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Cronaca

In casa Pifferi niente cibo per bambini, ma abiti da sera

In casa Pifferi, dentro il frigo così come in giro per la cucina e in tutto l’appartamento, sono stati trovati almeno 30 abiti da sera, divisi in due valigie, posizionate all’ingresso dell’appartamento, ma nessun alimento specifico per i bambini.

Alessia Pifferi- iMilanesi.Nanopress.it

Questo è soltanto una parte dei ritrovamenti di casa Pifferi, situata in via Parea a Milano.

Il 20 luglio 2022 in quella casa è stata ritrovata la figlia Diana di 18 mesi, morta da diversi giorni per essere stata lasciata da sola dalla madre che per nulla al mondo avrebbe rinunciato alla sua settimana di libertà con il fidanzato, lontana dalla bambina.

L’alloggio è stato ispezionato più volte, la bambina viveva in una situazione di totale disagio

Le forze dell’ordine hanno provveduto più volte ad ispezionare l’alloggio e forse lo faranno ancora andando alla ricerca di ulteriori elementi, riferendo di non aver trovato nulla che potesse far pensare al soggiorno di una bambina in casa. La donna era partita per sei giorni con il fidanzato che viveva a Bergamo e aveva lasciato la piccola a casa da sola, con un biberon di acqua e uno di latte dentro la culla.

casa pifferi- iMilanesi.Nanopress.it

Forse sperava potesse nutrirsi da sola, o forse no. L’accusa infatti afferma che con elevata probabilità Alessia Pifferi aveva premeditato tutto e sperava di liberarsi della piccola Nadia in questo modo. Tanta crudeltà in un atto a cui nessuna madre dovrebbe mai pensare.

Il risultato delle analisi condotte sul corpo della piccola Nadia

Tramite delle analisi condotte sul corpo della piccola, è stato dimostrato che ha la bambina è morta di stenti in più giorni di sofferenza. Non era riuscita a bere o a mangiare, aveva provato a nutrirsi del pannolino trovato dai medici legali di fianco a lei. Adesso Alessia Pifferi è a processo, è stata accusata di omicidio volontario, con aggravanti di premeditazione, motivi futili, abietti e parentela.

La procura accusa la donna di aver commesso un reato gravissimo per il quale adesso rischia di scontare l’ergastolo. La difesa punta tutto su un grave ritardo mentale, che non avrebbe permesso alla donna di capire ciò che stesse facendo. Peraltro la difesa afferma che il quoziente intellettivo dell’assistita corrisponde a quello di una bambina di 7 anni. Il legale della donna in aula a questo proposito ha dichiarato che è stata lasciata una bambina, in mano ad un’altra bambina e che l’esito finale non poteva che essere altro se non quello che tutti quanti conosciamo.

Published by
Giusy Pirosa