REGINA BARESI
Milanese di Milano, 24 anni, calciatrice

L'INTER FEMMINILE , BARCELLONA E I GAY NEL CALCIO ITALIANO

REGINA BARESI

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

Regina è una ragazza di 24 anni che gioca come centravanti nella squadra di calcio femminile dell’Inter. Regina è in gamba, è carina, ed ha anche un caratterino bello tosto. Figlia e nipote di due grandi campioni del calcio italiano – l’interista Beppe e il milanista Franco Baresi – a novembre dello scorso ha polemizzato con Roberto Mancini che non aveva confermato suo padre come viceallenatore. Insomma, se deve dire quello che pensa, Regina va dritta per la sua strada. Zitta non sta. Milanese doc, vive vicino a San Siro. Ovviamente.

Come è stato crescere figlia e nipote di due nomi così importanti del calcio milanese e italiano?
«Da una parte un peso, perché in ogni situazione il collegamento scatta subito, dall’altra un grande onore. Sono nata fortunata».
Quando ha iniziato?
«In una squadra a undici-dodici anni. In casa e al parchetto molto prima, a tre-quattro».
Giocava anche con le bambole?
«Mai. Ne avevo solo una, vestita con la maglia dell’Inter».
I suoi genitori la incoraggiavano?
«I primi tempi né lui né mia madre volevano che giocassi. Infatti mi hanno fatto provare tanti altri sport, il tennis addirittura per quattro anni. Poi li ho convinti».
Suo fratello gioca?
«Ha due anni e mezzo meno di me, lavora in un’agenzia di assicurazioni, è appassionato di calcio ma non gioca. E tifa Roma…».
Roma?
«Roma».
Mai avuto problemi con amici e conoscenti per questa sua passione?
«Mai, di nessun tipo. Ho tanti amici che mi chiedono spesso di giocare con loro».
I suoi idoli calcistici sono uomini o donne?
«Uomini. Il numero uno per me è sempre Ronaldo, quello dei tempi d’oro. Poi Messi, Icardi, Cristiano Ronaldo. Fra le donne, invece, la più forte è Melania Gabbiadini».
Che ne pensa del presidente della Lega Nazionale Dilettanti, da cui dipende il calcio femminile, che a maggio disse: «Basta dare soldi a queste quattro lesbiche»?
«La mentalità di certe persone è quella che è, purtroppo. Questa è solo l’ennesima conferma che su certi temi, rispetto alle nazioni più civili, siamo indietro anni luce. Se il nostro sport è guidato da gente così non crescerà mai».
Il calcio italiano è ancora così maschilista?
«Certo. Faccio un esempio. Se d’estate in spiaggia faccio quattro palleggi primo o poi capita sempre che si fermi qualcuno con la faccia di chi ha appena visto un marziano: “Giochi a calcio? Perché? È incredibile…”. Dovrebbe essere considerato un sport per uomini e donne. Tutto qui».
In che ruolo gioca?
«Ho la maglia numero 9, sono un centravanti. Purtroppo l’anno scorso con l’Inter siamo retrocessi in Serie B».
Ha fatto pochi gol?
«No. 13-14 e tanti altri ne ho fatti fare. Dopo la promozione non ci siamo rinforzati e siccome la differenza tecnica fra A e B è enorme, l’abbiamo pagata».
In campo quali sono i suoi numeri migliori?
«Dribbling e velocità. Colpo di testa, zero. Sono un po’ negata».
È una che picchia?
«Il giusto. Ma sempre in modo corretto. Non sono mai stata espulsa».
Suo zio Franco Baresi, grande campione del Milan, che le dice?
«Ci vediamo poco. Mi avrà vista giocare una-due volte».
Obiettivi per il futuro?
«Riportare l’inter in A e giocare in Nazionale».
Mai convocata?
«Una volta sola, l’anno scorso».
Cambierebbe squadra pur di tornarci?
In Italia, no. Non giocherei mai contro l’Inter. All’estero, però, andrei. Il mio sogno è far crescere l’Inter e l’interesse della gente per noi ragazze».
Sua mamma è la presidentessa della squadra, giusto?
«Sì. Ha iniziato seguendo me, poi da cosa nasce cosa e si è appassionata».
L’Inter femminile è di proprietà dell’altra Inter, quella maschile?
«No, ma si sta muovendo qualcosa: l’inter adesso, siccome è obbligatorio avere squadre femminili Under 12, ne ha prese due da noi. Forse cambierà qualcosa anche per noi più grandi. Vedremo».
Lo scudetto del campionato maschile chi lo vince quest’anno? 

«È ancora presto per dirlo, però l’Inter è partita bene. E la Juventus, anche se è indietro, è sempre una grande squadra».
Con l’allenatore Mancini vi siete chiariti?
«È tutto sistemato, è una cosa finita lì. Roba vecchia».
Suo padre adesso che cosa fa?
«È ancora sotto contratto con l’Inter. Partecipa agli eventi all’estero».
Dovendo dire una cosa di positivo su Mancini che cosa le viene in mente?
«Ha fatto fare buoni acquisti alla società. I rinforzi ci sono stati, quindi è chiaro che la dirigenza vuole fare tanto e bene».
Con le sue compagne il rapporto com’è?
«Buono. Siamo un gruppo unito e quando è così è davvero un’arma in più. Certo, uno spogliatoio con ventidue ragazze è un po’ più difficile da gestire di uno maschile. Le donne si sa come sono».
In che senso?
«Ognuna ha il suo carattere».
Siete un po’ troppo maschiacci?
«Alcune lo sono, è vero, ma tante altre sono molto femminili».
Vedo che ha tanti tatuaggi: quanti?
«Quindici-sedici, più che altro poesie di mie amiche. Roba tipo: «E meraviglia sarà vedere il giorno stringendo tra le mani il sapore del vero (sul basso ventre, ndr). O «I can be your hero» (sul petto, ndr).
Ha mai pensato «Se fossi nata maschio, che bello sarebbe stato…».?
«Sì, l’ho pensato. Noi del calcio femminile fatichiamo come i maschi, senza avere mai un riconoscimento».
In Italia, nel calcio maschile, l’omosessualità è ancora un tabù: nessun gay è mai venuto allo scoperto. Secondo lei ce ne sono?
«Certo. Non lo dicono, ma sicuramente ci sono».
Perché?
«Per paura di esporsi, apparire nel modo sbagliato. Tanti temono di essere giudicati. L’italia è così: giudica».
Secondo lei ultimamente è più accettata l’omosessualità femminile?
«Se ne parla di più, e si spera che questo possa aprire la mentalità di tutti, ma in Italia vedo che ci sono ancora tanti pregiudizi».
Nel calcio femminile di lesbiche ce ne sono tante?
«Nel nostro mondo ce ne sono, come del resto in quello maschile, e se ne parla più facilmente. Quante siano non saprei».
Andiamo, in ogni spogliatoio, sotto le docce, si fanno battute…
«Il fenomeno c’è».
Mettiamola così: se una squadra ha undici giocatrici, in media quante di loro sono gay?
«Forse 7-8».
Lei lo è?
«No».
Se lo fosse, lo direbbe?
«Non lo so».
Lei è fidanzata?
«Sì».
Con un uomo o una donna?
«Sono fidanzata, evitiamo questo discorso».
Pensa mai a sposarsi, avere figli?
«Certo. Non è il momento ma prima o poi mi piacerebbe avere figli. Lo stesso vale per il matrimonio».
È favorevole alle nozze gay?
«Sì, certo. Ognuno deve essere libero di vivere la propria vita come desidera. Penso che l’amore sia indipendente dal sesso. Se due donne o due uomini stanno bene insieme, si vogliono sposare, non vedo perché non possano farlo. Hanno diritto alla felicità come qualsiasi altra persona».
Che ne pensa delle adozioni alle coppie gay?
«Sono d’accordo. Basta avere l’intelligenza di comportarsi bene e gestire le situazioni nel migliore dei modi».
Quanto guadagna una giocatrice al suo livello?
«Ho il rimborso spese e basta: 2-300 euro al mese. Sono poche le ragazze che vivono di calcio. Io lavoro di giorno e mi alleno la sera: due ore tre volte a settimana».
Che lavoro fa?
«Mi occupo di grafica e social network per un’agenzia di management e promozione di atleti e personaggi dello spettacolo».
A fine carriera si vede lì?
«Non lo so. Io amo Milano, è la mia città. Offre tutto, ti fa crescere con una forza e una grinta che altrove non c’è. Qui tutto è possibile, però…».
Però?
«Nei prossimi anni mi piacerebbe trasferirmi a Barcellona. Milano è Milano e non si discute, ma vivere per un po’ in una città di mare non mi dispiacerebbe».
Ha viaggiato tanto?
«Sì, tanto. Sia con i miei sia da sola. Il 26 settembre per festeggiare i miei 24 anni sono stata a Parigi».
Da sola?
«Con un’altra ragazza».