NICOLA CARRARO
Milanese di Milano, 73 anni, produttore

MORI, CAVANI, ZINGARETTI: ECCO IL TRIO PER LA FICTION SUI RIZZOLI

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

NICOLA CARRARO

Nicola Carraro, 73 anni, milanese di Milano, figlio di Pinuccia Rizzoli (secondogenita del mitico Angelo Rizzoli, il cumenda fondatore dell’impero editoriale) e Gian Gerolamo Carraro, ha avuto una vita decisamente animata. Amministratore delegato della Rizzoli Periodici fino al ’74, uscì dall’azienda poco prima del clamoroso crac per comprare, un anno dopo, la Sperling & Kupfer. Nel 1977 Carraro diventò azionista di maggioranza della Vides Spa – con cui realizzò decine di film di successo – che nel 1993 mise in vendita per trasferirsi a Turks and Caicos, isoletta sperduta nel bel mezzo dei Caraibi. Qui Nicola rimase per nove anni: il richiamo della nebbia evidentemente vinse su tutto… In Italia, a Roma, conobbe Mara Venier che poi sposò nel 2006 (il figlio Gian Gerolamo, invece, si è fidanzato con Simona Ventura). Quest’anno, assieme al cugino Alberto Rizzoli, Nicola Carraro ha scritto un libro sulla sua straordinaria famiglia, Rizzoli, pubblicato dalla Mondadori (ironia della sorte…), che dovrebbe diventare una fiction prodotta da Claudia Mori. Carraro ne parla in questa intervista, durante la quale racconta anche del nonno, la vecchia Milano bene, Salvini e Renzi, il fortunato Ratataplan di Maurizio Nichetti, una contestata minigonna della prima moglie, un’occhiataccia assassina del cumenda e un rubino regalato il giorno dopo una serata un po’ così…

Trascrizione videointervista a NICOLA CARRARO

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MILANO NON C’È PIÙ
La Milano che conoscevo io non c’è più, non ci sono le grandi famiglie Alemagna, Motta, Bonomi, Falck, Rizzoli, Mondadori… È tutta gente che non c’è più. Non c’è più la Milano industriale, c’è la Milano della moda, ma io quella non la amo particolarmente. Con tutto rispetto, per carità, se non ci fosse la moda Milano non so dove sarebbe andata a finire, però sai mi mancano i cinema. Io mi ricordo l’Excelsior, l’Astra, il Corso… adesso ci sono solo grandi magazzini. Al posto dello Smeraldo c’è Eataly, il Derby non esiste più…. Tutta la Milano di allora, la Milano degli anni ’50 e ’60. Lo so che è un discorso molto nostalgico, ma non ci posso fare niente…. Amo, amavo quella Milano lì, adesso è una bella città ma non ha più quelle caratteristiche culturali. Ci si divertiva probabilmente in un altro modo.

CRISI D’IDENTITÀ
Milano ne ha sentito enormemente di questa crisi, anche un po’ d’identità, perché Milano era la capitale morale ma dopo Tangentopoli non è stata più né la capitale né morale…

PIÙ TALENTO E VOGLIA DI FARE
In quegli anni probabilmente non c’era bisogno di corrompere per affermarsi, vincere. Chi è più bravo ce la faceva e chi era meno bravo rimaneva al passo. Era molto democratico il tutto.

IL CUMENDA E I DANEE
Io mi ricordo il cinema che prendeva in giro mio nonno Angelo Rizzoli e faceva la macchietta del cumenda milanese perché allora la milanesità era comunque riconosciuta, aveva un valore. Il cumenda milanese era uno che lavorava, faceva i danee.. Adesso il cumenda milanese non c’è più.

LE REGOLE DI UNA VOLTA
Era governata da una elite di grandi famiglie. Non era facilissimo entrare in circoli esclusivi di Milano come il Clubino, soprattutto se un veniva da fuori. Milano, Genova e Torino sono state sempre delle città abbastanza chiuse, oggi non è più così. Oggi a Milano chiunque si afferma nel giro di cinque minuti, o cade nel giro di cinque minuti.

LA CITTÀ DEGLI AFFARI
Se vuoi venire a fare business è una delle città più importanti in Italia perché la gente qua ha ancora voglia di lavorare e si dà bene o male un certo tipo di regole: sono puntuali, lavorano, ce la mettono tutta.

SALVINI COME RENZI
A me Salvini non spaventa. Trovo che sia ottimo comunicatore, come Renzi. Hanno in comune questo. Salvini sembra anche uno molto concreto. Non condivido alcune sue idee, non quelle sull’immigrazione, non condivido l’esasperazione di certe idee, però bisogna porre un freno all’immigrazione, soprattutto bisogna cercare di capire cosa possiamo e vogliamo fare. Non so se Salvini può risolvere questo problema così, certamente sarà un po’ più rigido.

SOLO MODA TROPPO POCO
Tutto è cambiato bisogna fare tanto di capello alla moda che è riuscita a impadronirsi di Milano ed è riuscita a farne il suo habitat. L’ha abbellita secondo i criteri della moda, ha fatto alberghi, ristoranti… C’è chi ha investito, ci ha creduto. Certo, che sia solo la città della moda mi fa un po’… Mi lascia perplesso, ecc, è un po’ poco. Mi sembra che Milano meriti qualcosa di più.

LA STRADA DEL CUORE
È molto ovvio che dica via Montenapoleone… Ti spiego: perché allora si faceva quella che allora si chiamava la vasca. Volevo dire che c’era un bar, il Bar Mario, un baretto, in cui si entrava e lì c’erano tutti i ragazzi “bene” della Milano “bene”. Si giocava un po’ ai dadi, si prendeva l’aperitivo, poi si cominciava a fare avanti e indietro lungo via Montenapoleone per cercare le ragazze, che allora in quegli anni non erano così disponibili. Quindi non mi ricordo via Montenapoleone del quadrilatero mi ricordo via Montenapoleone delle vasche… Dove c’era il famoso ortolano Moretti, lì un pomodoro costava come un diamante.

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LA NASCITA DI UN IMPERO
Novella è stato il giornale con cui mio nonno ha fatto l’impero perché quando comprò da Mondadori… È una storia curiosa: lui comprò da Mondadori alcuni settimanali tra i quali Novella: era un giornale che per anni aveva fatto la fortuna della Rizzoli, poi è un giornale che lentamente si trasformò: andava male, non era più redditizio. Una sera, però, muore Tenco a Sanremo. Mi chiama Biagi, con cui io lavoravo, e mi dice: “Guarda questa è la nostra grande occasione”. Avevo già studiato un modello diverso in bianco e nero, si sarebbe chiamato Novella 2000, più moderno, con un po’ di gossip, quindi un po’ l’attuale formula di Novella. “È il momento buono, facciamo la copertina, stampiamo”, perché in bianco e nero si accorciavano i tempi di stampa. C’era un piccolo problema: il nonno non c’era. Credo fosse a Los Angeles, non mi ricordo più se per la Dolce vita o 8 1/2. Lo zio era con il nonno ed entrambi non erano raggiungibili, c’erano nove ore di differenza e noi dovevamo decidere entro tre minuti. Biagi mi disse: ”L’unico che può farlo sei tu”. Io avevo 23 anni e ho pensato: ”Ammazza! Mi tocca cambiare la testata storica del nonno, quello quando torna mi fa un mazzo così”, però l’istinto mi ha fatto pensare: secondo me è una buona idea,“stampiamo”. Quando sono tornati mio nonno e mio zio hanno fatto i complimenti a Biagi e a Terzi, che era il direttore di Novella 2000, e a me non hanno detto neanche grazie. Ma questo era un classico dei tempi di allora, ecco perché era duro lavorare a quei tempi.

IL CRACK RIZZOLI
Quello che è capitato quando scrivevamo il libro con mio cugino Alberto era questo: dicevamo ”Ma com’è stato possibile?” nel giro di pochi anni distruggere completamente… Io sono uscito nel ’75, quindi non faccio parte della distruzione dell’impero.. Me ne sono andato, mi sono salvato ma non so se questo sia un merito o una colpa. In ogni caso la battaglia fino in fondo non abbiamo potuto combatterla. Com’è stato possibile che crollasse tutto?

VERITÀ DIFFICILE…
Ancora oggi la verità è un po’ difficile da ricostruire.

COINCIDENZE SFAVOREVOLI
Ci sono state certamente anche strane coincidenze, l’acquisto del Corriere che sulla carta era un’operazione perfetta, perché vedi oggi i settimanali che fatica che fanno. Oggi la Rizzoli è trainata dal Corriere e dalla Gazzetta non dai settimanali…. Però fu pagato troppo, con una conflittualità interna che in Rizzoli non avevamo, in un momento di congiuntura in cui la crisi era similare a quella odierna e quindi la pubblicità non c’era… Noi essendo editori indipendenti eravamo abituati a confrontarci con la politica, invece quando Fanfani – lo racconta bene anche mio cugino Alberto nel libro – chiese la testa di Ottone, il direttore del Corriere che aveva combattuto il divorzio, l’aborto, a favore dell’aborto, contro Fanfani e contro la DC, con Pasolini in prima pagina sul Corriere della Sera, mio zio rispose “No” perché era un editore che voleva vendere copie e Ottone era un ottimo direttore. Il giorno dopo tutte le banche cominciarono a chiudere fidi….

E POI ARRIVÒ LA P2
E poi dopo intervenne la P2 di cui non ti so dire cosa diavolo hanno combinato e certamente dopo è finito tutto in vacca.

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IL SUCCESSO DA PRODUTTORE
Ma ritorniamo a Milano…

L’INCONTRO CON MAURIZIO NICHETTI
Lo incontro a Ischia a un Festival. Piccolino, con i baffetti e gli occhialini. Si era verificata una serata strana, c’era un temporale, era prevista una festa con l’orchestra dentro l’hotel Regina Isabella. Tutta la storia è strana, con segnali particolari, l’orchestra suona un rock e Nichetti si alza e invita la moglie del regista Lizzani, che era alta due metri, e comincia a ballare questo rock a valzer con ‘sti baffetti, gli occhialini, i capelli lunghi… Chiedo a un mio collaboratore, Pietro Notarianni, “Ma chi è quello lì?”. “È uno che fa pubblicità, si chiama Maurizio Nichetti, è di Milano”. E dico: ” Digli di venirmi a trovare a Roma in ufficio domani” perché mi aveva colpito. Allora ci mettiamo lì, chiacchieriamo, lui aveva mille idee, veniva dalla pubblicità e non aveva mai fatto un film. Non ce n’era una che mi piaceva e quando stavamo per lasciarci gli ho detto ”Non hai qualcosa da farmi vedere?”. E lui: “Ma sì, ho girato in 8 mm una roba su un gruppo di giocolieri che vanno nelle campagne milanesi a rubare polli”. “Fammelo vedere”, e viene fuori questa storia meravigliosa. Dieci minuti, un quarto d’ora…

RATAPLAN, UN FILM MUTO
Ma c’è un piccolo problema: il film è muto.. Allora Sordi dominava, il cinema era dialettale, e allora dico: “Vabbè ma se facciamo un film così, muto, quanto costa?”. Lui dice che in 8 mm si fa un film povero, quindi massimo 100 milioni“. Allora un film qualsiasi costava 6/700 milioni. Quindi si sarebbe trattato di un film povero, però, bisognava trovare un distributore. Vado da mio amico Cristaldi e gli faccio vedere la cosa, anche a lui piace molto… c’era uno spirito fresco era una cosa così… Ci convinciamo, e soprattutto decidiamo che vogliamo farlo. Vado dal mio cugino Angelo Rizzoli e gli dico “Senti”…io avevo appena fatto per lui un grande successo che era “Amori miei” con Monica Vitti, Dorelli, Enrico Maria Salerno che aveva vinto il Biglietto d’oro, maggior incasso della stagione, quindi avevo un credito da riscuotere, a parte che abbiamo lavorato insieme tutta la vita… Lui mi chiede subito “Hai nuovi progetti?”. Si c’è un progetto che si chiama Rataplan, e questo comincia a guardarmi come se fossi un deficiente. Fammi leggere la sceneggiatura”, “Non posso perché è un film muto”.

“SEI SCEMO?”
“Come un film muto? Cazzo, ma sei diventato scemo?”, mi ha detto “No, non sono diventato scemo” ,“ma dai, un film muto non esiste”… Non trovo un distributore sulla carta e allora contravvenendo a una regola che c’eravamo dati io e Cristaldi, quella di non fare un film se non avevamo trovato prima la distribuzione, perché se non sei nelle mani della distribuzione dopo non ti offrono più niente. Il film costa 100 milioni abbiamo messo 50 e 50 E siamo partiti… abbiamo fatto il film che era venuto delizioso… però lo faccio vedere e niente…

LA SVOLTA COL GRANDE FRIZZI
A un certo punto vado da Frizzi, papà del conduttore televisivo che era a capo della (?)..un uomo di grande talento di grande intuizione, gli faccio vedere il film che parte al contrario gli faccio vedere prima il secondo tempo poi primo…. lui si era appena operato alla prostata e continuava andare in bagno.. Un disastro.. Alla fine della proiezione dico “vabbè mi dirà niente” …” guarda Nicola io ti dico una cosa non ti do una lira.. Però ti garantisco una cosa” me lo ricordo ancora lui era un bell’uomo simpatico, Emiliano il grande Frizzi” questo film spaccherà tutto”… film su Milano tra le altre cose… morale della favola anche li per una serie di circostanze fortunate andiamo a Venezia E la mia compagna di allora Cristina conosceva bene Sordi perché aveva fatto una particina in un film.

EFFETTO SORDI
Incontriamo Sordi, di cui io facevo l’insegnante di sci d’acqua, da quand’ero bambino, e dice: “Vieni alla proiezione di questo film questo pomeriggio se non hai niente da fare”. Escono i titoli di testa, applausi… Un delirio. Il film ha un successo clamoroso, in sala tutti ragazzi impazziti. Allora lì non c’erano i mezzi di oggi non c’era niente c’era il telegiornale. Intervistano Sordi quella sera lì, Sordi ce l’aveva probabilmente con Moretti che non gli piaceva, non gli era simpatico… E va al telegiornale 20.30, prime time, Massimo punto d’ascolto Rai da Venezia: ”Oggi è nato un nuovo regista, un nuovo Fellini”, e lì probabilmente si è leggermente allargat. Il giorno dopo il film esce e spacca tutto.

FILM VENDUTO IN TUTTO IL MONDO
Essendo un film muto, e qui è la cosa strana, mentre allora si vendeva un film all’estero per 70 milioni del vecchio conio come dice Bonolis… Ecco, noi l’abbiamo venduto per 2 miliardi, perché era muto e lo abbiamo venduto anche in Thailandia.

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LA SVOLTA A 50 ANNI
Le persone con cui lavoravo, io allora lavoravo sia nel cinema che nell’editoria, avendo già lasciato la Rizzoli, da qualche anno lavoravo nella Sperling & Kupfer e con Franco Cristaldi nel cinema… Sono morti sia Cristaldi che Barbieri, il mio socio della Sperling. Sono morti nel giro di 7/8 mesi, io allora avevo 51 anni…

LA SCOMMESSA DELLA VITA
Sono rimasto molto perplesso perché mi sono detto: “Vabbè, ma che cosa stiamo facendo lavoriamo come matti, ci arrabbiamo, a uno è venuto un ictus all’altro l’infarto”…. E ho detto vabbè facciamo una scommessa.

L’ISOLA CHE (NON) C’E’
Volevo fare una scelta estrema, avevo voglia di finire in un’isola dei Caraibi sperduta, non conosciuta, non di quelle alla moda non è che sono finito San Barthes, ono finito a Providenciales a Turks e Caicos Island, dove neanche sul mappamondo l’avevo trovata… E li ho trovato questa dimensione meravigliosa. C’era una strada sola, quindi potevi avere una Ferrari, una 500 che non cambiava perché quello era anzi molti non avevano neanche la macchina. Tutti vivevano con i pantaloni corti e un paio di scarpe da tennis o a piedi nudi. Non c’era la competizione e quindi non c’era l’invidia. Io avevo trovato una specie di paradiso terrestre. Mare pazzesco, gente simpatica, gente che veniva dalla Scozia, dal Canada, dagli Stati Uniti, dalla Thailandia… Un miscuglio di razze. Tutti bevevano molto e questo era un segnale che doveva allertarmi un pochino, finivano tutti sul pavimento, ma pensavo alla cultura del pub perché c’erano molte radici scozzesi, irlandesi, inglesi… Poi lentamente è cambiata: sono arrivati i soldi, la competizione, è cominciata anche la storia bianchi/neri non simpaticissima…

VOGLIA DI NEBBIA
E poi ho scoperto che il sole tutto l’anno a picco sulla testa… Insomma, mi era venuta una voglia di nebbia, di cambio di stagione, delle foglie rosse. Quindi dopo 8-9 anni ho detto vabbè sto cercando l’isola che non c’è…

ANGELO RIZZOLI, UOMO DELL’800
Mio nonno era un uomo dell’Ottocento: ha visto via Manzoni che non era ancora asfaltata, con le carrozze della gente che andava alla Scala e c’era tutta la fila di carrozze per via Manzoni. Scendevano, c’erano I cavalli che sul selciato con gli zoccoli lanciavano scintille… Lui si intrufolava là con la gente a vedere questi che andavano alla Scala, la gente li applaudiva. Adesso li fischiano, gli lanciano le uova marce…

UN UOMO SEVERO
Mio nonno era un personaggio strano: amava molto le donne però era molto severo con gli abbigliamenti. Bisognava essere vestiti tutti in un certo modo. Mia moglie, bellissima donna con bellissime gambe, aveva solo 23 anni e vestiva alla moda. Un giorno compra questa gonnellina e come tutte le domeniche sere andiamo a cena dal nonno. Io non seguo bene che cosa succede…

L’OCCHIATACCIA PER LA MINIGONNA
Però vedo che il nonno le dà un’occhiataccia. Lei viene da me e mi dice: ”Senti, ho dimenticato le medicine a casa: mi dai le chiavi della macchina?.” Le consegno le chiavi della macchina e quando torna la vedo cambiata con un perfetto pigiama palazzo. Poi c’era tanta gente non è che sono andato a chiarire.

UN RUBINO PER AVER CAPITO
La mattina dopo bussa alla porta Domenico, l’autista del nonno, con un pacchettino e un bigliettino, che ho ancora via, con dentro un rubino. Mia moglie legge: ”Grazie per avermi capito”. E io: ”Scusa ma…?”. ”Mi ha dato una tale occhiataccia, quando sono entrata, da aver capito che la minigonna in via Gesù al 12 non la metterò mai più nella mia vita”.

FICTION SUI RIZZOLI
Lo stiamo trattando con Claudia Mori, la moglie di Celentano. Il progetto è importante: fare una fiction da questo libro simpatico che abbiamo fatto che racconta un po’ la storia, la vera storia, di una delle più grandi famiglie di editori italiani. Spero che si faccia questa fiction perché anche lì si può raccontare veramente un mondo che non esiste più.

REGISTA? LILIANA CAVANI
Ci vuole un regista che abbia odorato quell’epoca, che sappia di cosa stiamo parlando… A me piace Liliana Cavani che ha fatto delle cose molto importanti.

LUCA ZINGARETTI PROTAGONISTA
Come protagonista mi piacerebbe Zingaretti perché assomiglia un po’ a mio nonno da giovane E quindi sarebbe perfetta da questo punto di vista… poi è un bravissimo attore.