ELISABETTA ROSSINI ED ELENA URSO
Milanesi di Varese e Milano, 38 e 41 anni, pedagogiste

NOI DUE, I GENITORI CHE FANNO I BAMBINONI E IL BOOM DEI MAMMI

ELISABETTA ROSSINI ED ELENA URSO

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

Come se la cavano i milanesi a fare i genitori? Alla domanda, semplice semplice, rispondono in maniera chiara e inequivocabile Elisabetta Rossini (a sinistra) ed Elena Russo (a destra), due pedagogiste di 38 e 41 anni, la prima di Varese, la seconda di Milano. Si conoscono dal primo giorno di università e insieme, nel 2009, hanno aperto uno studio di Consulenza familiare dalle parti di piazza Lima. Parlano in maniera pacata, coinvolgente, rassicurante. Insomma, fanno in modo di farsi raccontare tutto. In questo caso i ruoli sono ribaltati: parlano loro e quello che dicono sul rapporto genitori e figli è molto interessante, anche se un po’ inquietante. Occhio perché non le mandano a dire.

Che cosa succede esattamente nel vostro studio?

Rossini – «Qui riceviamo soprattutto i genitori. I bambini, se è il caso, li vediamo in un secondo momento. Di solito 2 su 10, non di più. Cerchiamo di risolvere i problemi comportamentali dei piccoli intervenendo e modificando la comunicazione e la relazione fra i genitori prima e fra genitori e figli dopo».
L’età media dei bambini?
Urso – «La maggior parte di loro ha da 2 a 10 anni. Pochissimi sono adolescenti».
Di quali problemi parliamo?
U – «Diciamo che a un certo punto i bambini diventano ingestibili e intrattabili. Prendono il sopravvento sui genitori travolgendo il normale equilibrio familiare».
I genitori arrivano da voi denunciando che tipo di malessere?
R – «Quasi sempre arrivano da noi dopo aver realizzato che la qualità della vita in famiglia è molto deteriorata. Fare qualcosa tutti insieme è diventato estremamente complicato».
I padri e le madri milanesi come sono, più litigiosi?
R – «Né più né meno di quelli del resto d’Italia».
U – «Da noi il dato che emerge vistoso è che sono completamente incapaci di gestire il rapporto con i figli».
Più o meno se ne rendono conto?
R – «Ci sono quelli che vogliono farci vedere a ogni costo i bambini perché convinti che il problema non sia del sistema familiare che non funziona ma dei loro figli. Poi ci sono anche quelli consapevoli del fatto che devono rivedere qualcosa e quindi si prendono in qualche modo la responsabilità della situazione che si è venuta a creare».
L’età media dei genitori?
U – «Da 35 a 50 anni, e i più bambinoni non è detto che siano quelli più giovani…».
Alla fine sono loro a creare problemi ai bambini, giusto?
R – «Sì, certo. Tutto nasce dalle modalità con cui svolgono il loro compito. A volte per risolvere tutto basta cambiare poche cose, altre un po’ di più. Un bel po’. I bambini con disturbi reali ce ne sono, ma sono pochissimi rispetto a quello che si pensa e a quello che viene dichiarato. Ovviamente se riscontriamo qualcosa di patologico entra subito in campo il neuropsichiatra, che fa le sue valutazioni e poi si regola di conseguenza».
Quali sono gli errori più frequenti che riscontrate?
U – «I milanesi sono veramente molto in crisi nell’interpretazione del ruolo genitoriale. Non si impongono mai: fanno i bambini, gli amici, i complici… Spesso si mettono addirittura sullo stesso loro piano. Vengono qui e ci dicono di aver litigato con loro, cosa assurda: un genitore non può litigare con i figli. Così come i papà, succede di frequente, non possono pensare di fare il mammo perché convinti che il ruolo paterno sia secondario. Facessero quello che devono fare… Comunque di buono c’è, e questo è tipico di Milano, che dopo aver capito di avere un problema, cercano subito di risolverlo. Non perdono tempo».
Gli affari vanno benissimo, allora?
R – «Diciamo che sono in crescita, sì».
Come si svolgono i vostri incontri?
R – «Ci concentriamo sul presente, ma gioco forza facciamo un percorso che va a ritroso per evitare di ripetere gli stessi errori».
Di solito i genitori vengono in coppia o da soli?

U – «Fino a un paio di anni fa veniva solo la mamma, adesso sempre più spesso viene anche il padre».
Differenze?
R – «Sono molto diversi nel raccontare lo stesso problema, quindi è meglio se vengono insieme così analizziamo tutto più in fretta. C’è chi mente volontariamente, chi non capisce, chi racconta in maniera parziale. Indicazioni preziose arrivano anche dai battibecchi».
A monte spesso c’è un problema di coppia?
U – «Quelli che vengono insieme di solito sono abbastanza affiatati. Se fanno un percorso così vuol dire che hanno un progetto familiare solido. Noi lavoriamo anche con le coppie in crisi, e quelle sono sicuramente meno tranquille».
Quanto durano gli incontri?
U – «Un’ora e mezza. Di solito bastano quattro appuntamenti. Li fissiamo ogni 15 giorni per verificare l’impatto dei cambiamenti di atteggiamento che suggeriamo. Ci vuole tempo, attenzione e dedizione per queste cose».
R – «Noi chiediamo di essere costanti. Quasi sempre arrivano da noi dicendo di aver provato di tutto, ma senza esito. Per due giorni… Che non bastano. Un bambino che vede un adulto cambiare ogni due giorni direttive e direzione non capisce più niente».
Come vi dividete i compiti?
R – «Io sono quella buona».
U - «E io quella cattiva… Io incalzo, lei consola».
Voi siete madri?
U – «Io sì, ne ho due».
R – «Io non ancora».
I bambini stanno realmente male o sono i genitori ad avere questa percezione?
R – «Vivono male perché continuano ad avere risposte inadeguate alle loro esigenze, e così sono sempre più frustrati, ansiosi, aggressivi».
Mai avuto a che fare con famiglie arcobaleno?
U – «Non ancora».
I nonni creano mai dei problemi?
R – «Forse, a volte. Di sicuro, però, non abbiamo mai avuto a che fare con bambini rovinati dai nonni. Dai genitori, sì. Comunque c’è da dire che non bisogna vivere temendo…».
Che cosa?
U - «Di non piacere ai propri figli dicendo no».
R – «L’errore più frequente dei genitori è cercare di rimuovere tutte le emozioni negative – rabbia, tristezza, paura – per non impegnarsi a dare ai bambini gli strumenti per affrontarle. Questo non va bene. Ai bambini bisogna insegnare, con l’esempio, che serenità non vuol dire assenza di difficoltà, ma capacità di affrontarle».

P. S. Elisabetta Rossini ed Elena Urso in questi anni hanno scritto una serie di libri per bambini di grande successo. L’ultimo, uscito lo scorso novembre, si intitola I genitori devono essere affidabili. Non perfetti (Info: http://www.consulenzafamiliare.com/libri/). E già così dice tanto.