RAUL CREMONA
Milanese di Milano, 59 anni, mago e comico

CON LA BACCHETTA MAGICA CHE COSA FAREI SPARIRE? LA BUROCRAZIA

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

RAUL CREMONA

Mago prima, comico dopo. L’uno senza mai dimenticare l’altro. Milanese figlio di milanesi, Raul Cremona, 59 anni, è un personaggio decisamente singolare. Figlio e nipote di imbonitori – papà e nonno esercitavano a piazza del Duomo e dintorni – Raul è rimasto stregato dalla magia da bambino, grazie a una scatola nera avuta in regalo dalla nonna, e non l’ha mai abbandonata. Non a caso oggi è il presidente del Club arti magiche, lo stesso a cui si era iscritto da piccolo. Raul ha poi fatto il rappresentante di prodotti odontotecnici, il mago-comico, il mago Oronzo, e non si è più fermato. Dal Derby a Zelig ai palcoscenici di tutta Italia, è diventato un personaggio amato e stimato da una parte all’altra d’Italia. In questa intervista parla delle sue origini, i parenti molto speciali, i primi lavori in Tv, gli spettacoli, i colleghi, i guadagni da mago, Frank Sinatra e un sipario bello e costoso…

Trascrizione videointervista a RAUL CREMONA

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MILANO, PORTA ROMANA
Sono nato a piazza Ferrara, vicino a piazzale Corvetto. Ci sono nati anche i miei genitori. In fondo a Piazza Ferrara si arriva in via Bessarione, piazza Gilberto. Anticamente era un paesino… Mi sono spostato non di molto, oggi vivo sempre in Porta Romana ma sono più vicino a Piazzale Libia.

LA SCATOLA MAGICA
Il regalo era di mia nonna Giuditta, che morì giovane, a 59 anni. La ricordo poco, mi ricordo che correvamo io e mio fratello e andavamo su da lei, viveva in una casa di ringhiera, all’ultimo piano. Oggi non ce la farei mai, aprivo il frigorifero e bevevo tutte quelle gazzose, il Ginger, tutte quelle cose che andavano di moda negli anni ’60. La cedrata, la Giommy, il chinotto…”Venite qua per bere voialtri, mica per salutare la vostra nonna”. Poi via di corsa…

IL CILINDRO, LE CARTE LE PALLINE
Nel ’64 trovo questa scatola della Arco. Era tutta nera con un bollo sopra. C’erano un cilindro, le carte, le palline… Il mago… Io guardando la scatola rimasi colpito.

LA SCATOLA PERSA E RICOMPRATA
Quella scatola poi è andata persa ma io negli anni l’ho ritrovata dai rigattieri, l’ho ricomprata. È sempre quella della Arco. “Prendila, portala via. Te la regalo”, anni fa. Un’altra volta, molto più di recente, l’ho dovuta pagare cento euro.

IL CIRCOLO DEI MAGHI
A 17 anni entrai nel Circolo dei Maghi, un clan, di cui oggi sono presidente.

LA FABBRICA DELLE CAMPANE
Abbiamo una sede molto bella, la Fabbrica delle Campane, all’Isola, in via Thaon di Revel. È bellissima perché entri in quest’ambiente ottocentesco, sotto abbiamo questa circolo nostro con tutti mattoni a vista e un piccolo palcoscenico.

RAPPRESENTANTE E SHOWMAN
Quando facevo il rappresentante facevo tutte le feste di questa azienda per la quale lavoravo. Si chiamava American Dental, aveva sede a Genova e il titolare era un certo Furio Belloro, che ricordo con grande stima perché era una gran brava persona. Vendevamo prodotti odontotecnici, prodotti che importavamo dalla Svezia e dall’America. Io come dimostratore lavoravo assieme ai rappresentanti e mostravo i prodotti.

E ADESSO…
Finiva sempre nella stessa maniera… Al termine delle riunioni lui, il titolare, si alzava e diceva: ” Bene e adesso, per concludere la nostra festa, ecco Raul Cremona che ci farà lo spettacolo…!!!”.

IL CAPPELLO SULLE 23
Poi un giorno finisce che vado in quella trasmissione della Rai, “Il cappello sulle 23”, regia di Mario Landi, con Paolo Mosca, Federico Monti Arduini e Rosa Fumetto. Nella sigla come Raul Cremona faccio i miei giochi, intrattenevo le star che arrivavano in trasmissione. Un giorno c’era Barbara Bouchet, un altro giorno Agostina Belli… Insomma, personaggi. Durante una riunione a un certo punto uno di questi rappresentanti mi guardava in maniera un po’ strana…”Scusa, posso farti una domanda?”. “Sì, certo. Dimmi”. “Ma tu ieri sera eri in televisione con Barbara Bouchet?”. E io gli dissi: “Sì, perché?”. “Ma che ci stai a fare qua? Vai, vai… vai da Barbara Bouchet”.

LA SVOLTA
Era l’avvisaglia di un cambiamento che sarebbe avvenuto da lì a poco. Tanto è vero che poi mi licenziai. Ho avuto grande fortuna perché papà, che era un personaggio, e mio nonno pure, non mi hanno mai creato problemi. Non provengo da una famiglia borghese nella quale I limiti e i doveri erano pesanti. Mai sentito cose tipo: ”Tu devi diventare”, “tu devi fare come noi”…

PAPÀ E NONNO IMBONITORI
Mio padre era un imbonitore di piazza, mio nonno era un imbonitore di piazza… Mio nonno addirittura era un personaggio popolare di una Milano estinta, che non c’è più… Un fenomeno.

FAMIGLIA DI INTRATTENITORI
La tradizione vuole che comunque quei venditori, prima della guerra, vendessero anche tanto spettacolo, travestimenti, vestiti particolari… Oltre a una serie di oggetti utili – più o meno – per le cose di tutti giorni. Per esempio, un disappannante per i vetri delle macchine, che altro non era che sapone tagliato a fette e incartato con l’alluminio. Lo passavi sopra il vetro, provaci, e quello non si appannava. Era un mestiere fatto così.

IL DUOMO COME IL PALCO
Mio padre aveva il posteggio in centro, questo è importante da dire perché voleva dire che aveva Piazza del Duomo, corso Vittorio Emanuele, come palcoscenico. Per cui, da piccolo, i miei mi portavano in piazza del Duomo a vedere nonno che parlava con tutta la gente intorno… Mi domandavo, avevo sei anni, che lavoro fosse quello di nonno.

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I GUADAGNI DEL MAGO
Mio padre rimase contento quando arrivò il momento in cui gli dissi: ”Vabbè, io faccio il mago…”. Mio padre, però, a un certo punto mi fece “la” domanda: ”Ma quanto guadagni?”. Gli dissi quello che riuscivo a portare a casa e allora lui mi rispose: ”Beh, allora fallo!”.

I SEGRETI DI PAPÀ
Dopo aver fatto tutte queste esperienze, ho lavorato tanto con mio padre, ho rubato tutte le cose che stavano in quella piazza, tutto sulla psicologia delle persone… Nel frattempo mi esercitavo con i giochi di prestigio, i classici della magia: il sacchetto dell’uovo, gli anelli cinesi, il fazzoletto che cambia colore.. Avevo in mano, o in tasca, tre o quattro giochi che ogni tanto utilizzavo. ”Signori, Raoul Cremona!”. Mi divertivo così.

PASSAGGIO AL DERBY
Una sera fra le tante, orbitando nei vari locali, capitai anche al Derby. Nell’83 cominciava a essere in crisi, avrebbe poi chiuso nell’86, ma la mitica signora Bongiovanni continuava a dirmi: ”Qui non vogliamo maghi, niente maghi qui, noi i maghi non li vogliamo…”. Una sera, però, a furia di rompere mi fa: ”Sali sul palco e vai”. Feci una settimana. Mi ricordo tutti i personaggi che c’erano con me in quelle sere: Claudio Bisio, Antonio Catania, Paolo Rossi, Giorgio Porcaro… Aldo Giovanni e Giacomo che facevano gli acrobati!

IL MAGO E IL COMICO
All’inizio ero solamente un prestigiatore brillante. Salivo sul palcoscenico, prendevo il fazzolettino, facevo cambiare il colore… Poi cominciai a dire qualche battuta…

MEGLIO PARLARE
L’idea di mettermi lì vestito elegante con gli anelli cinesi e fare un numero muto di tre minuti no faceva per me… Una volta, me lo ricorderò sempre, appoggio gli anelli prendo il microfono e dico: ”Ciao…!!!”. Non sapevo che cosa dire, ma avevo capito subito che era meglio parlare.

LA MAGIA DELL’IRONIA
Il mio era un atteggiamento sempre ironico nei confronti della magia perché avevo capito che non potevo essere molto serio… Dovevo, e volevo, essere brillante e simpatico.

COME SILVAN? NO, GRAZIE
E infatti io che cosa facevo? Guardavo gli emuli. Ce n’erano tantissimi che parlavano come Silvan: ”Sceglierò uno spettatore fra il pubblico…”. Io mi dicevo: ”No, non si può fare così!”.

CAMBIARE SEMPRE
Poi cambio ancora, ci metto una battuta, la battuta diventa un gioco, il gioco diventa voglia di fare un personaggio, voglia di uscire da quel corpo… Di farne un altro, di inventarmi giochi, anche di distruggere un po’ il repertorio classico.

ZELIG, CASA MIA
Quando approdo a Zelig, posso sperimentare finalmente tutte queste cose, cioè il pubblico mi sta a guardare, ho due ore per me.. Proviamo!

IL BELLO DEL SIPARIO
In un altro locale che non esiste più si chiamava ”Non solo musica” chiesi al proprietario di costruire il sipario. ”Fallo perché è bello…”. Lui ha fatto il sipario, io però non sapevo che cosa fare: ”Adesso come faccio a giustificargli questa spesa?”. Quando si chiudeva il sipario mi diceva: “Si chiude, si apre ma non è cambiato niente, continui a fare le stesse cose”. Allora mi sono messo a casa e mi sono impegnato, mi sono messo a cantare, altra mutazione, cantavo Frank Sinatra…

ED ECCO A VOI, FRANK SINATRA!
Si apriva il sipario e… (canta) ” You Make Me Feel So Young, You See The Pearl Of Fluffing Eye And Suddenly….”. La gente guardava e diceva “Ma che, è scemo?”. Però si apriva il sipario, si chiudeva…

IL MAGO ORONZO
Adesso si apre di nuovo e dico: ”Devo fare qualcos’altro”, facciamo i personaggi. Il primo è il mago cafone, il mago Oronzo.

NON MI INNAMORO
Io ho un atteggiamento abbastanza distruttivo nei miei confronti, nel senso che non mi innamoro molto delle cose che faccio, oppure le guardo con disincanto. Osservo le mie cose, non vedo le cose belle, ma vedo solo le cose brutte.

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IL PUBBLICO MILANESE
I milanesi, come pubblico di tutto il mondo, vanno educati. Quegli anni in cui c’era tanto cabaret era un pubblico molto educato, quello di Zelig è sempre stato un pubblico così. Questi ultimi anni hanno cambiato le cose, l’idea che ognuno di noi possa essere protagonista attraverso il veicolo mediatico, è un po’ limitante per chi sale sul palco. Perché non c’è quel rispetto di tipo… Voglio dire: quello che sta sul palco è lì mica perché (è un cretino o è un miracolato).

COME MIO NONNO
La mia tecnica è rifare le cose come le avrebbe fatte mio nonno imbonitore, cioè cosa avrebbe detto lui in quella circostanza? Se Claudio Bisio mi viene di fianco e mi incalza, mi dà fastidio, io gli rispondo come avrebbe fatto mio nonno: ”Allora, Ciccio t’è rott i ball”. Però non posso dirlo in milanese, lo devo dire in italiano, e come viene fuori in italiano? ”Senta, ha mai provato a camminare sulle grondaie di un palazzo? Ecco ci provi, così ci fa felici”.

CINISMO ALLA MILANESE
Essere milanesi vuol dire avere una sorta di cinismo che gli altri non hanno. Il mio cinismo appare attraverso una milanesità lampante e schietta…

QUALCHE ESEMPIO
Ti racconto una barzelletta che ti fa capire chi è il milanese. C’è un bambino che cade nel Naviglio e un tizio lo salva. Arriva il padre, va da questo qui e gli dice: ”Te ste ti che te salvà il mio fiol?”. Sei tu che hai salvato mio figlio? E quello fa: ”Sì”. “Bene. Dove l’è il capelin?”. Questo è il milanese, il milanese guarda sempre il lato utile delle cose e arriva con quel cinismo secco. “Bambini, per favore, non date fastidio. Andate a giocare in autostrada”. Queste non sono battute, sono naturali emanazioni della milanesità. ”Ecco, di là che ci sono i tombini aperti”.

RIMPIANTI
Sono pieno di rimpianti però non li elencherò mai, chi se ne frega. Non c’è un comico al mondo che non vorrebbe avere ancora di più… Uno vorrebbe diventare un comico popolare in Lombardia, quell’altro vorrebbe diventare popolare in Italia, quello che è diventato popolare in Italia vorrebbe diventare popolare nel mondo…

CI SONO DUE RAUL
Ci sono due Raul: uno parla male e l’altro parla bene, uno dice “che mondo di merda…”, l’altro dice ”Ma sei già stato fortunato, cosa vuoi più di quello che hai avuto?”. Quindi qual è la scelta giusta? È sempre nel mezzo. Cosa serve dire agli altri: “Io sono stato sfortunato, perché avrei avuto più opportunità se… Prendi quello lì, per esempio, non vale un cazzo sinceramente, ma come cazzo ha fatto a fare… Ma fa tutti ‘sti film… Ma cazzo! E uno come me?” Se andiamo a fare questo gioco qui, andiamo a rovinarci la vita. Quello che dobbiamo dirci dentro di noi è: ”Antonio, Silvia, Giulia, Raoul… Sei stato fortunato!”.

CON LA BACCHETTA MAGICA?
Io più che far sparire delle persone farei sparire abitudini, atteggiamenti sbagliati, questa burocrazia, questa incapacità di capire, gestire, essere fluidi. È possibile che, ne dico una, in Comune ci sono già le carte d’identità elettroniche ma c’è solo una macchina che le fa? Ma è possibile? Se avessi la bacchetta magica… Puff! Spariscono i faldoni e arrivano le macchinette.

UN ROMANZO SUL MENTALISMO
Adesso sto scrivendo un libro si chiama Il grande Zirmani, e parla sempre di magia, di un veggente vissuto nel secolo scorso, di cui mi prendo la briga di sbobinare il repertorio e capirlo. E scopro che è un ciarlatano, tutto quello che lui millanta di avere – poteri e visioni – in realtà sono solo bagatelle, giochi di prestigio che io svelo nel libro dando a tutti l’opportunità di diventare come lui. Dalla lettura di questo libro saprai che non possiedi poteri occulti ma avrai la sfacciataggine di usarli… esce a marzo per My Life.

LA MILANO DEL CUORE
Milano è una città tristemente devastata dai bombardamenti e quindi i miei luoghi del cuore sono immaginari… Quella collinetta che sta dietro san Giovanni in Conca, che ti fa capire esattamente che lì esattamente sorgeva il Bottonuto, una specie di Trastevere milanese, demolito negli anni ’50 – dopo i bombardamenti – per la costruzione della grande via Larga. Mi fa pensare quando, salto indietro nel tempo, san Giovanni in Conca aveva la faccia perché adesso non c’è più, è traslata lì dove c’è la Sormani. Piazza Missori era un pochettino più stretta, lì si stagliavano tutta una serie di trattorie, di teatri che non ci sono più, che si chiudevano nelle Cinque vie. Quindi io mi metto lì, in Piazza Missori, guardo via Larga, e chiudendo gli occhi faccio un salto di 100 anni. Alla fine ti dici dentro: ” Ma sarà tutto un gioco di prestigio? Raul tu sei un mago e dovresti capirlo, è un gioco di prestigio, è un’illusione…”.

CREDITI
La videointervista e il servizio fotografico a Raul Cremona sono stati realizzati all’interno di U Barba / Osteria genovese e bocciofila (via Pier Candido Decembrio 33, 20137 Milano), che si ringrazia per la preziosa e cortese collaborazione.