XABIER IRIONDO
Milanese di Milano, 45 anni, musicista

IL ROCK, LA PELOTA BASCA E QUELLA VOGLIA DI ANDARE VIA (PER UN PO')

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

XABIER IRIONDO

È uno dei nomi “pesanti” del panorama rock italiano, un musicista influente, coraggioso e sempre attento alle novità. È Xabier Iriondo, classe 1971, milanese nato e cresciuto nel quartiere Isola, da padre basco e madre italiana. Storico chitarrista degli Afterhours e motore di decine di progetti artistici (Six Minute War Madness, A Short Apnea, The Shipwreck Bag Show, Polvere, No Guru etc.), Xabier ha iniziato a suonare da autodidatta a 17 anni e da allora non si è più fermato. Si è esibito in tutto il mondo e ha collaborato dal vivo e in studio con decine di artisti tra cui Damo Suzuki, Zu, Sinistri, Wu Fei, Verdena, Cristina Donà e tanti altri. Dal 2005 al 2010 ha aperto a Milano Soundmetak, un negozio-laboratorio dove vendeva strumenti musicali particolari ed organizzava straordinarie performance musicali. Iriondo ne parla in questa intervista in cui racconta anche del suo quartiere, l’Isola, e di un Robin Hood poco conosciuto, della Mojazza e delle varie trasformazioni milanesi, del nuovo che non piace e del papà campione di pelota basca. E poi, ancora, il Monte Stella, la moschea, la Jungle Sound Records, l’importanza dei quartieri… Da non perdere. Grazie Xabier.

Trascrizione videointervista a XABIER IRIONDO

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Io sono nato a Milano nel ’71 nel quartiere Isola. I ricordi che ho della mia infanzia sono di una Milano molto grigia e molto nebbiosa.

ISOLA QUARTIERE IN MOVIMENTO
Un quartiere, Isola, comunque in movimento con queste viuzzine piccole piccole, quasi una specie di villaggio, di paesino all’interno di questa metropoli. Ricordo sempre che quando si andava in centro era un viaggio… Isola è uno di quei quartieri che ha subito grandi trasformazioni, un quartiere di confine, un quartiere che era collegato… Partiva da corso Como e andava avanti fino alla Comasina. A un certo punto la ferrovia ha tagliato completamente questo quartiere dall’altra parte della città, e quindi attraverso questo ponte pedonale che c’era un tempo gli abitanti dell’isola sono rimasti tagliati fuori da tutto il resto.

TANTI OPERAI, QUALCHE DELINQUENTE
Gli abitanti erano operai che lavoravano o alla Siemens o alla Pirelli che era un pochino più in là, verso la Bicocca. Diciamo che questa dimensione dell’Isola di star fuori un po’ da tutto aveva permesso uno sviluppo molto molto forte della criminalità. Questo prima della guerra ma in particolare dal Dopoguerra in poi.

IL ROBIN HOOD DI MILANO
C’era anche una specie di Robin Hood dell’Isola di nome Ezio Barbieri, che è stato un criminale, un malvivente, ancora vivo, classe ’22, che praticamente rubava ai ricchi imprenditori che avevano fatto tanti soldi con il mercato nero e ridistribuiva all’interno del suo quartiere ai poveri, un criminale che era chiaramente protetto dal quartiere.

ISOLA TOSTA E SPECIALE
Quando io ero bambino, e un ragazzo negli anni ’70, era un quartiere un po’ tosto, un po’ come Baggio negli anni ’80 o Quarto Oggiaro. In realtà quel quartiere è sempre stato un po’ speciale perché ha subito tantissime trasformazioni urbanistiche, non soltanto quelle più recenti. Per esempio l’asse di viale Zara-Fulvio Testi, che porta fuori città, nasce da questa piazza che si chiama piazzale Lagosta.

IL CIMITERO DELLA MOJAZZA
Un tempo quella piazza era sede di un cimitero, il cimitero della Mojazza, in questo cimitero sono stati sepolti anche Beccaria e Parini… Questo cimitero con il nuovo asse urbanistico negli anni ’30 è stato spazzato via perché era nato il cimitero Monumentale e quindi lì vennero trasferiti i cittadini più illustri mentre i poveri, quelli finiti nelle fosse comuni, sono spariti.

LA TRASFORMAZIONE DELL’ISOLA
La trasformazione di Porta Nuova è qualcosa che era già nell’aria da quarant’anni. Il piano regolatore del sindaco Aniasi è del 1975, quindi quell’area in realtà erano quarant’anni che aspettava di essere nuovamente trasformata. Questo perché dal Dopoguerra, di tutti gli edifici che vennero distrutti dai bombardamenti, anche all’Isola, erano rimasti questi terreni che avevano ospitato l’ex Varesine, un grande luna park che si trovava proprio dove adesso ci sono i grattacieli dell’Unicredit Poi c’era anche un altro grande piazzale sulla destra di Melchiorre Gioia, andando verso la stazione di Porta Garibaldi, dove venivano allestiti tendoni circhi e cosa del genere.

IL NUOVO CHE NON PIACE
Non mi piace nel senso che ha sconvolto quelli che erano gli equilibri e le dinamiche di quartiere che erano, secondo me, un patrimonio degli abitanti stessi. La rivalutazione degli affitti e dei prezzi degli immobili ha fatto sì che tantissime persone nate anche all’Isola, soprattutto anziani, se ne siano andati dal quartiere perché non potevano più permettersi di stare lì.

L’EQUILIBRIO SVANITO
Io credo che si sia persa un po’ della magia che c’era in questo quartiere, magia resa possibile dalla socializzazione fra le differenti classi sociali che c’erano all’Isola. Ora c’è ed è forte, ma è legata a quelli che sono i nuovi locali, i ristoranti etnici, i bar, la vita notturna. Alla fine tutto questo c’è in tantissime altre parti della città. Dove c’è stato uno sviluppo legato essenzialmente all’economia e alla produzione, mentre un tempo c’erano dinamiche molto più basic e sociali.

IO, ANCORA QUI
Io sono rimasto all’Isola. Per un periodo ho vissuto fuori, comunque nella zona nord, nella zona di Niguarda-Bicocca, anche quello quartiere operaio.Poi sono rientrato una ventina di anni fa e da allora continuo a vivere qui.

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MILANESE E BASCO
La mia dimensione basca è molto forte. Io, anche se sono nato in questa città, e mi sento milanese, sono molto legato a questo territorio, il nord della Spagna, i Paesi Baschi, alla mia famiglia, e al fatto che vado là da tutta la vita non e non ho mai mancato un anno.

PAPÀ CAMPIONE DI PELOTA
Mio padre è venuto in questa città per lavorare. Lui era un giocatore professionista di pelota basca e a Milano, negli anni ’50, c’era lo Sferisterio, luogo dove si giocava la pelota, in via Palermo, quartiere Garibaldi. Grazie a questa cosa, e al fatto che la pelota basca era uno sport di moda, molto in voga, e ci andavano tantissimi artisti come Walter Chiari, Giorgio Strehler, tutti amici di mio padre all’epoca… Mia madre l’ha conosciuto praticamente perché era un sport di moda. La sera si andava a vedere questi giocatori che giocavano lanciando una pallina a quasi 300 km/h dentro queste ceste…

1953, SUBITO ALLA SCALA
Mio padre arrivò alla Stazione Centrale e la prima cosa che chiese a tutti gli amici venuti a prenderlo, e che già giocavano qui alla pelota, fu “Vabbè, andiamo a prendere la metropolitana: portatemi subito al teatro alla Scala”, che mio padre conoscendo l’opera lirica voleva assolutamente vedere. Gli amici lo guardarono e dissero: ”Ma quale metropolitana? Guarda che a Milano non c’è!”. E lui: “Ma come è possibile? Una città così importante, così internazionale…”.

A CHI NON CONOSCE MILANO
Dico che è una città molto viva e accogliente, con una forte personalità, qualità che ha sempre avuto perché si è sempre sviluppata attraverso le trasformazioni, i viaggi che le persone facevano per venire qua per lavorare e apprendere. (A chi non conosce Milano) Racconto anche quelle che sono le cose più hype e normali, la moda, il design e tutte le specialità di Milano. Le cose che racconto un pochino a tutti sono le dimensioni un po’ più speciali, più nascoste, che magari non appaiono ai primi occhi quando uno arriva in questa città.

LA FORZA DI MILANO
Senza ombra di dubbio il fatto di trasformarsi e cambiare anche attraverso gli input che arrivano dall’esterno, quindi dalle persone che ci vengono a vivere. Ma anche la forza di riuscire ad assorbire un pochino il meglio di tutte le storie e le professionalità che arrivano con questa, secondo me, magia, che c’è nel “fare”.

MAGIA E CONDANNA
Questo essere in continuo movimento, in continua trasformazione. È un po’ la magia che ha la città, e forse un po’ la sua condanna.

VIA DA QUI?
Potevo scegliere di andarmene, ma sono rimasto perché… Beh! Innanzitutto perché mi sentivo attaccato a questa città bellissima e anche un pochino maledetta. Anche perché avevo sviluppato la mia professione, quindi qui avevo già, come dire, tutti i contatti e le relazioni.

L’ESPERIENZA JUNGLE SOUND RECORDS
Negli anni ’90 sono stato partecipe di quella che è stata l’esperienza di un luogo che si chiamava Jungle Sounds Records, che è in zona Navigli, qui in Ticinese, dove sono ruotati tutte quelli che sono state un po’ le scene e i gruppi musicali degli anni ’80 tutti milanesi, parlo quindi degli Afterhours, la band nella quale suono, ma anche i Ritmo Tribale, Casino Royale, Karma… Tante band ruotavano attorno a questo studio di registrazione e sala prove, che poi è stato anche un bel contenitore di idee. Io proprio in quegli anni dovevo scegliere se andarmene a vivere nei Paesi Baschi o a Parigi, e ho scelto di rimanere qui a Milano, e credo che sia stata una scelta saggia.

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CITTÀ GENEROSA
Credo che mi abbia dato veramente tantissimo questa città, anche negli anni nei quali ho sviluppato questo progetto, un po’ strano, un po’ folle, di aprire un negozio di strumenti musicali, e non solo.

UN LABORATORIO UN PO’ FOLLE
Un laboratorio dove ogni sabato si facevano anche performance durante le quali si esibivano musicisti di ambiti completamente differenti: dall’elettronica al blues, dal folk al rock, concerti e performance tutte gratuite.

LOCALE PER POCHI
Il locale era piccolo, poteva ospitare al massimo 30-40 persone. C’erano anche serate dove magari ne venivano soltanto 10.

2005 – 2010, LASCIARE UN SEGNO
Volevo lasciare un piccolo segno in questo piano quinquennale che feci dal 2005 al 2010. Questa cosa mi ha fatto capire, sentire, che questa città è veramente in movimento.

ATTENTA E CURIOSA
Sempre pronta a recepire anche cose un pochino bizzarre e speciali. Perché quando fai, non so, uno spettacolo di danza Butu con artisti nudi in vetrina e la gente si ferma davanti alla vetrina, e qualche curioso entra solo per il piacere di capire e conoscere cosa sta accadendo, mi fa capire che questa città è aperta a tante sfide.

LO STATO DELL’ARTE
Il rock, che è già una musica vecchia, ha avuto una serie di trasformazioni, ci sono nuove entità…

LA LOGICA DEL FARE
Credo sempre nella logica di questo fare, no? Che il milanese ha, che i milanesi nuovi hanno. È una città che potrà proporre nuove possibilità anche perché da sempre è anche un po’ una città-cantiere rispetto alle proposte artistiche e musicali…

L’ESEMPIO DI MONTE STELLA
Monte Stella nasce da tutte le macerie, cioè da questa idea di milanesità, perché questa idea di trasformazione e cambiamento c’è sempre stata. In particolare, nel caso specifico del Monte Stella, dettata da un bisogno: non soltanto mettiamo lì le macerie, ma facciamo una piccola montagna in un luogo completamente piatto nella pianura e lo cambiamo. Facciamo le fogne, mettiamo la rete elettrica e facciamolo diventare un luogo dove i milanesi possono andare e trovare una dimensione collinare con tanto di boschetti.

I LUOGHI SPECIALI
Il Cenacolo Vinciano per me è uno dei grandi luoghi dell’eccellenza che ha questa città, un luogo realmente magico. Invito tutti coloro, anche i milanesi che non lo hanno mai visitato, e sono tanti, a visitarlo. È un posto veramente speciale. Un altro luogo così è il canale della Martesana.

IL DIALETTO
No, non lo parlo, lo capisco però. Nella mia famiglia si parlava più che altro in italiano, spagnolo è in basco. Mia madre parlava in milanese ma mio padre non è che fosse così pronto…

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SÌ ALLA MOSCHEA (E NON SOLO)
Questa città più crescerà e più diventerà internazionale – e lo sarà sicuramente – più si dovrà abituare che non ci sono soltanto la “nostra” religione, la religione cattolica, ma anche le altre. Pertanto, spazi e luoghi appropriati questa città li deve offrire. Non si può pensare che la Milano del 2020 o del 2025 sia la stessa degli anni ’60 o ’50.

UNA NUOVA SFIDA
Forse immaginare, pensare, che fare è importante – lo è sempre stato – ma non ci può essere soltanto questa dimensione, bisogna anche fermarsi a relazionarsi con gli altri per immaginare quello che realmente va fatto. Il motore di ogni cosa non deve essere il fare a tutti i costi, ma fermarsi, pensare, relazionarsi con gli altri per fare il bene di tutti.

L’EREDE DI PISAPIA
Spero e mi auguro che si riesca a trovare una convergenza per la quale arrivi una persona progressista come lo è Pisapia, una che riesca a promuovere una nuova stagione nella vita di questa città.

QUALE FUTURO?
Credo che questa crisi qui abbia portato e abbia dato segnali forti di un cambiamento radicale: non esiste più la Milano da bere, non esiste più la Milano post da bere. Qui bisogna ripensare completamente Milano.

RIPARTIRE DAL QUARTIERE
Credo che siano una buona base di partenza la rete dell’associazionismo e le realtà legate al territorio. Tutte possono aiutare a riappropriarsi del quartiere e delle sue storie.

UNA CITTÀ DI VILLAGGI
Questa città  è una città fatta di tanti quartieri, di tanti villaggi che si sono fusi insieme negli ultimi 150 anni. Bisogna portarla fuori questa Milano, bisogna farlo sapere ai giovani, alle persone che arrivano qui per la prima volta, che ogni quartiere ha la sua dimensione e la sua forza. Faccio un piccolo accenno ai cinema, ritornando all’Isola: qui c’era un cinema nato nel 1910 in via Garigliano, si chiamava Cinema Sociale. È stato uno dei cinema importanti della città, un pochino periferico ma in attività fino agli anni ’70. Soprattutto negli anni ’30 e nel Dopoguerra, trasformatosi in cinema Zara, ha avuto il suo splendore. Era un cinema che aveva quasi ottocento posti all’interno, quindi un importante luogo di aggregazione sociale. Questo cinema poi diventò di serie B e negli anni ’70 divenne la prima sala dell’hard rock milanese: si chiamava Punto Rosso Hard Rock. Qui sono transitate tutte le band hard rock o heavy-metal della fine degli anni ’70 primi ’80, anche i primi gruppi punk che riuscivano ad arrivare in Europa e in Italia, Ha avuto la sua storia, la sua forza, poi ci fu la nevicata dell’85 che fece crollare il tetto, così quel luogo venne abbandonato, poi occupato come Centro sociale di via Garigliano, che è stato anche un pochino il quartier generale di una parte dei Casino Royale, dove per anni si sono fatte feste, spettacoli, cinema alternativo. Questo per dire che ogni luogo di questa città può essere trasformato, l’importante è non immaginare che lo spirito finale sia sempre quello della speculazione edilizia che a Milano ha sempre trionfato.

UN’ESPERENZA ALTROVE
Sono 45 anni che vivo da sempre in questa città, e per questo adesso potrebbe anche aver senso spostarmi da qualche altra parte per uno, due, tre anni.

CREDITI
La videointervista e il servizio fotografico a Xabier Iriondo sono stati realizzati all’interno del locale Pinch – Spirits & Kitchen (Ripa di Porta Ticinese, 63, 20143 Milano), che si ringrazia per la preziosa e cortese collaborazione.