Milano, la bimba morta di stenti: in una chat il sospetto degli abusi

Ricordate il caso di Diana?  Sembrano esserci delle grandi novità su questo caso di Milano: ricorderete sicuramente la bimba morta per mano della madre. Qui di seguito ripercorreremo la sua storia e gli sviluppi che ci sono e che ci potranno essere.

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Diana aveva solo 18 mesi quando è stata strappata alla vita. Per questo orrendo delitto è stata incolpata la madre, Alessia Pifferi che infatti si trova in carcere da qualche mese. Nuove accuse, però, sembrano ricadere su di lei. Di cosa stiamo parlando?

Cerchiamo di capirne di più qui di seguito.

Il delitto di Diana: quello che è successo

Come abbiamo accennato nelle precedenti righe il caso di Diana sembra arricchirsi di nuovi elementi che potrebbero confermare ancora una volta la responsabilità della madre, circa la sua morte.

Ricorderete tutti che la donna è stata messa in carcere proprio perché ritenuta colpevole della morte della figlia. L’aveva lasciata sola in un lettino da campeggio, in casa per circa una settimana per raggiungere il suo compagno.

E proprio lì nel suo paese era stata vista girare per mercatini, serena e felice, come se nulla di tutto quello che stava accadendo la riguardasse. Eppure a casa c’era sua figlia, da sola.

È stata proprio lei, una volta tornata a casa, a chiamare i soccorsi, ma ormai la sua bambina non c’era più. Accanto a lei è stato trovato anche un flacone di benzodiazepine e in cucina anche degli ansiolitici. Ma com’è morta la bambina?

Già mesi fa l’autopsia ha confermato che la bimba fosse morta per mancanza di cibo e di acqua, ma altri risultati potrebbero aggiungere nuovi dettagli alla vicenda.

Nuova accusa per la madre

Una nuova accusa, intanto, è alle porte proprio contro la madre della bimba: chi si sta occupando del caso sta indagando su un uomo di 56 anni di Bergamo, poiché attraverso delle chat prese dal telefono della madre sono stati rilevati dei messaggi importanti.

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Nello specifico sono stati individuati dei messaggi proprio tra i due.

Un messaggio nello specifico diceva “voglio baciare anche lei”. A questo è seguita la risposta della madre “lo farai”.

Proprio questi messaggi hanno messo in allerta la procura di Milano: ecco che è stata disposta una perquisizione a casa dell’uomo. I poliziotti della squadra mobile hanno infatti preso cellulari, computer e tutto ciò che può essere d’aiuto per far luce su questo caso.

L’uomo e la donna oggi sono indagati per corruzione di minorenne, che punisce chi mette in atto atti sessuali davanti a un minore. Se inoltre fossero confermati anche abusi sulla bambina, tutte le accuse peggiorerebbero.

Oggi sappiamo con certezza che la madre si trova a San Vittore ed è accusata di omicidio volontario pluriaggravato, proprio perché ha lasciato morire sua figlia, avendola abbandonata per vari giorni.

In tutto questo si sta cercando di capire se la donna abbia sciolto dei tranquillanti nel biberon, poiché dall’autopsia è emerso che la piccola ha assunto dei tranquillanti diluiti nel suo latte. In tal caso a questa tragedia che è già immensa, si aggiungerebbe anche la premeditazione.

Prima di arrivare a questa conclusione bisogna aspettare, però, perché non è stato ancora redatto il rapporto finale di chi è esperto. Solo allora, infatti, si potrà capire quando sono stati assunti e in quale quantità questi ansiolitici. La donna, in merito a questo, nega: dice di non aver somministrato nulla alla figlia.

Intanto sul suo conto spuntano altri dettagli e la questione della chat è sicuramente un punto ambiguo su cui i pm stanno cercando di capirne di più. Le indagini non si fermano, anzi.

 

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