LINUS (Pasquale Di Molfetta)
Milanese di Foligno, 57 anni, direttore e voce storica di Radio Deejay

«IO SINDACO? NON ME LO CHIEDERANNO MAI, COME X FACTOR...»

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

LINUS

Nato a Foligno, 57 anni, sposato con due figli, Pasquale Di Molfetta è direttore di Radio Deejay dal 1995, emittente per cui lavora dal 1984, quando il grande capo era Claudio Cecchetto. In quest’intervista Linus parla di tutto un po': l’infanzia a Paderno Dugnano e la sua condizione di “terrone”, le bocciature a scuola e gli inizi in radio, il sindaco Pisapia e l’ex assessore Boeri, la moschea da fare  e il rispetto reciproco, X Factor e i furti di bicicletta… Non si è tirato indietro. Quindi, grazie Linus.

Trascrizione intervista a LINUS

PADERNO, PROVINCIA DI MILANO
Io sono cresciuto in un paese di periferia che era lontano anni luce dalla metropoli, cioè la distanza tra Milano e dove stavo io era di pochissimi chilometri, ma penso di aver cominciato a conoscere Milano solo alla fine delle superiori, diciamo alla prima fidanzata milanese. Era un punto d’arrivo, Milano, una città che tutto sommato rappresentava qualcosa. Ai tempi era sicuramente una Milano più bella di quella di oggi, magari non fino in fondo perché se guardi le cartoline c’erano le macchine in Piazza del Duomo, e questo sicuramente non era meraviglioso, però era molto più caratterizzata.

UN MILANESE “TERRONE”
Era una Milano fatta da milanesi, lo dico da milanese terrone nel senso che comunque il milanese è una figura un po’ ibrida: per me è milanese chi vive e ha vissuto qui, non ha importanza il pedigree, credo. Io sono figlio di pugliesi, nato in Umbria, sposato con una romagnola… ma mi sento profondamente milanese.

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI PASQUALE
Io sono un bambino degli anni Sessanta, mi chiamo Pasquale, come mio nonno, e Di Molfetta come la città di origine dei miei, anche se poi erano di Canosa di Puglia, che è li vicino. Però insomma era proprio una etichetta da terùn.

IMBARAZZI ALL’ANAGRAFE
Mi ricordo ancora come se fosse oggi, e forse non me ne sono ancora liberato, l’imbarazzo e la vergogna che provavo in particolare all’Ufficio Anagrafe. Non so se è ancora così, ma mi ricordo i miei tredici-quattordici anni pieni di certificati da fare, per qualunque motivo: per la scuola, o per qualsiasi altra cosa, io una volta ogni tre mesi ero all’anagrafe di Paderno Dugnano. C’era questo bancone molto alto per cui ero sotto, già in soggezione, c’era la fila e poi arrivavo io. E mi chiedevano: “Cosa vuoi?”. E io avevo tutta la mia trafila: “Stato di famiglia”. “Per chi è?”. “Per me”, e cercavo sempre un po’ di prolungare l’agonia. “Nome del capo famiglia?”. “Di Molfetta”. “Come?” (lo stronzo), “ Di Molfetta” e mi sembrava che tutti già si girassero e mi dicessero “terùn”. “Nome del capo famiglia?”. “Michele”, e lì ero fortunato perché il nome di mio padre era tutto sommato trasversale. “Per chi è?“. “Per me”. “Come ti chiami?”. “Pasquale (sottovoce)”. Ecco io quella roba lì me la sono portata dietro per tanti anni. Se io fossi stato miliardario e mi fossi chiamato Pasquale forse me ne sarei fregato, ma povero e terrone non era bellissimo. Saranno dieci anni-quindici anni che ho superato questa cosa, diciamo verso l’età adulta radiofonica, cioè da quando ho imparato a usarla per riderci.

VADE RETRO, CRETINO
Spesso cito il mio nome per prendermi in giro e con sorpresa mi sono accorto che la gente non mi vede più come un cretino se dico che mi chiamo Pasquale, mentre io ero convinto che se avessero scoperto questo segreto sarei finito.

L’INFANZIA
Mi ricordo la mia infanzia come una stagione di grandissima tolleranza e convivenza, cioè il fatto che io parli in milanese e lo capisca perfettamente è perché io sono cresciuto in una strada dove la maggior parte dei miei vicini di casa erano milanesi. I terroni eravamo due o tre ,ma nessuno ce l’ha mai fatto pesare, anzi. Qualche volta mi sembrava anche che ne avessero un po’ , non dico soggezione, ma che fossero un po’ affascinati da questa nostra componente esotica.

IL MIO SOGNO? FARE
Quelli della mia generazione non avevano diritto ad avere sogni, cioè il mio sogno era semplicemente fare, fare qualcosa. Nella pratica non pensavo mai che avrei fatto un lavoro come questo, nel senso “artistico” e soprattutto fortunato e di successo. Io vivevo in una famiglia dove mio padre lavorava e ogni giorno portava a casa i soldi per mangiare il giorno dopo e qualche volta non ci riusciva neanche , quindi per me già l’idea di, tutto sommato, raggiungere un minimo benessere, per me era già il sogno dell’adolescenza.
La prima fortuna è stata quella di venire a Milano a vivere anche se all’inizio con un po’ di difficoltà e poi la fortuna di essere figlio di genitori così bizzarri: mia madre aveva un carattere un po’ duro però al tempo stesso molto molto ironico, questa ironia di mia mamma è la cifra distintiva che io ho messo nel mio lavoro ( e anche mio fratello).

FORTUNE DI FAMIGLIA
Mio padre aveva la passione per la musica che non aveva mai potuto sviluppare perché lo aveva tenuto solo come hobby, e anche quella ci ha instradato. Mio padre suonava la tromba, che adesso è a casa mia sul caminetto, viene lustrata, ogni tanto i miei figli ci sputano dentro per suonare ma è difficilissima.

RADIO DAYS
Io ho avuto la fortuna di essere a Milano proprio nel momento in cui le radio nascevano, cioè ho avuto la fortuna di avere 18 anni nel 1975, cioè una botta di culo pazzesca. Nessuno di quelli che facevano la radio pensava di farlo di mestiere, perché insomma ci sono voluti anni prima che le radio avessero un giro d’affari almeno dignitoso, però mi sono appassionato. Subito si è capito che avevo qualcosa in più rispetto alla maggior parte dei miei coetanei, perché poi la maggior parte dei miei coetanei ha provato a fare la radio…

UN DJ OPERAIO
Per colpa della radio, pur essendo arrivato alla quarta superiore senza nessun tipo di ostacolo, studiando poco ma venendo sempre promosso, in quinta superiore non mi hanno ammesso agli esami. Perché non ci andavo mai, avevo altre cose per la testa. Disastro!. I miei mi mandano a lavorare, a fare l’operaio. E io faccio l’operaio otto ore al giorno, alla sera vado a scuola, dopo la scuola vado in radio, per due anni ho fatto questa vita perché mi son fatto ribocciare un’altra volta perché pur andando di sera non studiavo mai, non avevo voglia e quindi di nuovo mi hanno bocciato. Dopo di che succede che finisco la scuola mi promuovono, forse per nausea di vedermi.

BYE BYE LINUS
Ma la mia fidanzata mi molla perché mi ritiene poco affidabile lei era una che studiava ragioneria e l’aveva dentro questa cosa che il fidanzato doveva essere preciso.. e io a quel punto cosa faccio? Era l’estate del ’78 e mi sono messo a fare la radio a tempo pieno, ho fatto un po’ di gavetta in piccole radio e poi sono arrivato a Milano International e poi sono arrivato qua nell’84.

SE NON FOSSI STATO QUI
Non sarei diventato il Linus di Radio Deejay che conoscete ma ce l’avrei fatta in un’altra maniera perché credo di si insomma, non è presunzione, io credo di avere la fortuna di avere un cervello equilibrato.

CERVELLO A METÀ
Nel senso che ho le due metà, le famose metà artistica e pratica molto proporzionate. Una volta per scherzo mi sono definito “artista svizzero”.

LA FORZA E IL LIMITE
Credo che la sua forza forse anche un po’ il suo limite in qualche caso possa essere che è una città senza una classe sociale precisa, mentre se penso a Torino o a altre città simili sono molto più stratificate e quindi molto più classiste, a Milano la classe prevalente è la middle class.

CERCASI BORGHESIA ILLUMINATA
È venuta un po’ a mancare, devo essere sincero, quella che una volta si chiamava “la borghesia illuminata”, io sono cresciuto con la Milano delle grandi famiglie, magari non la conoscevo io di persona, però era nell’aria, era evidente che fossero i Pirelli, i Falck, questa gente qua che guadagnava tanto ma una parte di quello che guadagnava lo ributtava nella città, non soltanto come posti di lavoro ma come opere, quella generazione li è finita e sono rimasti i finanzieri.

FINANZIERI BRUTTA GENTE
Milano capitale della finanza, la finanza è una delle parole più brutte che il vocabolario abbia mai inventato perché non ha niente a che fare con l’economia, la finanza è un’altra cosa..è speculazione, è quasi sempre brutta gente comunque e poi la Milano dei palazzinari e in questo purtroppo siamo uguali a Roma e a tante altre città.

MILANO PER TUTTI
E’ che è una città se non altro molto aperta, è una città nella quale si posso organizzare eventi di qualunque tipo e c’è sempre qualcuno interessato a seguirli. Purtroppo, ripeto, siamo un po’ ripiegati su noi stessi e un po’ rassegnati da decenni di gestione scellerata.

FATECI SOGNARE, PLEASE
Manca qualcuno capace di farci sognare, prendi Pisapia, che per me è una persona eccezionale, è stato un ottimo sindaco in questi anni lo sarà per quello che gli rimane, però gli è mancata la capacità di far passare il messaggio di quello che ha fatto.

PRIMI NEL CAR SHARING EPPURE…
Noi siamo diventati la capitale mondiale, non solo europea, del car sharing, se ce lo avessero detto 5 anni fa avremmo pensato che era una barzelletta, se ce l’abbiamo fatta è perché l’amministrazione comunale su quello si è fatta un culo, perché comunque mettere d’accordo le categorie sociali, i tassisti, tutti quanti è stato difficilissimo, ci sono riusciti, è passato il concetto siamo i migliori in europa ma non sono stati capaci lui e quelli della sua giunta di far diventare questa cosa una cosa visibile.

IL SUCCESSORE DI PISAPIA
Sentivo parlare di Ambrosoli che già era stato candidato qualche anno fa ma francamente non mi è mai molto piaciuto, non mi sembra un capace di farci sognare,anche se con Pisapia non è mai andato molto d’accordo a me piace Boeri perché mi sembra un ragazzo con una visione moderna delle cose.

SINDACO? NON ME LO CHIEDERANNO MAI
Io? Ma io ho fatto il perito elettrotecnico, no no… Sono un analfabeta, non lo posso fare, sono un disc jockey, no… ma tanto non me lo chiederanno mai! Questa è come la leggenda di X Factor: per sei mesi la gente era convinta che io sarei stato il giudice di X Factor al posto di Morgan… in verità io sapevo che non me lo avrebbero mai chiesto e non me l’hanno mai chiesto, nonostante ci fosse scritto praticamente dappertutto, perché per un certo tipo di figure ci vuole un certo tipo di personaggio e io sono semplicemente uno che fa bene il suo lavoro.

MOSCHEA? SONO TOLLERANTE, PERO’…
Io sono una persona tollerante, però alle volte penso che noi lo siamo un po’ troppo nei confronti degli altri, sono quelle cose che non si possono dire perché si passa per reazionari, io mi sono considerato per tanti anni di sinistra ma la sinistra mi ha talmente nauseato e stufato che ne prendo tranquillamente le distanze, certo se devo scegliere sto più di qua che di la ma al tempo stesso non vedo perché si debba essere così accondiscendenti o così permissivi, per carità la libertà di culto è un diritto però, cavoli, ogni tanto andrebbe barattata con qualcosa dall’altra parte, noi siamo sempre disposti a venire incontro a loro ma io non sento tanto prendere le distanze da certe realtà negative che purtroppo stiamo vedendo.

CONSIGLI PER CAPIRE MILANO
Comunque è una città questa che di opportunità ne offre tante, di non credere alla retorica delle raccomandazioni o dei “ figli di “ perché non è vero, io ne sono un esempio, e tutti quelli che lavorano con me non sono raccomandati. Però bisogna essere disposti a farsi il culo, nessuno ti regala niente tantomeno in un posto come questo.

IO, LADRO DI BICICLETTE
Io sono arrivato ad avere una stabilità radiofonica dopo 7 /8 anni che facevo la radio e in quei 7/8 anni io ne ho fatti tanti di sacrifici, mi sono trovato anche a rubare una bicicletta per tornare a casa la sera non avendo una macchina. Le zone intorno a Sant’Ambrogio, quelle viette dietro tra De Amicis e Cesare Correnti che portano dietro l’università Cattolica, ho anche abitato per un paio d’anni e ne ho un ricordo fantastico, poi magari se mi chiedi il luogo del cuore ti dico la montagnetta di San Siro. Da quanto faccio tanto sport ho riscoperto per esempio il cambiamento delle stagioni per cui luoghi come la montagnetta di San Siro, il Parco di Trenno, lo stesso piccolo Parco Sempione per me sono la mia Milano.