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CATERINA FAVIA ## Milanese di Milano, 27 anni, modella

Caterina Favia ha 27 anni, è nata e cresciuta a Milano, da anni si guadagna da vivere come modella e negli ultimi due è diventata anche una piccola influencer, che in italiano vuol dire influente ma anche che il lavoro, lei, un po’ se lo è inventato. Sui suoi social network Caterina pubblica sue foto con vestiti, scarpe, accessori e siccome ha un discreto seguito, ci sono aziende di ogni tipo che la pagano per posare con i loro prodotti, ritenendo che possa influenzare la gente e spingerli ad acquistarli. Caterina, che è una bella ragazza, sana, come modella lavora solo per i marchi di taglie forti. Sul web il suo nome d’arte è Catherine Poulain.

Poulain come la svampita protagonista del film Il favoloso mondo di Amélie?
«Sì. Ma non sono proprio come lei…».
Quando ha iniziato come modella?
«Una decina di anni fa».
Come modella per i marchi dalle taglie forti?
«Sì. Non essendo anoressica, ma normale, in Italia una che ha la taglia 42 come me viene considerata “forte”, curvy, mentre all’estero – Germania, Spagna e Inghilterra – i clienti delle varie agenzie si lamentano perché per loro sono troppo magra per indossare quelle taglie».
Facendo la modella guadagna quello che le serve per vivere?
«Sì, certo. Non ho tempo per fare altro. Poso per cataloghi, pubblicità e servizi redazionali. Lavorando sono anche riuscita a laurearmi alla Cattolica in Relazioni internazionali».
Negli ultimi due anni che cosa è successo?
«Ai tempi di MySpace, quando avevo 19-20 anni, ero fra le più seguite d’Italia. scrivevo e pubblicavo foto. Poi decisi di smettere perché mi prendeva troppo tempo e non guadagnavo un euro, e ogni tanto c’era anche qualcuno che mi fermava per strada. All’epoca tutto questo mi fece un po’ paura».
Mai avuto più problemi?
«Grazie a Dio, poco roba. L’altro giorno uno mi ha scritto chiedendomi se avevo voglia di fare la lotta nel fango, un altro mi ha detto che la sua ragazza è più bella di me… Niente di grave. Di carino c’è che due mesi fa alcuni followers si sono visti in piazza del Duomo indossando magliette con il mio nome».
Quanti?
«Una decina».
Solo?
«Va bene, cresceranno. Erano più ragazzi che ragazze».
C’è andata?
«Non me l’hanno detto… Ho visto solo la foto, dopo».
Torniamo a MySpace.
«Nel 2011 con la nascita di Instagram ho ripreso a usare i social network. Mi piace perché con le immagini si riesce a essere molto diretti e coinvolgenti. Ho iniziato postando le mie foto da modella e dopo un po’ gli uffici stampa dei vari marchi, guardando che avevo un discreto numero di followers, hanno iniziato a mandarmi degli omaggi, dicendomi: “Se ti mandiamo questa maglietta, la metteresti per una tua foto da postare?”. Io ho detto sì, poi sono arrivate scarpe, vestiti, pantaloni e via dicendo. Di tutto. Così piano piano è diventato un lavoro organizzato con foto, progettazione di uno stile, organizzazione delle uscite etc. Ovviamente i soldi non sono tutto: accetto di farlo se i prodotti mi piacciono, altrimenti lascio stare».
Sicura? Se viene un cliente che non le piace ma le offre un sacco di soldi che fa, rinuncia?
«Dipende…».
Senta, di quanti soldi parliamo?
«Diciamo che la mia quotazione è al massimo di 500 euro a foto se devo essere io a occuparmi di tutto: ideare la campagna, cercare il fotografo e la location, postare sui miei social. Più scatti si fanno, e ci si mette d’accordo per un pacchetto completo, e più il prezzo scende».
In un anno quanto guadagna?
«Non si dice».
Come un dirigente d’azienda o un impiegato del catasto?
«Più di un impiegato, meno di un dirigente d’azienda».
L’aspetto più complicato di questo lavoro qual è?
«Come modella vado sul set, poso e finisce lì. Come influencer devo fare tutto io. È più faticoso, ma di sicuro è più interessante, gratificante e remunerativo. Sono l’art director di me stessa».
Quanti followers ha?
«Unendo tutti i social, circa 150 mila, attivi soprattutto di sera».
Mai comprato qualche pacchetto di followers?
«Io mai».
Su cento followers che la seguono quanti ne influenza davvero?
«Non ci sono ancora calcoli di questo tipo. Dopo un po’ i clienti lo capiscono con l’andamento delle vendite. Tutto dipende da come l’inserzionista sa usare i social. Spesso fanno con me una promozione progettata in un certo modo ma poi hanno un sito in costruzione, o la pagina Facebook vuota. In questi casi si parte bene ma non si arriva da nessuna parte».
C’è rivalità con le altre blogger?
«No. Interagiamo, ci vediamo quasi tutte le sere ai vari eventi e non ci sbraniamo. Così mi sembra, almeno».
Qual è il suo punto di riferimento?
«La numero uno nel mondo: Chiara Ferragni. È carina, gentile, disponibile e ha saputo creare qualcosa di unico. Lei ormai vive in America, non è più una semplice blogger ma un’imprenditrice a capo di un’azienda con diciotto dipendenti e quattro milioni di followers. È una star. È stata addirittura invitata a tenere una lezione ad Harvard».
Se non fosse stata a Milano avrebbe fatto le stesse cose?
«Credo di no. Milano è la città giusta per fare certi lavori. Qui c’è la moda, c’è un mercato, ci sono tante possibilità. Quello che faccio in altre parti d’Italia non è nemmeno considerato un lavoro, al contrario di Germania e altri paesi nel mondo. A Milano sono una delle tante».
Se faccio il non milanese e le chiedo che cosa farà da grande, che mi risponde?
«Che ci sto pensando. O diventerò così importante da fare l’imprenditrice anch’io, e farei contento mio padre, che è un manager e a vedermi fare solo la modella non è mai impazzito di gioia, o dovrò organizzarmi con un Piano B».
Sua madre che ne pensa?
«Lei è sempre stata contenta di me. Collabora con alcuni giornali di moda, mi capisce».
Per il Piano B ha pensato a qualcosa?
«Mi piacerebbe fare l’attrice. Non posso fare foto per tutta la vita, ma non mi va nemmeno di fare una vita d’ufficio. Qualcosa riuscirò a fare. Non sono preoccupata».
La sua giornata tipo com’è?
«Spesso sono in giro per servizi e casting. Telefono per ore, scelgo i vestiti e i set per le foto da postare. A volte lavoro da casa, ma spesso vado a Napoli e Bologna per i cataloghi… Insomma, dipende».
Fa tutto da sola?
«Per ora, sì. Sto trattando con un ragazzo perché vorrei che diventasse il mio agente. Comincio ad averne bisogno».
Come la vedono le giornaliste di moda tradizionali?

«Ormai mi conoscono, non storcono più il naso. Hanno talmente tanti problemi…».
Il suo fidanzato che ne pensa?
«È felicissimo. A lui piace molto la moda, è una fashion victim che sa tutto di tessuti».
Ha mai pensato di andare via?
«Sì, per un po’ di tempo, qualche anno fa, ho pensato di trasferirmi a Londra. Qui c’è un sacco di gente che se la mena ed è un po’ troppo falsa, però alla fine sono sempre tornata indietro dopo poco tempo. Casa è casa».
A proposito, dove abita?
«Mi piacciono molto i Navigli, però alla fine sono andata a vivere in un appartamento dalle parti di via Washington».
È sua o l’affitta?
«È mia».
Pagata con soldi suoi?
«No. Mia madre aveva la possibilità di fare un investimento e ha fatto tutto lei. Io ho comprato i mobili, però».
Pensa mai a figli e nozze?
«Certo, li voglio. E pochi giorni fa ho chiesto al mio ragazzo di sposarmi».
Lei a lui?
«Sì».
E lui?
«Mi ha vista bene?».
Se un domani le dovessero chiedere di far posare una sua eventuale figlia?
«Aiuto… Quando vedo i genitori che spingono i figli piccoli a fare i modelli resto a bocca aperta. Da grande farà lei».
Il suo quid qual è?
«Sono un po’ strana, darkettona, tormentata. Mi piacciono maglie e jeans neri strappati, il rossetto scuro e il gotico, i castelli e la nebbia… Questo è il mio mondo. Adoro la musica di Hymn, David Bowie, Lou Reed, Led Zeppelin…. Non sono la blogger che posta la frasetta di Vasco».

Published by
andrea_scarpa