GIULIA MIZZONI
Milanese di Roma, 31 anni, conduttrice e telecronista sportiva

IL PASTICCIERE, L'ICONA GAY E QUEGLI SCONOSCIUTI DEI CALCIATORI

GIULIA MIZZONI

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

Milanese de Roma, Giulia Mizzoni vive in città da cinque anni, ne ha 31 ed è conduttrice e telecronista di FoxSports, in pratica l’unico volto femminile del canale. Nel 2011 Giulia è stata la prima donna italiana a fare la telecronaca di una partita di Champions League (per la cronaca: RC Genk-Bayer Leverkusen). A maggio è diventata  mamma di Pietro, il suo primo figlio. Per un po’ gli appassionati di calcio non la vedranno.

Il papà è un collega giornalista o un calciatore?
«Per carità, né l’uno né l’altro. Il mio compagno fa il pasticciere».
Romano o milanese?
«Ligure, anche lui trapiantato a Milano. Lavora nel ristorante della Triennale guidato dallo chef stellato Stefano Cerveni».
Lei ha parenti che lavorano in Tv?
«Nessuno. Papà fa il dentista, mamma ha un B&B. Sono l’unica pecora nera della famiglia».
Studi fatti?
«Prima mi sono iscritta a Legge, come mia madre, poi ho mollato e sono passata a Scienze della Comunicazione. Ho iniziato a fare i primi lavori a 19 anni seguendo le partite dei bambini di 12-13 anni nei campetti di periferia. Lo facevo per minuscole radio e tv locali. Ho seguito anche i ragazzini della Romulea allenati da Andrea Stramaccioni. Che è più vecchio di me, sia chiaro».
Ha mai giocato a calcio?
«Ho provato solo una volta, ma mi sono sfasciata una caviglia. Sono completamente negata. Allo stadio, però, sono sempre andata. In curva, ovviamente».
A tifare Roma o Lazio?
«Non si dice».
Suo padre è della Roma.
«Vabbè… Roma. Mio padre mi racconta che da bambina ero anche innamorata del Principe, Giuseppe Giannini. Io non me lo ricordo, ma se lo dice lui…».
Com’è arrivata a Milano?
«Dopo un anno di gavetta in un piccolo canale, Retesport, sono passata a Dalia Tv, che però è durata poco».
E poi?
«Dopo la chiusura di Dalia nel 2011, a giugno, ho avuto la possibilità di fare una sostituzione estiva di tre mesi. E sono abarcata a Milano. Per fortuna la collega Anna Billò è rimasta incinta, io ho preso il suo posto, e così ho cominciato a seguire il calcio internazionale».
Come prepara le sue telecronache?
«Leggo qualsiasi cosa sulle squadre. Il problema è che non tutte le partite finiscono 4 a 2, anzi, a volte sono noiosissime e bisogna attrezzarsi».
L’errore più frequente?
«All’inizio parlavo troppo per via della formazione radiofonica, e per questo mi sono presa qualche cazziatone. Il segreto per fare bene è non dire troppo, avere il senso del ritmo, e non dare mai un valanga di informazioni, ma solo quelle giuste al momento giusto».
La cazzata più clamorosa che ha detto in diretta?
«A parte il fatto di sbagliare ogni tanto il nome del marcatore, la più grande l’ho fatta quando ho parlato per buona parte della partita di un giocatore squalificato come se fosse in campo».
I suoi riferimenti professionali?
«La verità? Nessuno. Ma rispetto tutti, soprattutto le colleghe più grandi di me».
Le piaceva la Domenica Sportiva condotta da Paola Ferrari?
«Mah! Diciamo che non mi riguardava. Per me in Italia la signora del calcio è Ilaria D’Amico, una professionista inimitabile, quando c’è lei in video si illumina tutto. È bravissima, un talento puro. Ha un passo in più».
E quelle della Rai ce l’hanno in meno?
«Sono diverse. Hanno la loro linea e se va bene a loro, va benissimo così. Nel mio piccolo io ho un modo tutto mio di presentarmi in video, sono una che non si prende mai troppo sul serio. Adesso, con il pancione, mi chiamano cangurotto».
Farà tutta la maternità o tornerà subito al lavoro?
«Sarò al mio posto più o meno all’inizio del campionato, a settembre. Le nonne sono tutte e due fuori città, dovremo organizzarci con loro e con una tata».
Il primo impatto con Milano com’è stato?
«Pesante. Sono molto legata alla famiglia e dal punto di vista umano ho sofferto. Poi con il tempo è cambiato tutto. I primi tempi appena potevo prendevo il treno e scappavo giù».
Quando è passata questa fase?
«Forse non passerà mai… Però adesso la mia vita è qui, sono milanese. Grazie a questa città sono riuscita a lavorare ai livelli che avevo sempre sognato».
Il bambino è nato a Milano?

«A Roma, non ce la facevo a stare da sola l’ultimo mese. Il papà ho dovuto convincerlo un po’ perché lui fino all’ultimo dovrà lavorare, mentre io scenderò un po’ prima».
Il bello di Milano?
«Il lavoro, l’organizzazione, la praticità. Amo Roma, ma lì ogni cosa diventa complicata. Qui è tutto più vivibile, a misura d’uomo e di lavoratore. Roma va bene per le vacanze».
Il brutto?
«A me manca il mare di Roma, che non è bello ma ci si arriva con 20 minuti d’auto».
I milanesi come sono?
«Né chiusi né freddi. Oddio, milanesi milanesi ne conosco pochi, anche perché ne esistono pochi, vengono quasi tutti da fuori. Sky, per esempio, è una colonia romana. Di sicuro va detto che le milanesi sono belle e curatissime. Hanno uno stile che a Roma non abbiamo».
Si è milanesizzata in qualche modo?
«Boh! Mia madre, che ama Milano perché pulita, organizzata ed educata, dice che adesso il mio accento romano si sente più di prima».
Per caso è una di quelle che quando sta con un gruppo di romani inizia a dire a tutti gli altri: «Perché noi abbiamo questo, abbiamo quello… Noi facciamo così, noi facciamo colà…»? Insomma, la solita storia su Roma Caput Mundi che ormai fa un po’ ridere.
«Ogni tanto scappa una battuta, lo ammetto. Ao! Roma è Roma, dai».
In qualche modo Milano l’ha cambiata, o no?
«Certo. A Roma ero una ragazza che viveva con i genitori, qui sono diventata una donna indipendente».
Quali sono le zone della città a cui è più legata?
«Città Studi e Arco della Pace, dove ho vissuto e vivo».
Ha preso la residenza?
«In questi giorni. Non è stato facile staccarsi da Roma, ma non c’era altro modo per avere il permesso di parcheggiare in zona».
Se le offrissero un altro lavoro a Roma tornerebbe?
«Dipende. Giù è difficile che ci sia qualcosa all’altezza. A pari condizioni ci penserei, ovvio, ma ormai sono qui».
Quindi Milano è per sempre?
«Per ora sì, è per sempre. Ma non esageriamo».
Ha mai avuto problemi perche donna, l’unica su una redazione di 15 persone, in un ambiente iper maschilista?
«Mai. Qualche scherzo, ma niente di più. Parità totale».
I calciatori come sono?
«E chi li ha visti? Ho sempre fatto telecronache da studio, sia in radio che in Tv. In campo sono andato pochissime volte».
Nella rubrica del telefonino di chi ha i numeri?
«Di Canio, ma solo perché lavora con me. Altrimenti zero, non conosco calciatori»..
Mai stata fidanzata con uno di loro?
«Con quelli che giocano a calciotto con gli amici, sì. Con quelli veri, mai».
Il calcio femminile le piace?
«L’ho seguito professionalmente per le Olimpiadi del 2012. È interessante, ma per una questione fisica non è la stessa cosa».
È vero che le calciatrici sono tutte lesbiche?
«Così si dice».
In giro si dice anche che lei sia una piccola icona per le calciatrici gay: che ne pensa?
«Davvero? Non lo sapevo, giuro. Però mi fa piacere».