OZMO (Gionata Gesi)
Milanese di Pontedera, 40 anni, street artist

SI PUÒ FARE, SÌ AI GRAFFITI SUI PALAZZI COSTRUITI DAGLI ANNI '50 IN POI

di ANDREA SCARPA - Foto di ANDREA COLZANI

gionata gesi OZMO

Ozmo, nome d’arte di Gionata Gesi, da anni è considerato uno dei maggiori artisti italiani di Street Art. Nato a Pontedera (Pisa) nel 1975, studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dopo un esordio nel mondo del fumetto, Ozmo si concentra sulla pittura e sul writing. Nel 2001 si trasferisce stabilmente a Milano, dove oltre all’attività in galleria, lavora negli spazi pubblici e insieme ad alcuni amici getta le basi per quella che sarebbe diventata la Street Art italiana, di cui è uno degli indiscussi pionieri. Messaggi sempre chiari, i suoi: polemici, da studiare, ricchi di caos ordinato, prediligendo soggetti umani ma anche animali, a metà tra apocalittico ed eretico. A Milano firma interventi monumentali in centri sociali come il Leoncavallo, dove realizza una delle sue opere murali più famose. Sarà proprio il lavoro sul muro del Leoncavallo, nel 2007, a essere definito “la Cappella Sistina della contemporaneità” (la definizione è di Vittorio Sgarbi, che Ozmo non ama…) per poi essere fotografato e scelto – a sua insaputa – come copertina del libro I graffiti del Leoncavallo. Dopo aver lavorato negli Usa e in Messico, esposto a Milano e Londra, e aver partecipato a un’asta da Christie’s nel milanese Palazzo Clerici, Ozmo nel 2008 è stato chiamato dal marchio Absolut come primo artista per i progetti Absolut Wallpaper e Absolut Wall, due imponenti wall painting realizzati alle Colonne di San Lorenzo, a Milano, e all’Ex Mattatoio, a Roma. Tra gli altri progetti di Ozmo anche un’opera pubblica di oltre 300 mq nel centro storico di Danzica in Polonia, la partecipazione alla Moscow Young Biennial come uno degli artisti scelti per rappresentare l’Italia in Russia, un wall painting di oltre 40 metri a Foligno e un altro intervento, Big Fish Eats Small Fish, (2011), realizzato a Londra. L’artista ha firmato l’installazione Still Death, un’opera su pvc trasparente realizzata alla Fabbrica del Vapore di Milano in occasione del lancio italiano del dvd di Banksy Exit thru the gift shop. Nel 2012 Ozmo espone nel foyer del Museo del 900 in piazza Duomo, a Milano, Il Pre-Giudizio Universale, una rassegna dei suoi più importanti lavori. Sempre nel 2012 realizza sulla terrazza del Museo di Arte Contemporanea MACRO di Roma Voi valete più di molti passeri!, che oggi è parte integrante della collezione permanente ed è visibile dalla strada adiacente al museo. Al momento Ozmo – il nome l’ha scelto per questioni grafiche ed estetiche – sta lavorando ad alcuni progetti di arte figurativa che ruotano intorno al tema del sacro. In questa intervista parla di Corso di Porta Ticinese e writing, graffiti e street arte, illegalità e arte, spazi pubblici che non ci sono e legalizzazione, ragazzi disagiati e ragazzi-bene, piazze e centri commerciali…

Trascrizione videointervista a OZMO

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GRAFFITI A MILANO
Sono venuto nel ’98 la prima volta perché avevamo realizzato una fanzine, I graffiti, e siamo venuti a presentarla qui nel quartiere Isola.

PRIMO IMPATTO
Fu fantastico perché per me venire a Milano era un po’ come venire a New York.

LA STREET ART È NATA QUI
Fino a metà del 2000 e nel 2005, 2006, 2007 ancora si creava cultura a Milano. La street art di fatto è nata qui.

TUTTO FINITO
La cosa tremenda è che adesso non è rimasto niente. Complice la crisi è venuto meno quel passaggio da situazione alternativa a situazione riconosciuta, che poi sulla carta c’è e c’è stato altrove.

LA PAPERA NON GALLEGGIA
Se mancano soldi la papera non galleggia…

MEGLIO A LONDRA
Vedo realtà tipo Londra, dove anche quegli artisti che dieci anni fa avevano iniziato dopo quelli della la scena milanese adesso sono riconosciuti ovunque. Riescono a far bene, a vivere bene.

GRAFFITI
I graffiti rappresentano un fenomeno che arriva dagli Stati Uniti e si fa con le bombolette spray. I graffiti fanno parte di questo mondo (della street art).

WRITING
Writing significa scrittura, scrivere Si scrive innanzitutto la propria tag, il nome scritto in maniera molto sintetica con una bomboletta.

STREET ART
Negli anni ’90 erano cinque in tutta Italia che dipingevano e facevano cose figurative. A me, che lo facevo, i miei amici dicevano: “Basta con ‘ste facce, basta questi omini, fai le lettere. È quello che conta, adesso”. Alla fine degli anni ’90, inizio 2000, si è creato quel fenomeno che è stata chiamata street art. I primi graffiti li guardavano solamente i graffitari oppure le persone per lamentarsi e dire che quello lì era vandalismo. Tante cose succedevano a corso di Porta Ticinese, che adesso è una buffonata, la cosidetta “via dell’ironia”.

LA SVOLTA DI PORTA TICINESE
Io e una serie di compagni d’avventura abbiamo fatto interventi proprio all’angolo dell’ex Bar Rattazzo, dando una svolta creativa a quella che adesso è una via caratterizzata da questi disegnetti, da ‘ste scritte per me un po’ trash… Al tempo lì c’era Armani, c’erano le boutique, c’era Guru… Quella zona l’abbiamo gentrificata noi.

POSTER ART
A livello illegale abbiamo creato una specie di Hall of Fame di poster art, una roba che non si era mai vista prima. Creando uno shock estetico-culturale e di fatto un cambiamento… Ormai tutti o quasi si sono abituati alla street art.

RIVOLUZIONE ESTETICA
Sette-otto anni fa quello che noi facevamo era veramente una rivoluzione. Era rivoluzionaria l’estetica che si offriva allo spettatore.

GRAFFITI E ILLEGALITÀ
Voglio spezzare una lancia a favore dei graffiti, però. Per me l’aspetto anche illegale, l’aspetto “vandalistico” del fenomeno, è importante e a me ha dato tanto. Adesso si dovrebbe pensare a interventi di legalizzazione dopo che aver fatto opere di 4/5 piani, dopo che sono state fatte in ogni città, all’estero, festival di muralismo internazionale e ci sono tantissimi artisti, anche giovanissimi, di 25 e 26 anni… Ogni tanto faccio ancora anche delle tag, non ripudio quello che facevo. Prendilo con le pinze, quello che ti dico, non vado a fare il tag tour come si faceva a vent’anni, e cioè prendere cinque bombolette e andare a riempire un quartiere di tag e throw up… Quello penso di averlo fatto solo a Pisa. Quando sono arrivato a Milano già lavoravo con le gallerie d’arte.

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LIBERALIZZARE IL VANDALISMO
Liberalizzare il vandalismo su tutto quello che è stato costruito dopo gli anni ’50. Io sono per la riduzione del danno. Come per le sostanze, il fenomeno non si risolve con la repressione, è impossibile, non risolvi nemmeno facendo pagare la bomboletta 15 euro. Non si risolve con “Milano muri puliti”, l’associazione antigraffiti… Il fenomeno ha delle componenti che sono anche sociali.

ARTISTI E DISAGIO GIOVANILE
Quando viene letto in termini solo di disagio giovanile è una mezza realtà, non si capisce tutta la portata del problema. Quando viene letto solo come “Ah! Questi qui vogliono fare gli artisti” allo stesso tempo si ignora tutta una parte importante del fenomeno.

RAGAZZI DELLA MILANO BENE
Molti ragazzini che fanno questo genere di cose sono di buona famiglia, spesso e volentieri hanno il papa avvocato e la mamma manager… È troppo facile dire “questi sono ragazzini delle periferie”. Io attraverso l’associazione giovanile Amico Charlie ho fatto l’educatore.

EDUCAZIONE FUORILEGGE
Insegnando per assurdo a fare graffiti, quindi insegnando qualcosa che ha uno sviluppo sicuramente illegale.

L’ARTE CHE AIUTA
Molti di questi ragazzini al posto di farsi le canne dalla mattina alla sera o di spacciare il fumo agli amici, andare a fare piccoli furti o anche cose più gravi, si cerca di spingerli a fare qualcosa di creativo, a creare una concezione anche di se stessi superiore rispetto allo spappolarsi di canne, “smazzare” droga o non fare un cazzo al parchetto tutto il giorno…

GRAZIE MILANO
Devo tutto a Milano. Sono arrivato quì e avevo già tutte le mie carte in regola, già dipingevo a olio già e realizzavo elementi di proto Street Art, ma sicuramente qui ho trovato una serie di persone e compagni di avventure fondamentali, in un contesto fertile ricettivo…

ATTENZIONE E TEMPI LUNGHI
La città mi ha riconosciuto un sacco di attenzione, sicuramente le tempistiche sono stato un po’ lente, magari a New York poteva succedere in 3-4 anni mentre a Milano ce ne sono voluti 14…

SEMPRE QUI, NONOSTANTE LO TSUNAMI
Ancora oggi tanti giovani artisti vengono qui a Milano per avere suggestioni e ispirazioni. Ancora oggi tanti giovani designer o chi vuole lavorare nella moda, nella pubblicità, nella comunicazione, nonostante lo tsunami della crisi – non c’è budget, dicono tutti – ancora rimane un posto dove tutti vengono a fare gavetta e trovano stimoli. Milano è ancora quella roba lì.

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DARSENA FIGHETTA E BASTA
La critica che posso muovere adesso a una Darsena tutta fighetta e bellina è che se l’avessero fatta in Olanda, o in Belgio, o in qualsiasi realtà a Parigi, non sarebbe stata solamente una cosa fighettina e basta, ma avrebbero creato anche realtà per poterla vivere, no? Quindi non solo qualcosa di bello alla vista, come il grattacielo che c’è in piazza Gae Aulenti, tutto fighetto con il centro commerciale e basta. Secondo me il centro commerciale non può essere l’alternativa alla vita sociale del futuro.

CENTRO COMMERCIALE? NO, GRAZIE
Quando vedo negli Stati Uniti che si danno appuntamento al centro commerciale temo che succeda lo stesso anche da noi. La piazza secondo me dovrebbe rimanere la piazza non lo spazio di vendita delle merci.

UN FALSO PROBLEMA
A Milano fino a poco tempo fa in primavera e in estate c’era il grande problema delle Colonne di San Lorenzo. Questo era vissuto come un problema non come una ricchezza. Un luogo spazio dove i giovani vanno e suonano, si incontrano, si sbronzano e si conoscono deve essere una ricchezza non deve essere un problema… Qui a Milano c’era chi diceva che bisognava mettere le palizzate, le sbarre, chiudere tutto con barriere architettoniche… Che città è quella che mi dà come opportunità l’incontro con una barriera architettonica… Deve essere pensata (quell’area della città) in modo tale che magari non si fa bordello fino alle sette del mattino, non si suonano i bonghi tutta la notte… Però deve essere creato un contesto dov’è possibile creare quest’incontro. L’alternativa non può essere il locale fighetto dove spendo dieci euro per il cocktail annacquato, in bagno la gente si fa di cocaina e ci sono gli armadietti di marmo perché tutti pippano… Ecco, questa è la roba che sta sostituendo la vita nelle piazze.

SPAZIO AGLI UMANI
Ben venga il progresso, ben venga la pulizia della Darsena, ma deve esserci un posto di incontro per gli esseri umani, non può bastare la colata di cemento con i mattoncini belli puliti.

L’ARTISTA E I CONTENUTI
Oltre ad avere un percorso artistico ho un percorso umano, intellettuale, e cerco di mettere tutto insieme. Credo che si veda in quello che faccio sui muri, nelle opere che realizzo si riesce sempre a percepire, non dico una critica o un impegno politico, ma dei contenuti.

UN PUGNO NELLO STOMACO
Io spero che l’arte sia qualcosa di più di semplice recupero, una mano di vernice su una parete che prima era sporca o piena di scritte. In primis perché spesso e volentieri le scritte per me sono un’espressione artistica o perlomeno un’urgenza non necessariamente artistica… Io voglio dare una dignità al gesto artistico. L’arte è superiore all’arredo, è superiore all’idea che “Beh! È qualcosa che non dà fastidio, è carino”. Per me il carino… Mi viene in mente Kafka, quando diceva che l’opera d’arte deve essere un pugno nello stomaco. Ora magari non proprio un pugno nello stomaco, ma uno schiaffetto ci deve essere secondo me.

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Il muro del Leoncavallo, il muro principale, sono dieci anni che con la mia crew di graffitari impegnati nel sociale, i volkwriters, andiamo e dipingiamo.

IL QUARTIERE PREFERITO
Isola per quel motivo che dicevo, è stato il primo quartiere a Milano in cui ho vissuto: via Garigliano, Pergola, la Stecca…

LA MIA CITTÀ
Milano sud, corso di Porta Ticinese…Quando vado laggiù adesso vedo queste cagate qui, i disegnetti per la Via dell’Ironia e a me sembra un po’ una cagata… Da un lato sono contento di aver dato stimoli e aver creato, però in passato c’era qualcuno di autorevole che diceva “l’importante non è se fai scuola, ma che scuola fai”.

IL BILANCIO
Le scelte artistiche hanno sempre vinto sopra ogni possibilità, quindi non ho mai fatto i soldi… Per me è necessariamente una scelta sociale perché ho sempre cercato in quello che faccio di mantenere una certa libertà e di mantenere la possibilità di farlo come volevo io…

SFRUTTARE IL MERCATO?
Senza mai sfruttare il mercato. ”Bello questo quadro, Ozmo. Fanne 15 che li vendiamo tutti”. Ecco a me questo non mi è mai interessato.

LO STUDIO IN BRERA, LA CASA IN PERIFERIA
Lo studio ce l’ho in Brera, però, vivo in via Padova, una delle poche realtà multiculturali di Milano… Non vedi milanesi in via Padova, arriveranno tra qualche anno perché vorranno fare investimento per comprare il loft per il figlio.

IL LAVORO GRATIS
Ancora Milano offre lavoro, magari gratis, magari non retribuito, vedi Expo… e la politica fatta di inviti così: “Vieni a fare il volontario, vieni a lavorare gratis. È una grande opportunità, ti diamo un panino”.

CATTIVI MAESTRI
Per me in Italia si creano dei maestri di pensiero sbagliati in partenza. Non si può chiedere a Vasco Rossi o Adriano Celentano consigli su come va il mondo… Perché secondo me è già tanto se si sanno legare le scarpe e scendere dal letto senza assistente…

IL FUTURO
Ho ricominciato a dipingere a olio come si può vedere qui alle mie spalle, anche attraverso questi ritratti di Gesù Cristo…

DALLA STREET ART ALL’ARTE SACRA
L’arte sacra è la chiave ideale per attuare questa riflessione sulla forza e sulla potenza delle immagini, che si crea proprio attraverso l’uso… Cosa c’è di meglio dell’immagine sacra in un contesto popolare Italiano?