BR, sequestro Gancia: svolta nelle indagini sulla morte di Mara Cagol

Interrogati a Milano alcuni ex brigatisti. Potrebbe dunque arrivare la svolta nelle indagini sulla sparatoria in cui persero la vita Mara Cagol e un carabiniere.

Corpo Mara Cagol, rapimento Gancia
Corpo Mara Cagol, rapimento Gancia – imilanesi.nanopress.it

A 47 anni di distanza dal rapimento di Vittorio Vallarino Gancia, la cui liberazione aveva portato all morte di Mara Cagol delle BR, e di un carabiniere Giovanni D’Alfonso, arriva la svolta riguardo il terrorista scappato dopo la sparatoria. Analizzati da parte del Ris di Parma i reperti sequestrati al tempo del rapimento.

Rapimento Vittorio Vallarino Gancia, svolta nelle indagini: vicino il nome del terrorista riuscito a scappare

Sono stati interrogati a Milano diversi ex brigatisti che avrebbero fornito importanti informazioni riguardo il rapimento di Vittorio Vallarino Gancia. L’imprenditore era stato sequestrato dalle Brigate Rosse il 4 giugno del 1975, e durante la sua liberazione avvenuta il giorno dopo avevano persa la vita un carabiniere Giovanni D’Alfonso e la brigatista Mara Cagol.

Nel corso di quel conflitto a fuoco un secondo terrorista era però riuscito a mettersi in fuga, e per 47 anni di lui non ci sono state tracce. Adesso il Ris di Parma, grazie ai nuovi strumenti tecnologici impiegati nell’analizzare alcuni reperti sul luogo dello scontro, potrebbero finalmente dare un nome al brigatista riuscito a fuggire in quella mattina del 5 giugno 1975.

Nel corso delle indagini sono già state effettuate varie ipotesi sull’identità del fuggitivo. E’ stato il figlio del carabiniere morto durante l’operazione di salvataggio di Gancia a far riaprire il caso. Bruno D’Alfonso – anche lui come il padre carabiniere – ha infatti presentato un esposto tramite il suo avvocato, rivendicando il diritto di voler accedere alla verità e affermando di voler fare giustizia per onorare la figura del padre. “Un eroe che diede la sua vita per le istituzioni“, ha dichiarato il militare dopo la presentazione dell’esposto.

Sequestro Gancia: la prima operazione di rapimento delle BR per autofinanziamento

La riapertura delle indagini potrebbero fare emergere nuovi dettagli sul cruento episodio della liberazione di Vittorio Gancia. I brigatisti, la mattina del 5 giugno 1975 alle 11:30 furono infatti intercettati da una pattuglia dei carabinieri che decisero di fare irruzione nella cascina dove era tenuto in ostaggio l’imprenditore. I militari diedero vita con i terroristi a un terribile scontro a fuoco.

Sotto i colpi delle armi automatiche e delle bombe a mano, persero la vita il capo del nucleo brigatista Mara Cagol – moglie di Renato Curcio – e il carabiniere Giovanni D’Alfonso. Inoltre altri due carabinieri rimasero gravemente feriti; uno di loro perse un braccio e la vista da un occhio.

Mara Cagol
Mara Cagol – Nanopress.it

Sulle dinamiche della sparatoria sono rimasti sempre molti punti interrogativi, visto che un secondo brigatista era riuscito a darsi alla fuga. Quello di Gancia fu il primo rapimento con fini economici e non politici; le BR infatti come noto solevano effettuare sequestri di persone per autofinanziarsi. Il rapimento – passato dunque alla storia come il primo da parte delle Brigate Rosse con scopo di autofinanziamento – ha poi alimentato vista la crudeltà dello scontro maggiore violenza da parte del gruppo armato e risentimento, nonché una fase sanguinosa della lotta.

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