A Brescia un progetto per dare lavoro ai rifugiati

La proposta del Prefetto Maria Rosaria Laganà alle aziende bresciane per cercare di dare un lavoro ai rifugiati.

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L’Ance, associazione nazionale dei costruttori edili e la Coldiretti, confederazione nazionale dei coltivatori diretti, hanno aderito alla proposta avanzata dal Prefetto Laganà e da Confindustria.

L’obiettivo della proposta è duplice. Da un lato si tratta di dare lavoro ai profughi che si trovano presso i centri di accoglienza di Brescia. Dall’altro di facilitare le aziende della zona a trovare la manodopera di cui necessitano.

Un progetto che non ha precedenti, un modello pilota che, probabilmente, aprirà la via a nuove opportunità. Per ora la proposta riguarda una decina di immigrati. Le imprese li inseriranno nel personale, dopo un periodo di formazione necessaria.

I settori sono quelli dell’industria, dell’edilizia e dell’agricoltura. Un progetto che riguarda, non solo i profughi, ma anche l’intero assetto sociale e l’economia. Ci sarà poi la possibilità di replicare l’esperimento se positivo, o di ampliarlo.

Nei giorni scorsi il prefetto ha trovato l’intesa con Confindustria, ed ha fatto distribuire un questionario. Questo era diretto ai mille e settecento ospiti dei Cas, Centri di accoglienza straordinaria, per verificare la loro disponibilità.

L’importanza dei questionari compilati dagli immigrati

In effetti, le risposte stanno arrivando in prefettura con i quesiti compilati. I migranti hanno dovuto specificare le loro competenze ed anche il loro interesse a cominciare un lavoro. Ora tutti i rappresentanti dovranno trovarsi per discuterne.

Dalle associazioni di categoria, ai sindacati, le università ed il Terzo settore. Per ora, come detto, sono chiare le intenzioni di aderire al progetto da parte della Coldiretti e dell’Ance. Il vicepresidente di Confindustria, Roberto Zini. ha subito sostenuto la proposta della Laganà.

Il settore industriale si fa carico della responsabilità sociale come gli altri, offrendo posti di lavoro. Per Zini il questionario è un valido supporto che serve a capire le attitudini professionali degli aderenti.

Con Isfor stanno organizzando i corsi di formazione per la lingua, la sicurezza, e anche per l’educazione civica. Per quanto riguarda le istituzioni pubbliche, Confindustria non ha richieste di denaro, ma chiede regole chiare e snelle con attuazioni in tempi veloci per poter fare assunzioni nella legalità.

Nell’ambito dell’edilizia una prova simile è già in atto da tempo. L’associazione di categoria è stata tra le prime a dare applicazione all’accordo nazionale stipulato nel maggio 2022.Questo patto era stato suggellato tra il Ministero del Lavoro e quello dell’Interno con il settore edile.

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Prevedeva l’inserimento nel personale, di stranieri vulnerabili e di soggetti richiedenti o titolari di protezione internazionale. Il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi, ha dichiarato che, da parte sua, aveva già cominciato a creare una rete collaborativa alla fine del 2022.

Tra Eseb, ossia l’ente di formazione partecipato da Ance, dai sindacati, il sistema dei Cas e dei Sai, ossia il settore di accoglienza ed integrazione e la prefettura. Fino ad ora, ha continuato Deldossi, ci sono circa 130 migranti annessi in quattro corsi, che riguardano, in primis, l’insegnamento della lingua italiana.

Dopo di che la sicurezza sul lavoro e la formazione specifica della professione. Segue il tirocinio e la prova pratica presso un’azienda con la ricerca di un posto stabile. Più o meno cinquanta profughi hanno già trovato un impiego.

Ance e Coldiretti d’accordo con il progetto

Il presidente dell’Ance prosegue sottolineando l’importanza di dovere risolvere delle questioni burocratiche legate alle norme nazionali per potere aumentare l’efficienza lavorativa. Se lo straniero la sera deve rientrare al centro non può essere impiegato in cantieri non idonei come quelli fuori sede.

Il presidente nazionale della Coldiretti, Ettore Prandini condivide la richiesta del prefetto e conferma che il settore agricolo manca di manodopera. Per questo rilancia nuovamente una proposta che aveva già fatto precedentemente al Governo.

Chiede di compensare le risorse usate per accogliere i profughi con sgravi fiscali a favore di tutte le aziende che hanno intenzione di inserirli nel contesto lavorativo. La formazione, infatti, è a carico dei datori di lavoro. Un fatto positivo, però, è che il settore agricolo, a volte, ha la possibilità di garantire una casa ai lavoratori.

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