Omicidio di Antonio Novati: i motivi dietro il brutale accoltellamento

Omicidio Antonio Novati. Sotto accusa per l’accoltellamento del noto commercialista è finito Francesco Vailati, agricoltore di 60 anni che aveva segnalato la presenza del corpo. Quali sarebbero i motivi del reato

Carabinieri
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Lo scorso giovedì 20 aprile il corpo di Antonio Novati è stato rinvenuto nella propria auto, disperso nelle campagne lodigiane. A segnalare la presenza del cadavere del noto commercialista è stato un agricoltore di 60 anni, Francesco Vailati, prorio lungo una strada sterrata nel Comune di Massalengo.

Novati giaceva in una pozza di sangue, riverso sul sedile posteriore del suv di famiglia, un Honda Cr-V. Il professionista aveva 75 anni, 40 di questi trascorsi esercitando nel suo settore di competenza. L’uomo aveva due studi. Uno sito a Milano, il secondo a Melegnano. Era esperto di consulenza societaria, aziendale e fiscale e di contabilità. Inoltre, era stato perito e curatore fallimentare per il tribunale di Lodi e operatore per procedure esecutive immobiliari. I carabinieri hanno indagato sulla sua vita professionale e privata. Tuttavia, hanno impiegato circa 24 ore a individuare il probabile omicida.

Omicidio Antonio Novati: chi è il probabile colpevole e quali sono le cause dell’orrendo reato

Sarebbe stato proprio Francesco Vailati il fautore dell’omicidio di Antonio Novati, ossia l’agricoltore che ha segnalato la presenza del cadavere alle forze dell’ordine.

Tribunale di Lodi
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Secondo una prima ricostruzione emersa dalle indagini, il commercialista sarebbe andato presso la cascina del presunto omicida comunicandogli che avrebbe dovuto liberare una porzione dell’immobile, venduta all’asta a febbraio. A questo punto sarebbe divampata una lite furiosa tra i due, culminata tragicamente con undici coltellate inferte alla schiena e all’addome di Antonio Novati.

Francesco Vailati avrebbe poi preso il corpo, collocandolo all’interno del suv del commercialista. Avrebbe guidato lui stesso l’auto per qualche chilometro, abbandonandola in mezzo alle campagne di Lodi.

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Dal suv sono scomparsi il telefonino del 75enne e  la sua valigetta con documenti. Non pervenuta anche l’arma del delitto, molto probabilmente un coltello. Si pensa che l’assassino l’abbia gettata nel canale Muzza ma, nonostante le ricerche, non è stata trovata.

Francesco Vailati si professa innocente. Si trova attualmente in stato di arresto. Il suo legale, Chiara Belandi, dello studio legale Alberto Scapaticci di Brescia, chiede alla Procura la scarcerazione. L’uomo, a suo dire, non sarebbe in pericolo di fuga.

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