RICKY GIANCO
Milanese di Lodi, 73 anni, cantautore

LE BOMBE, IL DITTATORE CELENTANO E QUEL NO DETTO AI BEATLES

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

RICKY GIANCO

Urlatore e rockettaro della prima ora, uno dei precursori della chitarra rock in Italia, Riccardo Sanna, classe 1943, meglio conosciuto come Ricky Gianco, ne ha fatte di tutti i colori. Chitarrista dei Ribelli nel ’60, poi dei Quelli diventati Premiata Forneria Marconi, leader di Ricky Sanna e il suo complesso (con Luigi Tenco al sassofono ed Enzo Jannacci al pianoforte), autore per Gino Paoli, nel Clan di Celentano e via dicendo. In questa intervista Ricky parla di Lodi, gli inizi a 11 anni, la passione per Buddy Holly ed Elvis, il nome d’arte inventato da Adriano, l’incontro a Londra con i Beatles e il gran rifiuto di aprire i loro concerti in Italia nel ’65, il candidato sindaco Sala, il ’68…

Trascrizione videointervista a RICKY GIANCO

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MILANESE DI LODI (PER CASO)
Mia madre era sfollata perché a Milano bombardavano, infatti casa nostra era stata distrutta, e così era andata a Casalpusterlengo, che è vicino a Lodi, da amici che avevano una fattoria, così almeno poteva evitare le bombe e mangiare… Quando è stato il momento di partorirmi è andata nell’ospedale più vicino, che era quello di Lodi, per cui io sono nato lì ma dopo un po’ di mesi i miei sono tornati a vivere a Milano, in via Cola di Rienzo 9. Quando avevo vent’anni, però, mi sono detto: «Devo vedere Lodi, sono nato a Lodi. Devo almeno rendermi conto di com’è fatta ‘sta Lodi…”, e quindi sono andato e devo dire che mi sono trovato bene. È una città molto carina, gentile, ho cominciato a conoscere la gente e mi hanno fatto addirittura cittadino onorario del Burg, che vuol dire borgo, la parte antica di Lodi.

CELENTANO, IL CLAN E…RICKY GIANCO
Ho cominciato a fare dischi a 16 anni, ho fatto tre 45 e mi chiamavo Ricky Sanna, perché il mio vero cognome è Sanna. Dopo, facendo i primi dischi alla Ricordi, avevo cambiato il nome in Ricky Sann, avevamo tolto la “a” finale, sai quelle stronzate che si facevano per far vedere che eri un po’ americano… Quando Adriano (Celentano) mi ha parlato di questa cosa qua, io non avevo ancora 18 anni e gli ho detto naturalmente sì, mi sembrava una bella idea. È lo stata anche, una bella idea. Quello con il Clan è stato un periodo per me breve ma bello, molto creativo. La Ricordi prima che io cambiassi nome mi aveva detto: “Adesso ti facciamo causa”, e potevano anche farmela, tanto non avevo venduto un disco… Adriano però ha detto: “Facciamo una cosa, tu cambi il nome così fanno causa a uno che non c’è più…”. Così una notte mi ha chiamato, e io stavo dormendo, saranno state le 4 o le 5 del mattino: ”Pronto, sì chi è?’”. “Ricky, ti piace Gianco?”. Io ero nel dormiveglia e lui mi fa: “Ricky, ma stai dormendo?”. E io: “Eh sì, cavolo! A quest’ora qua…”, e poi gli ho detto: “Sì sì, mi piace”, e da quel momento lì sono diventato Ricky Gianco.

MILANO E LA SPERANZA
Una volta tutto era molto più semplice di oggi. Oltre alla giovinezza c’era anche un’altra cosa, fondamentale: la speranza.

MANGIARE E RIDERE
La gente cominciava negli anni ’50, quando io ero un bambino, a divertirsi. Stava capendo che poteva mangiare e ridere.

ESORDIO A 11 ANNI
Io ho cantato in pubblico per la prima volta a 11 anni in una “cosa” di dilettanti in un posto importante di bagni a Varazze, in Liguria. E ho vinto il primo premio… Cantavo già da quando avevo otto-nove anni perché era proprio la mia passione. Io sono un grande privilegiato che è riuscito a fare quello che voleva perché gli piaceva, e fino ad adesso ce l’ho fatta.

TRE FAMOSI E QUATTRO SFIGATI
Sono andato alla Ricordi ma incidevo per un’etichetta minore, una sottomarca, che era la Tavola Rotonda. Da una parte c’erano i tre famosi, che erano Gino Paoli, Umberto Bindi e Giorgio Gaber, e dall’altra i quattro sfigati; io, Sergio Endrigo, Luigi Tenco, Enzo Jannacci.

QUELLA SERA ALLA CAPANNINA
Io ho capito che la cosa funzionava, che ce l’avevo fatta, mentre eravamo alla Capannina di Viareggio. C’era Adriano che stava facendo lo spettacolo quando, all’improvviso, è andata via la luce e si è bloccato tutto. Improvvisamente la gente, il pubblico, da solo, ha iniziato a cantare: “Ora sei rimasta sola”. Io ero così… Poi hanno fatto anche l’inciso, che era la parte più difficile, e allora ho pensato: “Cazzo, ce l’ho fatta”.

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DA ELVIS AL JAZZ
Io mentre ascoltavo i vari Gene Vincent, Elvis, Buddy Holly, Little Richard, sentivo anche Gerry Malligan, per esempio, che amavo moltissimo. Ascoltavo sempre tanta musica, perché non c’è la musica bella e la musica brutta, c’è la musica che ti piace e quella che non ti piace. Quella che ti dice delle cose e quella che non te le dice.

IO E I BEATLES
Nel ’64 venni contattato da Leo Wechter, manager e impresario con una gran bella testa, che aveva già portato altri grandi artisti in Italia, e quell’anno aveva deciso di portare il piccolo tour che facevano i Beatles. “Tu dovresti fare il supporter cioè fa il primo tempo e poi loro fanno secondo”, mi disse… Allora sono stato mandato a Londra per conoscerli, sono arrivato, e mi hanno portato direttamente all’Astoria Theatre, il teatro dove facevano il Christmas Show, lo show di Natale. Era il dicembre del ’64 e loro dovevano venire in Italia e poi andare in America.

CHE GIORNATA CON GEORGE E PAUL
Siamo stati un pomeriggio insieme, abbiamo parlato, ho avuto modo di conoscere abbastanza bene sia Lennon che McCartney. Con gli altri due, invece, non ho avuto molti contatti. Alla fine abbiamo parlato di musica e delle solite cose. Paul che era più estroverso mi diceva: “Ma come sono le ragazze in Italia?”. Sai, i soliti discorsi… E poi diceva: “Il cibo? Food is Good?”. “Sì, certo”, glidicevo. “E le ragazze?”. “Le ragazze mangiano…”. Poi mi disse: ”And Como Lake?”. “Che cosa, scusa?Sorry?”. “Como Lake, il lago di Como”. Non avevo capito e non potevo immaginare che gli inglesi per il Lago di Como hanno una specie di fissazione, lo amano moltissimo. Alla fine mi hanno fatto vedere il palcoscenico e gli strumenti che avevano. Sono stati deliziosi, erano simpaticissimi, specialmente Paul McCartney. Al termine dell’incontro mi hanno detto: “Vai giù a vedere lo spettacolo”. Io sono sceso in questa orgia di urla e pianti, c’era una tensione incredibile…

UN CONCERTO ALLA HITCHCOCK
Lo spettacolo lo hanno realizzato come se ci fosse stata la regia di Hitchcock. Parte lo spettacolo e cominciano a cantare vari cantanti inglesi: Adam Faith, Ida Black, Lulu… Tutta gente conosciuta ma tutti quei giovani specialmente le ragazze erano lì per vedere i Beatles così in sala c’era una tensione pazzesca. Canta uno, canta l’altro, e finisce il primo tempo. Quando sta per partire il secondo tempo si vedono quattro che escono sul palcoscenico travestiti uno da spadaccino, uno da vecchietta che zoppica, uno che cerca di frustare la vecchietta, e un altro che saltella buttando cose luminose che tutti vedono… A un certo punto qualcuno comincia a dire “The Beatles”, erano i Beatles che si erano truccati così per divertirsi. Finalmente si riapre il sipario, la tensione a quel punto era alle stelle e all’improvviso arriva un grosso elicottero in legno sul palcoscenico, si apre, scende una scaletta e cominciano a scendere le hostess, il pilota, gli stewart, e poi tutti quelli che avevano cantato nel primo tempo. Non ti dico che cosa succede in sala… Finalmente arrivano loro quattro, infilano lo spinotto dentro la cassa e attaccano I Wanna Hold Your Hand… Il boato. Io, che mi emoziono facilmente, ho cominciato a piangere come un vitello… Me lo ricordo benissimo: ridevo e piangevo, anche per la tensione che si era creata. Le ragazze svenivano e le portavano via, volavano i reggiseni, succedeva qualsiasi cosa.

IO CON I BEATLES? NOOO….
Dopo aver visto questo show sono tornato a casa e ho detto: ”Io non me la sento di fare il primo tempo dello show dei Beatles”. Questo perché li ho vissuti in quella realtà, mentre quando sono venuti qui la gente manco li ha filati. Facevo più successo io… A Londra però ho visto una realtà che mi ha spaventato. Non me la sono sentita, anche per una questione di rispetto. Avevo capito che quei ragazzi avevano qualcosa in più.

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GLI INCONTRI IMPORTANTI
Tanti italiani, per esempio. Ho conosciuto Gianfranco Manfredi con il quale ho cominciato a scrivere e mi ha dato anche la voglia di riprendere, perché a un certo punto non volevo più né scrivere né cantare.

LA CRISI DOPO IL ’68
Dal ’68 in avanti era successo di tutto e io non me la sentivo più di cantare le canzonette che facevo. Molte erano anche carine, per carità. Il vento dell’est è carina, Nel ristorante di Alice, Pugni chiusi…

LA PUTTANATA DI PIETRE
Per esempio, una canzone come Pietre, che a Sanremo ha avuto un grande successo, per me era un po’ una puttanata.

ERA TUTTO DIVERSO
Tutte queste canzoni erano carine, ne ho scritte tante, però non ero più io dopo il Movimento, dopo i primi anni ’70… C’era un’aria completamente diversa.

PAOLI, BINDI, GABER E… I TOTO
Poi ho avuto il piacere di fare canzoni con Gino Paoli, che è un grande amico, con Giorgio Gaber abbiamo fatto una cosa insieme. Tra l’altro li ho inseriti anche in un disco che ho fatto in America anni fa, a Los Angeles, con i Toto. Il mio amico Armando Gallo, che prima stava in Inghilterra, un fotografo che ha fatto decine di libri, uno spettacolare anche sui Genesis, si era trasferito a Los Angeles.

DUE TELEFONATE SPECIALI
Armando a un certo punto mi chiama e mi fa: “Ho parlato con Jeff Porcaro, vieni qui a fare il disco insieme a loro perché sono in studio”. Stavano registrando alla mattina per il Las Vegas di Springsteen e il pomeriggio o la sera potete incidere voi”. E io: “Sì, grazie Armando”. Poco dopo mi telefona Jeff, una persona fantastica.

IL REGALO DI JEFF PORCARO
Jeff mi ha fatto un budget non da amico di più, e quando me l’ha detto ho risposto: ”Dammi il tempo di prendere l’aereo” E sono stato lì a Los Angeles 2-3 mesi a fare tutto il disco. C’era anche Steve Lukather.

IO E IL COMANDANTE ROBERT WYATT
Un altro bell’incontro che ho fatto è stato con Robert Wyatt. Io e lui abbiamo cantato insieme, in spagnolo, Hasta siempre comandante, comandante Che Guevara… Per me è stato un grandissimo piacere.

IO E CELENTANO
Credo di essere l’unico del Clan rimasto in buoni rapporti con Adriano, perché io me ne sono andato senza fare casini. Non ci trovavamo su certi discorsi, perché lui è una persona eccezionale sotto un piano artistico, è uno che pensa bene a quello che fa, lo sente, ma i suoi modi sono sempre stati un po’ dittatoriali… Per cui io, che sono sempre stato un bambino ribelle, uno che alle elementari si alzava e andava via, ho retto poco, un anno e mezzo. Che, però, ricordo come un periodo molto bello.

PISAPIA E LA MIA MILANO
Milano che a un certo punto era in piena decadenza, dopo tutto quello che era successo, da quando è arrivato Pisapia, il nostro sindaco, Milano è cambiata tantissimo. In meglio.

SALVINI E FORMIGONI? MEGLIO SALA
Dall’altra parte io vedo Salvini, Formigoni e La Russa. Visto gli accordi che Salvini ha fatto tempo fa con Casa Pound, non posso credere che questo gruppo di gente vada bene per questa città, o almeno io non lo penso di sicuro. Quindi, anche per questo, va benissimo Sala.