ROCCO CAMINITI
Milanese di Villa San Giovanni, 42 anni, chirurgo plastico

LE RUGHE DELLE DONNE, IL BUSINESS E L'ARTIGIANO DELLA BELLEZZA

ROCCO CAMINITI

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

Rocco Caminiti, classe 1973, è un milanese di Villa San Giovanni (Reggio Calabria) che vive e lavora in città dal 1999. Chirurgo plastico conosciuto e apprezzato – dirige il Centro di medicina e chirurgia estetica Haquos – Rocco è figlio e nipote d’arte: suo nonno e suo padre erano chirurghi molto stimati a livello locale e nazionale (a Villa San Giovanni ci sono addirittura due monumenti a loro dedicati). Regalatevi cinque minuti di tempo perché di sicuro due o tre cose sulla bellezza delle milanesi, e dei milanesi, Caminiti le ha da raccontare. Anche più di due o tre.

Perché scelse proprio Milano?
«Dopo la laurea e la specializzazione in Chirurgia generale a Messina, il posto migliore dove specializzarmi in Chirurgia plastica era qui a Milano».
Le prime impressioni?
«Mi sentii subito a casa. Mi mancava la famiglia, ma per il resto mi piaceva tutto. All’inizio pensavo di stare qualche mese, non affittai nemmeno un appartamentino, mi facevo ospitare dagli amici, e poi… Questa città mi conquistò perché stimola e spinge tutti a crescere e fare sempre meglio».
La sua famiglia come reagì?
«Papà non c’è più da anni, mia mamma dopo un po’ cominciò a dirmi di tornare, anche perché giù la nostra famiglia ha una clinica, da quasi cent’anni, che dirige mio fratello: “Perché resti a Milano se giù hai tutto quello che ti serve?».
La sua risposta?
«Semplice. Volevo autonomia professionale senza influenze da parte dei parenti. Qui, infatti, ero come tutti gli altri».
Si è mai trovato a pensare: chi me l’ha fatto fare?
«Mai. Sono felicissimo di quello che ho».
Quando ha aperto il suo centro di medicina e chirurgia estetica?
«Nel 2013».
Come? Ha chiesto un prestito?
«No. Ho usato i miei risparmi e i gioielli di mia madre avuti in regalo. Con il suo consenso li ho venduti e ho pagato tutto quello che dovevo. Grazia a lei non mi sono indebitato con le banche».
Quanti pazienti ha avuto l’anno scorso?
«Più o meno duemila. I risultati finora sono molto soddisfacenti. Io e il mio staff curiamo tutti gli aspetti della bellezza, quindi dal punto di vista chirurgico a quello di dieta, parrucchieri, vestiti…».
Quanta gente lavora per lei?
«Sei persone fisse, più una ventina di collaboratori».
Età delle pazienti?
«Chirurgicamente, da 35 a 65 anni. Per gli altri trattamenti, da 28 a 60 anni».
Quanti uomini?
«Su duemila, circa duecento. Spesso hanno problemi di pancia e, ovviamente, di capelli. Molti chiedono interventi con il botox e di Prp, una tecnica di rigenerazione del sangue».
Quelli più richiesti dalle donne?
«Seno e naso. E poi tanti addomi, spesso di ex obese che hanno perso 80-90 chili – magari dopo un’operazione di by pass – e necessitano di aiuto per rimettersi in sesto. Per questi interventi il paziente non spende un euro, si fanno con il servizio sanitario nazionale».
Ne arriva tanta di gente che chiede di farsi rifare qualcosa per assomigliare a un’attrice o un cantante?
«Sì, certo. Nel mio caso rappresenta il 20 per cento del totale. Questo è il primo motivo per cui decido di non operare una paziente. Se un uomo arriva e mi dice che vuole il naso come Richard Gere, non va bene. Purtroppo il condizionamento dei media in questi anni è diventato incredibile. I modelli estetici dominanti sono la Velina, la modella, l’attricetta…».
Chi passa dal suo istituto?
«C’è di tutto. Dalla ragazzina di 24 anni – che non opero perché vuole fare il botox – alla vecchietta piena di rughe che vuole diventare una ventenne».
A quest’ultima che cosa dice?
«Le spiego vantaggi, rischi, inutilità di certi interventi. Le faccio presente dove posso arrivare e il risultato che si può avere. Chiarendo e ripetendo più di una volta che tutto ciò che è invasivo può avere delle complicanze. Insomma, le trasmetto serietà, dedizione al lavoro e professionalità. Offriamo un percorso che va dai massaggi al lifting, e decido io cosa fare o non fare. E dico tanto volte no».
I più frequenti quali sono?
«Prima, quando non c’era la legge che lo vietava, non intervenivo sulle minorenni. Oggi mi rifiuto di farlo quando ci sono mamme o fidanzati che spingono figlie o ragazze a rifarsi il seno o il naso senza che ce ne sia bisogno. Per me quando un paziente sta bene con quello che ha, anche se non è perfetto, non lo tocco. Metto sempre prima la persona davanti al business, cosa che fra l’altro fa bene anche agli affari. Una paziente scontenta parla male e ne allontana almeno cento. Una contenta ne porta almeno due-tre».
Perché si vede sempre che una bocca è rifatta?
«Perché c’è chi pensa solo ai soldi – tanti miei colleghi – perché la chiedono così, e perché non si hanno le conoscenze adeguate. Io con le mie mani riesco a sentire i muscoli e le mucose, ecco perché riesco a riempire le labbra in maniera naturale. Non si possono fare tutte uguali, ogni paziente è unica, infatti non è un caso che io mi consideri un artigiano della bellezza. Faccio un esempio: se una donna mi chiede una quarta di seno, ma il suo fisico è strutturato per una terza, io faccio una terza. Se vuole una quarta, deve andare da un altro chirurgo».
Non faticherà molto a trovarlo.
«Il problema è nella legge: in Italia, se sei un medico laureato in Chirurgia generale, abilitato alla professione, puoi fare qualsiasi cosa tranne interventi di anestesia e neurochirurgia. Un dentista senza lavoro, per esempio, può mettersi a fare un botox senza aver mai studiato i muscoli della fronte, che sono importanti e delicati. Ecco perché ancora oggi c’è chi, nel 2016, lavora con il silicone, vietato per legge dal 1992».
Quanti colleghi fanno quello che vogliono le pazienti pensando solo ai soldi?
«Nove su dieci. La verità è questa. Ecco perché si vedono in giro cose terribili».
Tipo le labbra a canotto di cui parlavamo prima?
«Esatto. Tanta gente si presenta con richieste ridicole».
La più ricorrente?
«Donne con una sesta misura di seno, ovviamente finta, che vogliono una settima. Le mando tutte a casa».
Che lavoro fanno?
«Da me vengono imprenditrici e commesse, impiegate e professioniste, scrittrici e parrucchiere…».
Come le definirebbe?
«Insicure. In una città competitiva come Milano l’aspetto fisico è molto importante. La quarantenne con le prime rughette si sente subito minacciata dalla collega poco più che ventenne del marito. Quella rughetta non viene vissuta con serenità, e quindi ecco che nascono i problemi».
Che lei risolve “stirando” tutto?
«Io sono per l’equilibrio fra età e bellezza: le mie pazienti non si vedranno mai senza rughe. L’obiettivo è la naturalezza».
Opera nel suo centro?
«Sempre in ospedale, in strutture efficienti e moderne. Vedo la paziente quattro volte perché ci tengo a informarla su tutti gli aspetti dell’intervento. ».
Qual è la bugia che dice più frequentemente?
«Quando mi chiedono: che cosa mi farebbe? Io dico sempre: niente. Noi prima di essere chirurghi dobbiamo essere un po’ psicologi. Io, che adoro il mio lavoro, amo coccolare le persone e farle sentire bene».
Si fa spesso il “tagliando”?
«Non come una volta. I materiali delle protesi per il seno una volta si consumavano, adesso solo in casi eccezionali».
Di sederi se ne fanno tanti?
«Se ne parla tanto, ma se ne fanno pochissimi. È un intervento difficile ma molto bello da fare, dal mio punto di vista. Deve essere tutto armonioso, non basta mettere acido ialuronico e basta».
Quest’anno quanti ne ha fatti?
«Quattro. Ne farò altri due a settembre. Per fare un bel sedere ci vogliono almeno cinque ore. Si interviene anche su gambe e schiena. Un lavoro raffinato».
Quanto costa?
«Più o meno quanto un seno».
Quindi?
«Fra i 5 e gli 8 mila euro a coppia. Prezzi abbordabili anche attraverso finanziamenti molto accessibili. Oggi possono farsi operare tutti. Negli anni ‘80 rifare un naso a Milano costava almeno 20 milioni di lire. Altri tempi».