ALICE AGNELLI
Milanese di Milano, 35 anni, food blogger

ECCO ALICE, CHE FORSE AI FORNELLI È DIVENTATA UNA ZINGARA FELICE

ALICE AGNELLI

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

Alice Agnelli da cinque anni ha un blog di cucina molto seguito, A Gipsy in the Kitchen, che da un anno è riuscita a trasformare in un vero e proprio lavoro. Classe 1980, milanese di Milano – dagli studi si direbbe Milano bene – Alice l’appuntamento per questo chiacchierata l’ha fissato in un albergo del centro. È arrivata con venti minuti di ritardo, però in corsa ha scritto almeno un paio di mail per avvisare.

Agnelli di quegli Agnelli lì, o è solo omonimia?
«Nessun legame. Pensi, però, che mio padre si chiama Giovanni, detto Gianni…».
Di che cosa si occupa?
«Ha un’agenzia di pubblicità».
Scuole?
«Asilo dalle Marcelline, elementari e medie dalle Orsoline, liceo al San Carlo, e università allo Iulm. Insomma, roba da nocciolo duro di Milano».
Che cosa faceva prima di dedicarsi esclusivamente al blog?

«Sono sempre stata nel mondo della moda, fino a un anno fa ero l’addetta stampa in Italia di Stella McCartney. Dopo la laurea in Scienze della comunicazione ho lavorato prima con Tommy Hilfiger, poi con Luisa Beccaria, Chanel, Jill Sander…».
Perché ha mollato tutto?
«Perché dopo cinque anni con Stella McCartney avevo bisogno di nuovi stimoli, trovare un senso nuovo al mio lavoro, cambiare vita».
In pratica?
«Ero stufa di mettermi a fare la cagnetta della moda senza il senso della misura, l’isterica costretta a relazionarmi con persone dall’ego spropositato. Ecco, questo, le falsità e il fatto di dover essere una jena fin dalle prime ore del mattino, hanno cominciato a pesarmi un po’ troppo. E a un certo punto non ce l‘ho fatta più».
Il punto di rottura quando c’è stato?
«Un anno fa. Ero a New York per il Capodanno con il mio fidanzato Alessandro e il solo pensiero che il 7 gennaio sarei dovuta ripiombare nel delirio che precede le sfilate mi fece venire il panico. L’idea di passare quindici ore al giorno alla mercé di persone dai mille capricci, togliere tempo alle persone che amo e a un progetto – il blog – che mi stava già dando tanto, mi sembrò insopportabile. Il giorno della Befana, rientrata a Milano, cambiai tutto».
Come?
«Ero ancora in ferie quando mi chiamò il mio capo per dirmi che c’era un problema con Stella: aveva dimenticato una sciarpa a Milano, bisognava andare nello show room, prenderla, mettersi subito su un aereo per New York, consegnarla, e poi rientrare. Mi rifiutai. E il giorno dopo mandai all’azienda la lettera di dimissioni. Quando dopo qualche giorno raccontai tutto a mio padre, lui reagì buttando giù il telefono. Non ci siamo parlati per tre mesi».
Come ha iniziato con il blog?
«Per gioco, cinque anni fa. Ero fidanzata con un ragazzo comasco ed ero completamente negata a cucinare. Lui da bravo provincialotto voleva la donna che sapesse cucinare e io per amore…».
Amore?
«Sì, quando amo lo faccio a 360 gradi. Vedevo che sua madre e le fidanzate dei suoi amici se la cavavano benissimo, così mi misi in testa di diventare la casalinga perfetta. Mi è sempre piaciuto mangiare, così comprai un libro di Nigella Lawson e iniziai a fare le prime cose».
I primi risultati?
«Un disastro. Le amiche mi spingevano a non mollare e ad andare avanti, altre mi chiedevano di spedire biscotti e dolci per capire meglio… Il blog è nato proprio per raccontare quello che facevo in cucina – i tentativi e i successi – ma anche per mettere a fuoco gli altri pezzi della mia vita: la famiglia, l’amore, gli amici. Fino a quando l’uomo che pensavo fosse quello giusto, mi mollò davanti all’altare. Era maggio e dovevamo sposarci entro l’anno… Era il 2012».
Mai avuto problemi con il blog?
«Dopo un po’ in ufficio iniziarono a farmi notare che ero troppo esposta e questo non va bene per chi fa l’addetto stampa. Bisogna stare sempre un passo indietro. Io sul blog parlavo apertamente di quello che mi accadeva e di tutte le ricette che facevano da contorno. Oggi siamo a oltre 100 mila visualizzazioni mensili».
Il punto di forza del progetto qual è?
«La spontaneità. In giro c’è tanta roba fasulla, io sono me stessa senza filtri: con le mie fragilità, i refusi, i biscotti che a volte vengono e altre no. Questo mi rende molto vulnerabile all’esterno, ma mi sta bene così: non voglio cambiare. Per me scrivere è anche una pulizia dell’anima. Se facessi diversamente finirebbe anche lo scopo terapeutico di una passione che è diventata anche un lavoro».
Avrebbe fatto lo stesso altrove?
«Milano aiuta sempre, questo si sa. Il richiamo delle passioni, però, è così forte che avrei fatto lo stesso ovunque. Io sono gemelli ascendente acquario, credo nei sogni e so che si possono realizzare…».
Milano le è mai stata stretta?
«No, anche perché per fortuna ho sempre viaggiato. Mi sta stretta la burocrazia e tutto ciò che soffoca le menti e le energie positive. Chi ha una partita iva qui soffre troppo, è veramente intollerabile. Ci sono troppe tasse, ostacoli di ogni tipo, chiacchiere inconcludenti. Sembra una strategia per frenare i giovani e il cambiamento del Paese».
Quali sono i criteri con cui sceglie i prodotti di cui parlare nel blog?
«Io sono in questa avventura assieme al mio compagno. Lui scatta foto e fa video, io scrivo. Scegliamo tutto insieme. Ci teniamo molto a “influenzare” in maniera sana e costruttiva chi ci segue. Crediamo nel pensiero positivo e cerchiamo di dare spazio a realtà più vicine al nostro modo di vedere le cose, quindi a chi lavora in maniera rispettosa della natura e fa un biologico vero».
Come funziona il gioco? Se un produttore vuole comunicare viene da voi e…
«Noi gli prepariamo un piano di comunicazione integrata per raccontare il marchio. Prima di un qualsiasi accordo, avendo 100 mila persone che seguono il mio blog, e si fidano di me, devo essere sicura di quello che faccio. Quindi deve essere tutto necessariamente verificato».
E come le fa queste verifiche?
«Vado nell’azienda, mi informo, faccio ricerche in rete, parlo con l’amministratore delegato, con i loro fornitori, gli altri marchi con cui si relazionano…».
E secondo lei basta?
«Lo spero».
Quanto costa?
«Dipende».
Da che cosa?
«Faccio un esempio: ci sono progetti in cui crediamo molto a prescindere dai soldi. Se troviamo giovani imprenditori che non se lo possono permettere, e hanno bisogno di aiuto, facciamo il nostro lavoro senza guadagnare nulla…».
Devo crederci?
«Certo. Se invece l’azienda comincia ad avere numeri importanti e un certo budget, il prezzo dipende dal progetto fotografico, i video, i testi».
Mi dica qualche cifra.
«Un post fotografico costa 1500 euro, uno video – che ha costi di produzione più alti – 2500 euro. Se si compra un pacchetto di un anno, invece, i prezzi di ogni singolo post si dimezzano. La soluzione ideale, che consente di creare una vera strategia comunicativa, sarebbe questa».
Com’è il mondo delle food blogger?
«Sei amica di tutti fino a quando non diventi un competitor».
Lei a chi vorrebbe assomigliare? A chi si ispira?
«A mia nonna, che non c’è più. Per me, un esempio grandissimo. Mi piacciono molto Nigella Lawson e Martha Stewart, poi Gwyneth Paltrow con il suo Goop.com… In Italia, Chiara Maci e Anna Marconi, ma anche Antonella Clerici, personaggio materno e popolare di grandissima umanità. Per il resto, guardo molto all’estero e alle nostre follower. In Italia c’è tanta gente che copia, io cerco sempre di dare cose originali…».
Il futuro come se lo immagina?

«Anche in Tv. Abbiamo fatto una puntata zero di un nuovo formato e ci siamo appena trasferiti in una casa studio. Lì faremo social dinner a pagamento, streaming un paio di volte al mese e tante altre cose…».
Non c’è troppa gente in giro che si occupa di cucina?
«Ce n’è tanta, è vero, ma dipende cosa fa e come lo fa. C’è chi lavora seriamente e chi cavalca l’onda per avere i regalini dalle aziende…».
Se vuole impressionare qualcuno a tavola, che cosa prepara?
«La pasta fatta in casa, tipo ravioli o tagliatelle. O qualcosa di vegetariano, da due anni io e il mio compagno non mangiamo più né carne né pesce».
Quindi cucina e propone solo ricette vegetariane?
«Sì. È una scelta etica, la nostra, e sono contenta di averla fatta. Ma nel libro che è appena uscito, Ricette dal cuore, ce ne sono di tutti i tipi. Confesso un debole: le ostriche. Ogni tanto cedo…».
Che sciccheria…
«Tre giorni fa con la mia migliore amica abbiamo preso 24 ostriche a testa».
Un assaggino.
«Se si vuole fare uno sgarro, meglio farlo come si deve… Anche per le alici faccio follie, idem per il baccalà mantecato».
Dopo la pasta fatta in casa che cosa fa?
«Guacamole, ormai sono un’esperta. Un risotto al melograno, sono cintura nera… Sformato di zucca, soufflé ai formaggi e dolci».
Gipsy perché?
«E la mia natura. Amo viaggiare e incontrare persone. Di ogni luogo faccio una casa in cui è bello sorprendersi».
L’ultimo sorpresa?
«Il viaggio fatto in Australia. Terra bellissima».
Ci sono degli angoli in città a cui è più legata?
«Il parco di via Palestro e la minuscola panetteria di piazza Duse, che fa le lingue di gatto con la granella di zucchero più buone del mondo».
La paura più grande?
«Perdere chi amo, l’unico timore che ho è questo. Tutto il resto si aggiusta. Come il mio rapporto con la moda».
Cioè?
«Sono contenta che per me sia tornata a essere una passione e basta. Adesso se vedo un giornale e lo sfoglio, lo faccio con tranquillità e piacere. È un piacere, non un lavoro».