MICHELA GATTERMAYER
Milanese di Milano, 53 anni, fashion director

FONDAZIONE PRADA E ARMANI SILOS: SOTTO IL VESTITO, TUTTO

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

IMSN Michela GATTERMAYER.jpg (giornalista) MILANO

Milanese doc, 53 anni, single e senza figli, Michela Gattermayer è uno dei nomi più influenti e stimati del giornalismo di moda italiano. Fra i tanti periodici in cui ha lavorato – da direttore o da vicedirettore – compaiono anche Elle, Velvet, Vanity Fair. Dal 2013 è vicedirettore moda di Gioia!, settimanale della Hearst Magazines Italia che in pochi mesi ha rinnovato e rilanciato sul mercato. Ironica, creativa, controcorrente, Gattermayer ha l’occhio lungo e riesce ad anticipare sempre nuovi gusti e tendenze, a creare immagini sofisticate, a scrivere articoli bizzarri e coinvolgenti. Particolare da non trascurare, Michela è addirittura una persona perbene, cosa non proprio scontata visti gli ambienti professionali – giornalismo e moda – in cui si muove. Qui parla della “sua” Milano, la crisi, la nascita della moda, gli anni ’80, i grandi stilisti ormai moderni mecenati, le donne milanesi, i bauscia…

Trascrizione intervista video a MICHELA GATTERMAYER

Sono una milanese doc, (arrivata) con l’austriaco invasore… Siamo qua dal 1600-1700 per cui siamo molto milanesi (noi Gattermayer).

IL MILANESE È CAMBIATO
Il milanese vero è cambiato e si vede, perché è più internazionale, ha imparato a viaggiare, ad andare in giro. Cosa che poi si riflette sulla città, che è meno borghese e provinciale rispetto a come era fino a poco tempo fa, una ventina di anni fa.

PICCOLA E ACCOGLIENTE
Milano è molto più accogliente di quello che sembra, è una città molto piccola e anche questo è il suo bello. La grande forza di Milano è essere minuscola: se tu hai un motorino attraversi da Città Studi all’altra parte della Fiera in meno di un quarto d’ora. Per cui se hai un amico dall’altra parte della città non è un problema incontrarsi.

MILANO SOLO ANDATA
Io ho tanti amici napoletani e pugliesi. i primi anni, quando studiavano all’università, erano disperati. Gli mancava tutto. Non avevano il mare, la lingua era diversa, e anche il cibo allora era molto diverso. Poi alla fine non sono voluti più tornare a casa loro…

BAUSCIA BYE BYE
Non c’è più il milanese antipatico. Il bauscia, come si dice, quello con l’orologione o la macchinona ormai fa ridere, non esiste più. Milano non è più quella roba lì. La Milano nuova è cambiata tantissimo.

UN’ENERGIA POSITIVA
Expo mi stava sulle balle, pensavo fosse una cazzata. In realtà mi ritrovo a dire che Milano adesso è molto divertente. C’è un’energia buona, positiva. Questo grazie anche alla moda e al design.

GLI ITALIANI E LA MODA

Gli italiani sono bravissimi a fare la moda e il design per cui di fatto non si può prescindere da Milano quando si parla di immagine e di queste cose. A parte gli ultimi anni di crisi per cui la città era molto depressa, adesso è riesplosa la voglia di vivere.

LA NASCITA DELLA MODA

Siccome stava nascendo (la moda) c’era il grande divertimento della sperimentazione: sbagliavi, buttavi via, e rifacevi. Non era come adesso che è tutto business e l’errore non è ammesso. Eravamo tutti giovani, tutti con grandissima energia, non c’era niente per cui era tutto da inventare.
La cosa interessante è che le nuove generazioni sono innamoratissime della moda. Un po’ anche per colpa nostra, che abbiamo obbligato tutti a essere di moda. Volente o nolente la moda la respiri, ma questo vale in tutto il mondo. Poi Milano che è una città che di moda vive, la sente di più.

I NUOVI MECENATI
La fortuna di queste aziende, che hanno saputo capitalizzare bene, e che hanno fatto da mecenati. In fondo, con loro la moda entra dappertutto: perché hanno i soldi per girare i film più belli, pubblicano libri bellissimi, fanno mostre bellissime. A Milano hanno creato imperi alcuni di loro, quindi quello che hanno fatta Prada e Armani negli ultimi tempi: regalare alla città degli spazi espositivi è meraviglioso. dimostra che forse gli stilisti, e quelli che lavorano nella moda, sono i nuovo principi rinascimentali, quelli che hanno veri denari e si possono permettere di spendere per fare del bene alla comunità.

MILANO E LA MODA: LE CINQUANTENNI
La cinquantenne va da quella un po’ intellettuale, scarpa bassa, pantaloni larghi, giacca morbida all’Armani o quel genere lì… un po’ raffinata, che è come se avesse un po’ abbandonato l’aspetto sessuale della sua vita e si preoccupa di andare a vedere le mostre, ha già dei nipoti. E poi c’è quella che invece non molla: taccata, minigonna, liftata, assatanatissima… Perché gli amici che hanno più di 50 anni sono letteralmente presi d’assalto, anche quelli che hai sempre visto come degli sfigati, improvvisamente sono diventati appetibili per qualsiasi donna di una certa età…

2/ LE QUARANTENNI
Le quarantenni sono un po’ diverse, stanno lavorando tanto e hanno avuto meno fortuna della cinquantenne che ha iniziato a lavorare negli anni ’80, quando tutto era più facile. Fanno più fatica, si sbattono, magari hanno ancora i figli piccoli perché li hanno fatti tardi… La quarantenne che invece ha deciso di non fare figli è più fashion, si può permettere di comprare delle cose belle, firmate. Tutte molto fisicate, perché fanno tanto sport le milanesi.

3 / LE TRENTENNI
La trentenne è disperata, o ha i figli piccolissimi, se li ha fatti, o è molto in carriera, solo che di fatto una carriera da fare non c’è più. Oggi è molto più difficile far carriera rispetto a una volta… per cui le vedi che comprano le cose da Zara, il tailleur per i lavoro ma anche la cosa di moda un po’ così perché ancora non hanno i soldissimi…

4 / LE VENTENNI
Sono chiaramente perse, come eravamo tutte a vent’anni. Solo che noi eravamo più facilitati nel lavoro, loro hanno più difficoltà. Mi sembrano molto scoglionati, fumatoni… Fermo restando che da 50 anni in giù siamo tutti convinti di essere ancora adolescenti per cui facciamo un sacco di casini.

MILANO DA VEDERE
Fra le cose nuove, assolutamente la Fondazione Prada, che probabilmente al momento, secondo me, è il più bel museo del mondo. Poi sono molto affezionato al parco della Villa Reale, quello che all’ingresso con il cartello in cui si dice che gli adulti non possono entrare se non accompagnati dai bambini. E poi la Bicocca un posto che io trovo stupefacente con le torri di Kiefer.

I FAVOLOSI ’50
Certo, se parli con mio padre, un uomo di 86 anni che si è fatto la Milano degli anni ’50 te la descrive come un posto meraviglioso, con le gallerie d’arte piu belle d’Europa, una città in cui nascevano i fotografi, la pubblicità… noi viviamo di quella Milano lì, abbiamo preso il buono di quella Milano lì. Non è più una città difficile, secondo me. È chiaro che a Milano devi lavorare, perché se qui non lavori ti fai due palle come una capanna.

RITMI MILANESI
Quando incominci a fare una vita milanese che è fatta veramente di lavoro: io mi alzo alle sei e mezza del mattino, dopo un’ora sono fuori, e torno a casa alle nove di sera. Non invitarmi a una festa perché mi fai solo del male.

VIA PER IL WEEK END?
Secondo me si scappava, con la Milano nuova ci stai volentieri, ci sono più posti belli. Stanno aprendo tantissimi locali, tantissimi ristoranti, spero che aumenti il verde, come promesso, per cui la gente si sdraia sul prato in mutande il sabato e la domenica come succede in tutte le grandi città.

BELLI SOLO SE…
La sua bellezza va un attimo colta, a me non piacciono tutte le cose che sono state fatte. La zona delle Varesina con i grattacieli a me non piace, la trovo già vecchia. Se non perdiamo la nostra identità, il giallo in po’ spento delle case milanesi, le case di ringhiera, quelle che sono le nostre caratteristiche, se riusciamo a far convivere le due cose, allora abbiamo fatto bingo e riusciamo a essere belli.

MILANO COME CAMBIA
Milano è una città che dà opportunità e in questo senso ti può cambiare in meglio. A meno che tu non abbia problemi di lavoro, o che tu faccia fatica a entrare nel ritmo di questa città o non trovi amici. Non devi avere l’elicottero, per stare bene basta che tu non debba fare i salti mortali per arrivare a fine mese.

LASCIARE MILANO
Non ci penso nemmeno, è il mio grosso limite… perché a me piacciono le radici, se riesci ad averle sei fortunato. Invidio molto quelli che non le hanno perché chiaramente sono molto più liberi…

MOSCHEA SI O NO?
Io credo che assolutamente ci voglia. Come noi abbiamo costruito le nostre chiese in posti dove non esistevano, è giusto che loro costruiscano le loro moschee in posti dove non esistevano.

CRISI, CRISI, CRISI…
Il grosso problema non è soltanto di crisi economica, che forse Milano essendo di base una città ricca, una città produttiva, risolverà molto più facilmente rispetto al resto d’Italia. Detto questo sono convinta che c’è una crisi personale che crea problemi a tutti. Questa paura che abbiamo di invecchiare, di non farcela perché… Qualcuno di noi aveva la fortuna di essere un lavoratore dipendente per cui avevi quella certezza lì, che aiutava tantissimo, ovviamente parlo di quelli seri che hanno voglia di fare e non quelli che rubano lo stipendio che in questo momento andrebbero licenziati tutti in toto per fare posto a chi ha voglia di lavorare. Purtroppo nelle aziende è pieno di gente così e la crisi ha scoperchiato tutto questo. Io ne faccio più una questione di crisi delle persone, che è più difficile da risolvere.

IL BLUFF DEGLI ANNI ’80
Gli anni ’80 ci hanno fatto credere che da lì in poi saremmo esplosi: sarebbe stato tutto in salita come meraviglia e in discesa come difficoltà. Non è vero. La Milano da bere è un po’ una bufala, noi non eravamo così. Eravamo molto più sgarrupati, anche più poveri. Se in quegli anni lì avessi avuto 10 anni di più probabilmente avrei guadagnato molto di più perché avrei saputo fare un lavoro che in quegli anni stavo imparando. Fortunati quelli che avevano 30 anni negli anni ’80 che se sono stati bravi hanno anche capitalizzato molto bene.
Io mi ricordo queste discoteche molto divertenti, si andava a ballare tutte le sere, anche con musica brutta come quella degli anni ’80… arrivava dalla meravigliosa musica degli anni ’70, ma fa niente…
Eravamo leggeri, non superficiali, ma eravamo leggeri, Milano ce lo permetteva… Un pochino la pappa pronta ce la siamo trovata. Anche se poi abbiamo lavorato tantissimo per fare la nostra storia personale. Però per noi è stato più semplice. Adesso abbiamo capito che non c’è niente di facile e questa cosa a noi cinquantenni ci ha un po’ spiazzato: avevamo creduto in una cosa stupida in cui non bisognava assolutamente credere… Detto questo, le nuove generazioni saranno più brave di noi, di questo sono convinta.
Io adesso uso i mezzi pubblici, soprattutto tram, e lo trovo bellissimo. In metro però si parla solo di soldi, prima c’era anche il pettegolezzo divertente per cui stavi lì ad ascoltare gli altri. Prima c’era il gossip. adesso no, tutti parlano di soldi che non ci sono, di come fare a pagare le bollette, le tasse, la scuola ,i problemi con l’alcool e via così. Scendi dal tram che hai un’angoscia mostruosa.

DAMMI TRE PAROLE
Finalmente bella, visto che tutti dicono che lo sta diventando. Accogliente. Divertente. Ci si diverte molto a MIlano.

LA MARCIA IN PIÙ
La forza fisica, le spalle larghe. Ma i napoletani hanno una marcia in più…