MALIKA AYANE
Milanese di Milano, 32 anni, cantante

«NASCERE IN QUESTA CITTÀ, LA MIA FORTUNA PIÙ GRANDE»

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

MALIKA AYANE

Dopo il grande successo dell’album Naif e del lungo e articolato tour – in due parti, nei teatri e nei club – Malika Ayane il 14 dicembre 2016 debutterà al Sistina di Roma come protagonista del musical Evita. In questa intervista parla della sua Milano, del suo nome e cognome, dei tanti lavori fatti prima di sfondare, dei lamenti dei milanesi, del destino che spesso passa anche per il bar. Di solito i cantanti italiani si prendono molto sul serio, anche troppo. Lei ride e scherza, invece, e non le spara grosse. O almeno così sembra. Verificate pure, se volete.

Trascrizione videointervista a MALIKA AYANE

Io trovo che essere nata a Milano sia stata la mia più grande fortuna. Perché mi ha permesso di accedere a scuole statali che richiedono una presenza sul territorio. Ho molti amici che dovevano prendere il treno, che ne so, da Pavia, per venire a studiare in Conservatorio, e io invece ci arrivavo sempre con il 12, il tram, nella nebbia di novembre…

MONDI DIVERSI
È anche positivo, secondo me, se una persona vuole mettersi abbastanza in gioco, vedere che esistono mondi alternativi, dei mondi di persone che stanno molto bene, hanno grandi possibilità, frequentano mondi diversi…

MILLE POSSIBILITÀ
Poter vedere che esistono altre possibilità non può che far sviluppare la voglia di migliorare la propria condizione, cosa che magari un piccolissimo centro permette sempre di accomodarsi un pochettino di più. Io non conosco tante persone che sono nate a Milano, cioè delle mie amicizie acquisite strada facendo la gran parte è gente che si è trasferita e vuol dire che qui ha trovato la possibilità di fare quello che voleva.

COME SCIURA BRAMBILLA
Crescere a Milano con un nome e cognome come il mio in realtà non è stato così complicato per una questione di origine etnica, l’unica complicazione era quella di poter arrivare in centro in città solo con un tram, un unico tram, che solo per percorrere via Mecenate ci metteva 20 minuti. La sensazione era di vivere a Milano, certo, ma nel punto più estremo della città.

IL “MIO” PARCO
È quello del Pac, perché quando andavo alle medie il mio professore di arte ci portava lì a disegnare ed era bellissimo.
Sono arrivata in via Padova a 20 anni, quando ho conosciuto il padre di mia figlia e sono andata a vivere con lui. Prima ero stata a vivere a piazza Abbiategrasso, quindi sulle periferie milanesi sono preparatissima e via Padova è il miglior posto possibile.

VIA PADOVA NUMBER ONE
Se uno arriva da fuori e deve cercare casa secondo me la deve cercare in quell’area. Secondo me la vedo come tutti i cittadini di Milano che non conoscono via Padova, cioè un posto per cui se ci entri potresti tornare a fettine, senza auto o senza scarpe, come i bulli della scuola… Quindi non si rendono conto di quanto meravigliosa sia quella parte della città, quanti ristoranti diversi esistono… ci sono tre parchi a un tiro di schioppo, vai a piedi in centro in pochissimo tempo e ancora gli affitti e le case costano meno che in altre parti della città. Piuttosto che vivere in un posto tipo viale Forze Armate, o anche in viale Ungheria, dove sono nata…

I PRIMI LAVORI
Ho fatto la cameriera a Le Trottoir e mi piace ricordarlo perché è un posto che resiste alla Milano che cambia in continuazione. Ho fatto la receptionist a Trezzano sul Naviglio, ma anche in un posto lontanissimo da tutto, a   Rogoredo. Poi ho affittato case per un’agenzia che era in Porta Lodovica. Per un periodo mi sono trovata anche con le cartoline dei ciechi, ma quando mi sono accorta che non era possibile che un’associazione di volontariato mi pagasse per vendere cartoline mi sono resa conto che era un traffico terrificante. Per cui si andava a chiedere fondi e offerte e quando mi sono resa accorta che non era possibile che si potesse alimentare (così) un’associazione, mi sono sentita una persona orrenda… Poi ho attaccato volantini, ho servito caffè agli Arcimboldi. Insomma, qualcosina.

Video / 2

GLI INIZI, GLI INCONTRI, IL BAR
Quando facevo la cameriera in un locale ho incontrato delle persone che avevano uno studio e volevano fare progetti discografici, grazie a loro ho cantato un jingle che è stato sentito dal mio primo produttore e il caso vuole che quel jingle andasse in una campagna diretta dal mio attuale marito, il che rende tutto ancora più singolare. Insomma, quello che poi è diventato il mio primo produttore aveva deciso di lavorare con me… Insomma, l’origine di tutto passa per un bar. Questo per dire che le possibilità (nella vita) sono veramente infinite.

MI LAMENTO PIÙ SPESSO…
Perché ho sonno. Io la cosa che dico più spesso è “Non sono d’accordo”, più che lamentarmi, protesto.

IL PIANO B
Tornerei dietro un bancone, probabilmente.

MILANO, CONSIGLI A UNO STRANIERO
Camminare moltissimo. Attraversare la città attraverso dei percorsi che permettono di fantasticare, guardarsi intorno, incrociare sguardi di qualsiasi tipo, e questo è già molto bello. Darei anche una mappa di due-tre posti dove sedersi e assistere a cose belle. Per esempio il chiostro del Piccolo, un posto meraviglioso, in pieno centro, dove però passano delle persone che sono lì perché vogliono andare lì, non ci passano per caso, quindi puoi incontrare la professoressa di latino milanese da 58 generazioni che ti può raccontare la sua storia o uno studente che sta facendo una ricerca su qualche autore sconosciuto. O me, che non so che fare per due ore e quindi mi prendo il tempo… Poi un posto qualsiasi alle colonne di San Lorenzo, che c’è un traffico bellissimo di gente molto diverso dai dark e i punk che saltano fuori solo il fine settimana e non si sa dove li tengano il resto della settimana, fino alle vecchiette che esistevano molto prima che fosse di moda passeggiare per il Ticinese.

LASCIARE MILANO
L’abbandonerei solo per un posto più grande di Milano e ce ne sono… però che dia questo senso di accoglienza. Mi piace questa idea di poter vivere ovunque ma di appartenere a un posto solo. Se io non avessi famiglia non avrei neanche una casa e vivrei continuamente in posti diversi, ma quando torno è bello tornare qui.

UN PAESE CHIAMATO NAVIGLIO
La vita sul Naviglio mi diverte moltissimo perché sembra di essere in un paesino dove si conoscono tutti, ma veramente tutti, ci si incontra nei bar. Tutti i bar riescono ad avere i residenti come clienti, quindi non c’è competizione, anzi i baristi stessi vanno a trovarsi negli altri bar perché è evidente che i Navigli è zona o di bar o di ristoranti. Succede però che nel fine settimana o nelle sere d’estate arrivino fiumi di persone da ogni parte della città o dell’hinterland per cui il residente medio del Naviglio si nasconde, chiude le serrande… Io me lo immagino un po’ cinematograficamente quando c’è l’allerta uragano…

I LAMENTI DEI MILANESI
La cosa che mi fa ridere, anche se è una tendenza un po’ in diminuzione, è il fatto che si dica sempre che Milano la si odia ma poi tutti sono qui e si divertono tantissimo a esserci, il che li rende molto milanesi perché si lamentano di qualsiasi cosa…!!!

MILANO È…
Empatica, anche se non sembra. Incasinata e flessibile. Finalmente!

CREDITI
La videointervista e il servizio fotografico a Malika Ayane sono stati realizzati all’interno dell’albergo ME Milan Il Duca (piazza della Repubblica, 20124 Milano), che si ringrazia per la preziosa e cortese collaborazione.