bimbi e mangiarmela con i miei cari, con un buon calice di rosso. Non sarà una cena dove devi stare attenta a quello che dici, devi guardare con gli occhi se quello ha capito, se è d’accordo oppure no, sperando di fare colpo su quello che magari domani ti fa fare un intervista per quel giornale là… Ma chi se ne frega, la vita è una.

VIA DA MEDIASET
Da Mediaset sono andata via perché cercavo una nuova sfida professionale. Dopo otto anni al Tg4, cercavo di fare qualcos’altro, mettermi alla prova e dimostrare a me stessa, prima di tutto, e poi agli altri, che a prescindere dalla benevolenza di Emilio Fede potevo essere una brava giornalista, una brava conduttrice. E in Rai l’ho dimostrato per prima a me stessa.

LA FINE DI EMILIO FEDE
Per lui sono dispiaciuta. Credo che lui sia stato comunque un grande professionista. Il suo passato, la sua Africa il suo TgUno si sarebbero meritati decisamente una fine migliore E di questo mi dispiace tanto.

I PRIMI PASSI
Ricordo con grande tenerezza la Francesca venticinquenne arrivata a Mediaset in un ambiente che le sembrava… Era un po’ come per un bambino andare a EuroDisney.

I MIEI ERRORI
Ho fatto tanti errori, non ho considerato come avrei potuto meglio comportarmi con certe persone che poi mi si sono rivoltate contro. Non ho considerato situazioni attorno a me che non potevo considerare perché ero una venticinquenne che arrivava da Antenna Tre. E prima ancora arrivava da Cislago.

SILURATA IN RAI
E poi mi hanno silurata in Rai. C’ero andata felice contenta per la nuova esperienza, avevo un programma tutti i giorni in diretta su Raiuno, due ore al giorno. Arrivata lì per meriti, senza averla data a nessuno, ero lì perché il direttore di Raidue mi aveva chiamata. Ero tutta contenta di questa cosa. Dopo un anno in cui peraltro il programma è andato anche bene, obiettivi raggiunti. Poi durante l’estate è cambiato il direttore, e quello nuovo aveva altre priorità, altre persone da mettere al mio posto. E io con una telefonata di un collega, che mi chiedeva come avevo preso la mia sostituzione, ho scoperto che dopo otto giorni al posto mio ci sarebbe stato qualcun altro. È stata una botta violentissima, ho fatto una fatica incredibile nei tre mesi successivi: settembre, ottobre, novembre… Mi sono tagliata i capelli come fanno le donne in queste circostanze.

IMMERSIONE DI UMILTÀ
Poi mi sono fatta un bagno anzi oserei dire un’immersione di umiltà. Ho tolto i tacchi, mi sono legata i capelli, mi sono rimboccata le maniche e sono ripartito da La7d. È stata un’esperienza meravigliosa.

IL FUTURO
Con la bacchetta magica non mi metto dentro la scatolina della televisione. Piuttosto se devo scegliere uno dei media mi vorrei mettere dentro una radio.

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ANORESSICA
Quando ero giovane diciamo che ho fatto un periodo della mia vita nella quale mangiavo molto poco e facevo tantissima ginnastica. S’, insomma io… Considerate che peso 55 chili adesso e allora ne pesavo 41.

ORTORESSICA
L’ortoressica è una persona che è eccessivamente attenta, direi, a quello che mangia, che tende a mangiare sempre più o meno gli stessi ingredienti perché li ha testati e sa che su di se fanno bene.

“SVACCARE”
Cerco sempre di mangiare stagionale, naturale, magari biologico, con pochissima carne per non dire niente… Quindi seguire regole ferree che mi consentono poi di “svaccare”. Perché poi bello nella vita è svaccare sapendo che l’indomani c’è sempre una modalità per cui tornare all’interno di quella che ormai per me è una “comfort zone”.
Sono consapevole. Ottimista. Felice

IL MEGLIO DI MILANO
Io scendo da casa, vado alle colonne di San Lorenzo e mi si riempie il cuore. Vado al parco qui sotto e vedo gli alberi che ci sono da molti anni prima di me. Vado nella nuova Darsena e pensa a come con piccoli lavori, beh piccoli insomma, si possa ridare alla città qualcosa che è sempre stato suo. Vado davanti al Castello Sforzesco la sera quando è illuminato e che cosa devi dire di più? E poi c’è anche Brera, quando vado in piazza Sant’Eustorgio c’è un angolo dal quali si vede un po’ tutto: si vede il parco, la chiesa, il corso… E quando vado lì mi sento a casa.

SENZA MILANO
Io se non fossi venuta a Milano probabilmente non avrei neanche mai fatto la giornalista, non avrei incontrato mio marito… Chissà.

A PALAZZO MARINO
Vorrei Pisapia, anzi Sala. Mi è molto piaciuta la modalità con la quale lento lento, lemme lemme, zitto zitto, buono buono… Tutti davano per spacciata l’Expo invece Sala ce l’ha fatta.

MOSCHEA IN CITTÀ
Nella tranquillità, nel rispetto delle regole, in pace soprattutto, peace & love… Se vogliono la moschea, diamo loro la moschea.

CREDENTE MA NON BIGOTTA
Sono stata una donna di super Chiesa, poi mi sono allontanata… Grazie a papa Francesco mi sono riavvicinata. I miei figli il educo secondo i dettami della religione cattolica cercando di essere meno bigotta e soprattutto meno sepolcro imbiancato possibile… Detesto quelli che siccome vanno in chiesa, allora… No, siate brave persone. Il resto viene da sé.