FRANCESCO MANDELLI
Milanese di Osnago, 36 anni, attore

«NON ERA UN FAN, AVEVA LA PISTOLA E NON STAVA GIOCANDO...»

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

La solita Commedia – Inferno, il film uscito in primavera che ha segnato il suo debutto da regista assieme a Fabrizio Biggio, il compagno di mille avventure con I Soliti Idioti (a firmare la regia c’è anche Martino Ferro), non è stato proprio un successo. Francesco Mandelli, però, se n’è fregato e si è subito rimesso al lavoro con un cinepanettone: Natale col Boss, che ha girato con Lillo e Greg e Paolo Ruffini, in uscita il 17 dicembre. Nel 2016, inoltre, Mandelli – dopo le fortunate esperienze con Monsters & Co, assieme a Biggio, e Paddington, da solo – doppierà Edouard, il protagonista del cartone animato Evolution Man, super produzione di Francia, Cina, Belgio e Italia, diretta da Jamel Debbouze. Il film d’animazione racconterà l’incredibile e affascinante storia di Edouard, il figlio maggiore, malaticcio e ripudiato del re delle scimmie preistoriche. Dopo esser fuggito alla morte e cresciuto lontano dal trono, Edouard raddoppia il suo ingegno e inventa il fuoco, la caccia, la vita moderna, l’amore e la speranza… Rivoluzionerà l’ordine costituito e condurrà il suo popolo verso evoluzione dell’umanità. Nel cast vocale c’è anche Claudio Bisio. In questa interviste, invece, Francesco Mandelli parla dei primi tempi a Milano, gli insulti per strada e l’arresto alla stazione Garibaldi, Mtv e viale Padova, le speculazioni nel quartiere Isola e le amicizie milanesi, i graffiti e la rapina a Porta Venezia… È stato generoso, Francesco. Chapeau!

Trascrizione videointervista a FRANCESCO MANDELLI

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IO E MILANO
Io non sono di Milano, sono un milanese acquisito dall’Anno Domini 2000, ormai sono quindici anni che vivo qui. Sono originario di Osnago, in provincia di Lecco, un paesino a 30 chilometri a nord di di Milano.

UN VIAGGIO
Milano vista da Osnago era il posto più interessante a cui un giovane potesse aspirare alla fine degli anni ’90, attorno al 1998. Quando io dicevo a mia madre: “Guarda, questo pomeriggio – di sabato, per esempio – non torno a mangiare perché dopo la scuola vado a Milano con gli amici, lei diceva: “Come mai? Che c’è? Perché andate a Milano?”. Per lei come per noi era un viaggio lontanissimo… Adesso da milanese, perché io mi sento milanese, ricordo che ero proprio uno di quelli che a a New York chiamano “Bridges and Tunnels”, cioè uno di quelli che arrivano (in città) con i ponti e con i tunnel… cioè che si vede da lontano che non ero di Milano neanche morto: ero proprio del New Jersey… Nel modo di vestire, nella faccia, nell’espressione… Nel modo di parlare, perché poi l’accento brianzolo è un pochettino più chiuso rispetto a quello di Milano. Per me andare a Milano era una grandissima avventura.

ARRESTATO A 17 ANNI
Non so l’ho mai raccontato a nessuno, però sta di fatto che come tanti ragazzi della mia età, a metà degli anni ’90, mi era presa la passione per il writing. Un giorno con la mia crew, che era fatta di tre persone, solo in tre che facevamo ‘sta roba, abbiamo pigliato il treno, siamo andati in giro per Milano, e poi abbiamo tentato questa avventura di andare alla stazione di Porta Garibaldi a scrivere le nostre tag sul treno. Dopo 5 minuti o giù di lì, perché in stazione c’erano telecamere ovunque, vediamo due carabinieri che corrono verso di noi tenendosi il cappello… Sgamati in pieno. Io mi arresi subito, nel senso che non feci neanche il tentativo di scappare. Ricordo che passai il pomeriggio della vigilia di Pasqua del 1996 dentro la sede della Polfer. Mi fecero domande di ogni tipo: “Diteci chi è Noce?”. Noce era un writer che all’epoca faceva tag pazzesche nei posti più impensati di Milano. Quindi il poliziotto (urlando): “Allora? Diteci chi è Noce? Voi lo sapete chi è Noce!!!”. E io dicevo: “Guarda che noi siamo di Osnago, non ho idea di chi sia Noce! Magari lo conoscessi…”. Poi visto che ero minorenne, dovetti chiamare i miei genitori e dirgli di venirmi a prendere perché ero stato fermato dalla polizia ferroviaria di Milano. Me li ricordo molto molto delusi. Perché, sai, per uno di Osnago essere arrestato a Milano voleva dire solo una cosa: “Questo si droga, o sicuramente fra un po’ si drogherà”.

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SBERLE MILANESI
Le sberle che ho preso i primi tempi a Milano erano date dal fatto che io lavoravo a Mtv e quindi, a volte, per strada c’era chi mi urlava contro “Mtv merda! Coglione!!!”, così dal nulla… Io arrivavo da Osnago, dove ci conoscevamo tutti, e a un certo punto uno sconosciuto davanti al bar Rattazzo, in Ticinese, con una birra in mano, i dread e un aspetto un po’ alternativo, ti insultava per strada e tutti si giravano a vedere a guardare chi era quello insultato. Era molto… era abbastanza… umiliante.

AMICIZIA
Fu molto facile trovare amicizie, veramente facile. Io ho sempre sentito dire Milano è una città molto chiusa. Guardate che i milanesi ti aprono la porta di casa, ti fanno entrare, c’è un’accoglienza pazzesca. Pensa a quanta gente hanno dovuto accogliere nel corso degli anni. Altro che ospitalità…

MILANO DA AMARE
Bisogna imparare ad amare di più la città. A me sembra che tutti stiano a Milano e tutti si lamentino di essere a Milano, tutti vedono solamente le cose brutte mai le cose belle. È più facile e divertente con gli amici dire che Milano e brutta e che uno non vede l’ora di trasferirsi a Roma. Roma io la amo, è bellissima, ma non ci vivrei mai. Detto questo, Milano va amata di più. Non è perfetta. Ha i suoi lati negativi e ha le sue cose che non mi tornano, non mi piacciono e mi fanno innervosire. Per esempio, la gente che butta di tutto nel Naviglio: i gatti morti, le bottiglie… Cioè, ma come stai? Questo vuol dire che non hai rispetto per il posto dove vivi. Non ti piace.

RAPINA A MANO ARMATA
Ricordo che una volta, sotto casa, mi rapinarono con una pistola. Era il 2008. ero in centro a Porta Venezia, abitavo in via Eustachi. Parcheggiai la macchina e un ragazzo… io spensi la macchina e vidi una figura accanto me che mi stava aprendo la portiera… io dissi: mi hai fatto spaventare perché pensavo – scusate… – che fosse uno che mi aveva riconosciuto… io ebbi il riflesso però di chiudere subito la portiera. lui la riaprì e mi fece vedere il ferro, quindi salì in macchina, e poi salì anche uno scagnozzo dietro: con la pistola puntata mi tolsero 90 euro e mi rubarono il bancomat. Fu una cosa che mi segnò perché la grande città è fatta anche di queste cose. Non dico che Milano sia una città più o meno pericolosa di altre. trovo più pericolosa Roma, per esempio. Mi capitò anche questo e da allora tengo un paio di occhi aperti, non solo uno…

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LA NUOVA MILANO
Ai milanesi piace tanto andare in piazza Gae Aulenti, vedere il grattacielo, la cosa nuova… non dico che non si debba fare: è sbagliato farlo lì… tu non puoi costruire un grattacielo di 82 piani davanti a una casa di ringhiera, che fino a ieri prima aveva il sole che gli abatteva contro. Se gli costruisci il grattacielo davanti fai un mostro. Ma perché lo fanno lì? Perché il prezzo al metro quadrato è maggiore, se lo fai vicino corso Como, come tu mi insegni… se lo fai in Bovisa… ah io non ci vado in Bovisa, se me la regali la casa, allora forse vado a vivere in un grattacielo.

LA ZONA DI MILANO DA RIVALUTARE
Dico quella che forse è più inaspettata: via Padova. Per me è stato il tragitto per andare al posto di lavoro, Mtv, per dieci anni. Prendevo il bus in piazzale Loreto e percorrevo tutta via Padova per arrivare in via Gioacchino Belli. Via Padova è una strada purtroppo un po’ strana, a volte c’è degrado, l’immigrazione può far paura, ma io ci sono molto affezionato ed è forse la via più simile a Brick Lane di Londra che abbiamo a Milano. Non è che adesso perché abbiamo costruito tre grattacieli Milano deve assomigliare a New York. Il problema è proprio questo: Milano prima era Milano e non doveva assomigliare a niente, anzi: le altre città cercavano di assomigliare a Milano. Io spero che Milano torni a non voler assomigliare a nessuno se non a se stessa.

GRAZIE MILANO
Non sarei riuscito a fare quello che ho fatto a Bologna o a Roma, non credo: mi sono sentito alieno a lungo, mentre Milano mi ha accolto subito a braccia aperte. Trovo che Milano sia una città italiana, ma anche a più europea tra le città italiane. Roma è uno stato a sé, diverso, funziona tutto in maniera diversa rispetto a Milano. Non è un discorso Nord-Sud, attenzione, è proprio un discorso che Roma è Roma, funziona così da migliaia di anni, e nun ce dovete rompe’ le scatole, funziona così, famo così e ‘amo sempre fatto così. Invece Milano si è sempre dovuta arrabattare per cercare di stare al passo con i tempi, non è mai stata capitale, e se voleva stare dietro alle altre grandi città europee doveva darsi da fare.